Hunters

Il rovescismo storico – per cui tutta una serie di attentati, a partire da quello di Robert Kennedy, sarebbe stato organizzato da una fantomatica rete di nazisti, quasi tutti tedeschi o di origine tedesca – rimane il modo migliore per occultare le colpe specifiche dell’imperialismo americano.


Hunters

Hunters serie tv 1x10, scritta e ideata da David Weil, Usa 2020, distribuita da Amazon, voto: 6; la serie è sicuramente godibile e tocca una questione significativa: il dato di fatto storico che alcuni ebrei siano stati costretti a farsi giustizia da soli per punire dei criminali di guerra nazisti, sino ad allora assolutamente impuniti. Significativa anche la denuncia di come diversi intellettuali nazisti abbiano potuto operare tranquillamente, anche in posizioni di grande responsabilità negli apparati degli Stati Uniti. Altrettanto degna di nota è la denuncia di come gli organi repressivi degli Stati Uniti siano stati scarsamente interessati a ricercarli. Anzi, come osserva un nazista infiltrato ai vertici dello Stato, gli statunitensi sono talmente impegnati a combattere gli afroamericani, che non si occupano minimamente del riorganizzarsi delle forze naziste. Peccato che non emerga il motivo per cui ciò sia potuto avvenire, ovvero, in primo luogo, per l’intervento del Vaticano e in secondo luogo a causa della guerra fredda, che ha portato gli antisovietici ad arruolare nazifascisti in funzione anticomunista. Inoltre, nella serie si dà a intendere che i nazisti agissero organizzati, come uno Stato nello Stato, mentre in realtà si erano perfettamente integrati nei paesi imperialisti e nei loro alleati, per portare avanti la loro politica reazionaria e anticomunista. Infine, nella serie ci sono aspetti piuttosto ambigui, in primo luogo la concezione per cui gli ebrei, essendo da sempre stati perseguitati, sarebbero costretti a portare avanti una guerra preventiva, con tutti i mezzi necessari, contro i loro nemici.

Il secondo episodio, come spesso accade, mette in evidenza i principali difetti della serie. Innanzitutto emerge il suo essere, in realtà, l’ennesima merce dell’industria culturale, ideata al solito su dei supereroi in lotta contro mostri disumani che incarnano il male radicale. D’altra parte, nel caso specifico, sembrano combattere per una questione sostanziale, ovvero punire i criminali nazisti impuniti e sventare i loro piani. In entrambi i casi però si occulta la causa della loro impunità che così serve solo per giustificare il solito copione fascistoide per cui – dal momento che gli apparati repressivi non lo sarebbero adeguatamente con coloro che incarnano il male assoluto – i cittadini dovrebbero imparare a farsi giustizia da sé. Peraltro, dovrebbero farlo utilizzando gli stessi metodi razzisti e le stesse torture che imputano ai loro nemici. Abbiamo così un ulteriore sdoganamento della tortura e del principio, barbaro, per cui in una guerra non si fanno prigionieri. Peraltro, a capo dei cacciatori viene posto un magnate miliardario, senza che emerga come per fare così tanti soldi in poco tempo si deve sfruttare il lavoro altrui. Infine, abbiamo una completa apologia della religione ebraica anche nei suoi aspetti più arcaici e retrivi. Per cui svolgerebbe una funzione essenziale una sensale, che organizza matrimoni fra ebrei, in quanto in tal modo si metterebbero al mondo tanti bambini per ripopolare il popolo di dio sterminato dai nazisti.

Il terzo episodio è senza infamia e senza lode. Vengono, per il momento, messi da parte i metodi fascistoidi degli antinazisti. Emergono le contraddizioni interne all’Fbi, che emargina una valida agente solo perché afroamericana e donna. Le discriminazione che subisce la portano a nascondere la propria omosessualità. Appare, inoltre, come i nazisti abbiano complicità significative dentro l’Fbi che, per tale motivo, non appare un pericolo per loro. D’altra parte il rovescismo storico – per cui tutta una serie di attentati, a partire da quello di Robert Kennedy, sarebbe stato organizzato da una fantomatica rete di nazisti, quasi tutti tedeschi o di origine tedesca – rimane il modo migliore per occultare le colpe specifiche dell’imperialismo americano. Al solito, si sviluppa la linea rovescista dominante per cui l’imperialismo non avrebbe nulla a che vedere con il nazifascismo, anzi avrebbe dato un contributo essenziale alla sconfitta di quest’ultimo.

Il quarto episodio ha un buon ritmo, è certamente piacevole, anche perché meno lungo dei primi due, ma non bello. Interessante è certamente la denuncia del banchiere svizzero che nasconde le ricchezze derubate dai nazisti agli ebrei e, più in generale, valida è la denuncia delle ricchezze prodotte, comunque, in modo sporco. Restano dei rilevanti problemi di fondo, in primo luogo il dare a intendere che il pericolo per l’umanità sia costituito dai residui del nazismo degli anni Trenta e non dall’attuale imperialismo, in primo luogo anglosassone, europeo e giapponese e dai loro reazionari alleati. In secondo luogo vi è una mistificazione negazionista per cui pare che i nazisti siano da punire essenzialmente perché hanno perseguitato gli ebrei, tacendo tutte le altre nefandezze e genocidi di cui sono macchiati. Allo stesso tempo si dà l’idea che i campi di concentramento fossero riservati ai soli ebrei, senza minimamente menzionare tutti gli altri detenuti. Così si finisce con il presentare il conflitto con il nazismo come un regolamento dei conti fra ebrei e nazisti, quasi si trattasse di una vendetta personale e non di un problema che riguarda chiunque si opponga alla forze che si battono per la de-emancipazione del genere umano.

Il quinto e sesto episodio sviluppano un tema importante, ovvero come gli Stati Uniti, sotto il governo democratico di Carter, siano influenzati da elementi dell’estrema destra per eliminare ogni forma di embargo alle dittature fasciste del Sudamerica. La scusa, presa sostanzialmente per buona dalla serie, è che altrimenti, isolando tali paesi latinoamericani, essi sarebbero potuti entrare nell’orbita comunista. Siamo, dunque, ancora in pieno rovescismo storico, con un’apologia indiretta dell’imperialismo. Stesso discorso vale per l’altra grande rivelazione del film, ossia la denuncia di come gli Stati Uniti abbiano fatto ponti d’oro a quadri nazisti affinché si trasferissero negli Usa e, anzi, allo stesso programma spaziale avrebbero dato un contributo decisivo scienziati nazisti. Anche in questo caso, per giustificare l’imperialismo a stelle e strisce si presenta tale piano di riciclaggio degli intellettuali nazisti come una sorta di azione bellica preventiva, per evitare che fossero arruolati dai comunisti. Naturalmente si omette che gli imperialisti tedeschi erano portati a cooperare in funzione anticomunista con gli imperialisti statunitensi, con i quali condividevano le stesse idee razziste ed eugenetiche. Si denunciano poi gli esperimenti portati avanti in Sudamerica, in particolare sotto la dittatura di estrema destra del Paraguay. Per il resto la serie riprende in pieno il ragionamento caro ai sionisti della destra radicale, da anni al potere in Israele, per cui gli ebrei sarebbero stati massacrati perché non avrebbero usato la stessa attitudine spietata dei loro nemici nazisti. Perciò, tutta la serie pare improntata alla sostanziale apologia di questo gruppo che si organizza per rendere pan per focaccia ai nazisti, in nome dell’occhio per occhio. In tal modo, si giustifica ogni forma di guerra sporca e di tortura in nome di una presunta giusta causa. Interessante nella serie la sostanziale rivalutazione, anche se molto sullo sfondo, delle pantere nere. Peccato che queste ultime vengano di fatto poste sullo stesso piano dei Rambo di ritorno dal Vietnam. Inoltre nel film vi è una posizione favorevole al mantenimento delle tradizioni anche più antiche e irrazionali dell’ebraismo, in quanto abbandonarle significherebbe darla vinta ai propri nemici. Significativa anche la critica ai religiosi cattolici, pronti ad accogliere i bambini ebrei a patto che si convertissero forzatamente al cattolicesimo, abbandonando qualsiasi legame, persino il proprio nome, con la cultura e la famiglia di provenienza. Restano alcuni dubbi sul miliardario a capo dei cacciatori di nazisti, che ammazza per puro istinto omicida una presunta nazista, senza aver appurato la sua effettiva identità, nel momento in cui prova a denunciarlo come un impostore.

Il settimo episodio comincia, finalmente, a problematizzare l’antica massima dell’occhio per occhio. D’altra parte a impedire realismo e verosimiglianza e a far perdere valore conoscitivo alle serie vi è il dipingere adialetticamente i nemici come dei puri mostri, l’esatto contrario di tutto quell’essenziale filone di ricerche che ha al suo centro la Banalità del male. Ora sarebbero i nazisti, essenzialmente tedeschi, a svolgere anche la funzione dei terroristi, pronti a far esplodere bombe biologiche. Anche in tal caso questa finzione distoglie l’attenzione dai reali terroristi e dalle cause che li hanno prodotti. Ancora una volta scaricando tutto il male sui vecchi nazisti tedeschi, si finisce per occultare le ragioni e i modi per contrastare il male realmente esistente. Infine, dipingendo i nemici come il male radicale, qualsiasi rispetto delle norme viene presentato come un impaccio, da cui i superuomini debbono liberarsi per realizzare il loro alto compito.

L’ottavo episodio prosegue sulla falsa riga dei precedenti. Da una parte c’è la sacrosanta denuncia di come gli Stati Uniti abbiano riciclato il personale nazista, anche se non si dice che era in funzione anticomunista, ovvero per non mettere in discussione gli enormi privilegi dei più ricchi. D’altra parte, si continua con il negazionismo, per cui i nazisti sarebbero stati ben accolti negli Stati Uniti perché si sarebbero limitati a uccidere gli ebrei. In secondo luogo, si continua apparentemente a esaltare la necessità per gli ebrei, per vendicarsi, di utilizzare gli stessi metodi dei nazisti. Significativo anche, a questo proposito, il confronto-scontro con Wisenthal, che giustamente denuncia come riprovevoli i mezzi utilizzati dalla “sporca dozzina” protagonista del film.

La nona puntata resta interessante per lo sfondo storico, ovvero per il pronto arruolamento in snodi fondamentali dello Stato statunitense di nazisti, in funzione della guerra fredda anticomunista. La solita giustificazione addotta, ossia che altrimenti lo avrebbero potuto fare i comunisti, è un puro sofisma e anche nella serie finisce per dimostrarsi una debole e poco credibile copertura. Peraltro i vertici degli apparati repressivi degli Stati Uniti, che portano avanti l’operazione di riciclaggio, sono gli stessi che svolgeranno tale delicatissima funzione negli anni seguenti, continuando così a coprire l’operare dei nazisti prontamente arruolati, dopo le sole dodici condanne a morte dal tribunale di Norimberga. Per il resto la serie segue la sua strada sempre più apparentemente fascistoide, con metodi di tortura sempre più efferati, che sarebbero però indispensabili per far fronte al male assoluto. Anche se resta aperta la lotta fra l’agente dell’Fbi e il miliardario a capo dei “cacciatori” per la formazione del ragazzo, che è anche il protagonista della serie.

Nel decimo episodio si mostra come i liberatori dei campi di concentramento siano i sovietici, al contrario del rovescismo storico del film di Benigni, che li fa liberare dagli statunitensi. Inoltre, mentre i sovietici arrestano i criminali nazisti, gli statunitensi li mettono in salvo nel loro paese e il sistema impedisce anche a volenterosi e un po’ ingenui agenti di indagare sul loro passato e presente. Inoltre, con un colpo di scena, per quanto inverosimile, si scopre che i più sanguinari e senza scrupoli cacciatori erano in realtà nazisti travestiti, in particolare i personaggi più ambigui: il miliardario e la suora cattolica. Si approfondisce anche la riflessione sulla legittimità di farsi giustizia da soli: da una parte il protagonista scegliendo tale strada sembra essersi fatto egemonizzare dal modo di ragionare del suo nemico, dall’altra la solerte agente afroamericana, dinanzi al muro di gomma delle autorità, finisce per prendere in considerazione la proposta di una parlamentare ebrea di costituire un corpo separato per portare avanti le indagini sui nazisti messi in salvo dalla Germania.

13/08/2021 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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