I peggiori film e serie dell’anno

Classifica, in ordine crescente, dei film e delle serie tv del 2022 assolutamente da evitare, tanto per il basso livello dal punto di vista estetico, quanto per il messaggio conservatore o reazionario che veicolano.


I peggiori film e serie dell’anno

L’arminuta di Giuseppe Bonito, drammatico, Italia 2021, voto: 4,5; il film ha avuto ben tre candidature ai David di Donatello del tutto ingiustificate, in particolare quella per la migliore sceneggiatura non originale e per la migliore interprete di un personaggio secondario. L’arminauta, senza approfondire il contesto storico e sociale, presenta la realtà in modo del tutto schematico, manicheo e privo di dialettica, finendo necessariamente per annoiare.

Il giovane Wallander è una serie britannico-svedese trasmessa da Netflix, che vede come protagonista il celebre commissario creato da Henning Mankell, la seconda stagione si articola in sei episodi, voto: 4,5; consueta serie poliziesca di “sinistra”, che dimostra bene cosa sia l’imperialismo di “sinistra” o democratico. Vediamo così il protagonista, con cui il pubblico è portato a immedesimarsi senza remore, che si decide con convinzione a lavorare con dedizione negli apparati repressivi di uno Stato imperialista, con l’illusione autoconsolatoria che possa essere lo strumento giusto per far prevalere la giustizia sull’ingiustizia. In tal modo si mistifica la natura di classe dello Stato, quale strumento di dominio e di dittatura della classe dominante sulle classi subalterne. Tutto il resto è sostanzialmente noia, dal momento che purtroppo siamo da tempo abituati a queste assurde pretese di rappresentare un impossibile imperialismo dal volto umano.

Nel secondo e terzo episodio la serie degenera sempre di più. Oltre alla noia abbiamo le tipiche chicche dei “sinistri pentiti”, con il giovane poliziotto che sceglie questa strada in reazione al padre rivoluzionario, presentato come un nichilista. Dall’altra parte, abbiamo l’amico immigrato che è fiero di lavorare in polizia per salvaguardare la “grande civiltà” che lo ha accolto e difendere la propria famiglia, mentre il padre è morto combattendo. Abbiamo, infine, la solita logica fascistoide per cui l’“eroe” sarebbe l’agente che non rispetta alcun regolamento, contro i dirigenti che, cercando di limitare i danni creati da questo genere di poliziotti, farebbero “politica”, il che sarebbe un imperdonabile errore.

La seconda stagione prende finalmente quota a partire dal quarto e quinto episodio in cui cominciano a comparire aspetti sociali dell’indagine in corso con significativi colpi di scena. La realtà si mostra essere ben diversa dalle apparenze. La povera vittima innocente dimostra di essere tutt’altro che innocente. Il disadattato condannato per il delitto, sulla base dei pregiudizi della polizia e della fretta di sbattere il mostro in prima pagina, dimostra di essere diverso dall’animale con cui le frettolose indagini lo avevano bollato. Alla base del terribile delitto sembra esserci la regia di un membro delle classi dominanti, con forti coperture negli alti piani dell’apparato repressivo dello Stato.

La chiusura non riserva sorprese. Piuttosto penosa la scena del giovane eroe caucasico che “salva” il collega ex profugo, anche perché il motivo principale del suo stare male consisteva nel fatto che il giovane Wallander lo aveva abbandonato nel momento di necessità, per portare avanti un’azione sconsiderata per porsi ancora una volta al di là della legge in senso sostanzialmente nietzschiano.

Emily in Paris serie televisiva creata da Darren Star e distribuita sulla piattaforma Netflix, seconda stagione, voto: 4,5; serie certamente piacevole, ma che non ha nulla di significativo da aggiungere alla già modesta prima stagione. Si tratta di una merce ben confezionata dell’industria culturale, di mero intrattenimento, che fa apparire bizzarri i lavoratori francesi che, al contrario degli statunitensi, hanno ancora dei diritti da far rispettare per limitare lo sfruttamento della forza lavoro. Al contrario, il personaggio principale, con cui il pubblico è spinto in ogni modo a identificarsi, pur occupandosi di marketing di beni di lusso, appare sempre naturalmente pronto a ogni forma di autosfruttamento

7 donne e un mistero di Alessandro Genovesi, commedia, Italia 2021, voto: 4+; ennesimo remake di un film straniero, si tratta di un prodotto dell’industria culturale totalmente insipido e decisamente noioso. Il film è del tutto privo di elementi sostanziali, come commedia è priva di mordente, né il “mistero” genera sufficiente suspense.

House of the Dragon è una serie televisiva statunitense creata da Ryan Condal e George R. R. Martin. Prequel de Il Trono di Spade, voto: 4+; per quanto possa essere una merce piuttosto ben confezionata dell’industria culturale, la serie ha scarso interesse, al di là del punto di vista strettamente culinario, per il grave deficit di contenuti sostanziali. House of the Dragon sembra prendere gusto in una rappresentazione estremamente cruda degli aspetti fascisti della società medievale e dell’oppressione della donna. Quest’ultima appare a tal punto asservita, da essere entrata in pieno nel ruolo della servitrice domestica dell’uomo.

The Batman di Matt Reeves, azione, drammatico, Usa 2022, campione di incassi, voto: 4. Merce ben confezionata dell’industria culturale a stelle e strisce trasmette un contenuto, a conti fatti, agghiacciante. In una società moderna sempre più corrotta, con gruppi di esclusi sempre più ampi, per impedire il risentimento esclusivamente distruttivo (dell’ordine costituito) da parte della “nuova plebe”, l’unica alternativa sarebbe un governo oligarchico e autoritario con sinistri aspetti fascistoidi.

Black Bird di Michaël R. Roskam, Joe Chappelle e Jim McKay, serie in sei episodi, thriller, Usa 2022, su Apple tv, voto: 4; serie del tutto anonima, priva di ogni qualità: risulta noiosa, poco realistica, scarsamente tipica, con un protagonista pessimamente interpretato. Colpisce la cultura reazionaria dominante negli Stati Uniti che, ragionando in modo astratto e intellettualistico, è in grado di cogliere nel serial killer soltanto il criminale e non, al contempo, la vittima e il malato mentale. Inoltre l’unico supporto psicologico di cui l’autore dei crimini avrebbe certamente bisogno ci viene presentato come un personaggio del tutto negativo, che pone degli assurdi limiti, a chi mira esclusivamente a mantenerlo recluso per tutta la vita. Siamo, dunque, di fronte all’ennesima dozzinale e reazionaria denigrazione degli intellettuali dinanzi ai macisti sostenitori di legge e ordine, pur essendo in realtà, anche loro, dei notevoli delinquenti.

Finale a sorpresa di Mariano Cohn, Gastón Duprat, commedia, Spagna 2021, con Penélope Cruz e Antonio Banderas, voto: 4; film decisamente mediocre da tutti i punti di vista, nonostante i grandi interpreti. Riesce a mantenere l’interesse solo nei primi momenti di confronto scontro fra il grande attore di teatro e la star del cinema. Poi scade nei cliché e accentua le cadute nel postmoderno che lo rendono sempre più insopportabile e soporifero. È una pura perdita di tempo, peraltro nemmeno piacevole

Pistol è una miniserie televisiva del 2022, creata da Craig Pearce per l'emittente statunitense FX, diretta da Danny Boyle, distribuita in Italia da Star (Disney+), in sei episodi, voto: 4; la serie ricostruisce in modo naturalistico l’operazione commerciale dietro la creazione, veramente dal nulla, di un gruppo musicale punk. La serie poteva aprire una significativa riflessione su come l’industria culturale e la Società dello spettacolo siano in grado di egemonizzare completamente anche l’opposizione giovanile nei paesi imperialisti, facendo profitto mediante lo sfruttamento del disagio sociale dello stesso proletariato, ormai deprivato di qualsiasi barlume di coscienza di classe e ridotto, nuovamente, alla moderna plebe. Peccato che di tutto ciò nella serie non vi sia traccia, in quanto domina l’immagine apologetica che l’industria culturale intende imporre di se stessa.

Spider-Man: No Way Home di Jon Watts, azione, Usa 2021, nomination per gli effetti speciali ai premi Oscar, voto: 4-. Il binomio Disney-Marvel è divenuto il più tossico dell’intera industria culturale. Vengono prodotti film insostenibili come questo e riescono nonostante tutto ad anestetizzare il grande pubblico. Nonostante si cerchi di attutire la pesantezza dei super eroi mediante l’ironia e attraverso il mettere in evidenza gli aspetti umani ed esistenziali dei protagonisti, il film è tutto incentrato su una trovata iniziale e diviene presto assolutamente soporifero anche per la durata masochisticamente eccessiva.

The Offer è una miniserie televisiva statunitense del 2022 creata da Michael Tolkin, voto 4-; miniserie rovescista che presenta il libro e il film Il padrino come un’opera coraggiosa di denuncia della mafia e per certi aspetti, addirittura, della società capitalista. Al punto che i protagonisti di tale apologia indiretta della mafia vengono presentati quasi come degli eroi della lotta alla criminalità organizzata. In effetti, il libro da cui è tratto il film non solo non costituisce una denuncia della mafia, ma è considerato un’opera sostanzialmente commissionata dalla criminalità stessa per dotarsi di un’immagine alla moda.

No time to die di Cary Joji Fukunaga, azione, avventura e thriller, Usa e Gran Bretagna 2021, nomination ai premi Oscar per i migliori effetti speciali, voto: 3,5. Il solito polpettone meramente culinario e d’evasione anestetizzante e improntato alla più becera e falsa ideologia anticomunista e apologetica dell’imperialismo, dei suoi servizi segreti e delle modalità più violente e illegali che utilizzano per raggiungere i propri turpi scopi. Peraltro il film non solo naturalmente non ha nulla di bello, ma non è nemmeno significativo dal punto di vista formale, né tantomeno risulta piacevole per la lunghezza davvero eccessiva e per il suo essere del tutto scontato. Anche i decantati effetti speciali non hanno nulla di veramente degno di nota.

Russian Doll è una serie televisiva statunitense (commedia, drammatica, giallo) del 2019-2022 ideata da Natasha Lyonne, Leslye Headland e Amy Poehler, distribuita da Netflix. La prima stagione è composta di otto episodi: voto: 3,5; la serie non parte certo nel migliore dei modi, con un primo episodio tutto incentrato su una trovata per cui la protagonista rivive continuamente la sera del suo trentaseiesimo compleanno che si conclude, altrettanto inevitabilmente, con la sua morte violenta. A rendere la serie ancora più noiosa, oltre all’eterno ritorno dell’identico, vi è che in questa sera costantemente ripetuta non avviene proprio nulla di significativo.

La serie vuole essere smart e porta lo spettatore a impersonarsi con un personaggio che appare estremamente smart. In tal modo, però, si rischia di finire con il normalizzare delle pratiche di vita davvero pericolose e deplorevoli, come cercare costantemente di sballarsi bevendo e drogandosi. Mentre tutti gli aspetti lodevoli mancano del tutto alla protagonista con cui lo spettatore è portato a immedesimarsi. La protagonista, in effetti, si guarda bene dal battersi per l’emancipazione del genere umano, di schierarsi a favore dei subalterni, di impegnarsi nel conflitto sociale, di assumere un’attitudine di solidarietà nei confronti degli altri sfruttati, etc.

La serie, con il passare degli episodi, finisce con il perdere qualsiasi motivo d’interesse, diviene ripetitiva, sempre più inverosimile e, dunque, la cosa più sana è certamente smettere di perdere tempo a vederla e recensirla.

Wet Sand di Elene Naveriani, drammatico, Georgia, Svizzera 2021, voto: 3,5. Film insostenibile e decisamente soporifero. Non si può che ripensare a Nanni Moretti quando cerca di ricordare quale critico cinematografico lo avesse convinto ad andare a vedere un film davvero intollerabile. Come nel caso del film di Moretti si tratta, naturalmente, di un collaboratore de “Il manifesto” quotidiano pseudo comunista i cui sedicenti critici cinematografici ritengono che essere radicali significhi esaltare i film più post-moderni, ossia più fedeli all’ideologia dominante a livello continentale, naturalmente un’ideologia imposta dalla classe dominante, in quanto esclusivamente funzionale a difendere rapporti di proprietà e di produzione sempre più irrazionali. Peccato che con tutti i suoi enormi limiti “Il manifesto” resta il quotidiano meno peggio e meno reazionario in vendita in Italia, per cui non si può fare a meno di continuare a leggerlo.

Box Ballet di Anton Dyakov, Russia 2021, candidato a miglior cortometraggio d’animazione ai premi Oscar, voto: 3+; gli intellettuali russi continuano a confermarsi fra i più reazionari e ciecamente anticomunisti del mondo. Si tratta di una ennesima conferma delle terribili contraddizioni in cui si è involuto il processo di transizione al socialismo in Unione sovietica e che spiega anche come la guerra fredda sia stata perduta, in primo luogo, nella lotta per l’egemonia sulla società civile.

The Serpent è una miniserie televisiva britannica del 2021, realizzata da Mammoth Screen per BBC One e Netflix, voto: 3. La serie contribuisce vergognosamente alla mitizzazione di uno squallidissimo assassino seriale di giovani hippie, facendo il gioco di questo vigliacco tagliagole. Quest’ultimo, in effetti, dopo aver scontato il carcere in India per i suoi atroci delitti, con la complicità della società dello spettacolo e dell’industria culturale, ha costruito la sua fortuna in occidente, vendendo i diritti del proprio personaggio mediatico quale presunto e sedicente genio del male assoluto. Si riproduce così, su piccola scala, l’aberrazione dell’ideologia dominante borghese che ha fatto degli stessi nazisti dei geni del male addirittura affascinanti. Con un’attitudine molto simile a quella nazista, il serial killer in questione trucida senza pietà le proprie vittime indifese e innocenti, ingannandole subdolamente, per la sua reazionaria ideologia che lo porta a odiare gli hippie a causa del loro pacifismo e anticonformismo. La serie, occultando questo aspetto, e riconducendo in maniera davvero criminale tali orrendi delitti alla temperie antimperialista del tempo, rende The Serpent del tutto inverosimile e insostenibile. Nascondendo il reale movente, gli spaventosi omicidi finiscono con l’apparire del tutto gratuiti e fini a loro stessi. Inoltre facendo interpretare il ruolo a un attore di successo, senza un briciolo di effetto di straniamento, l’assassino diviene addirittura affascinante. Inoltre si occultano di fatto le responsabilità degli Stati occidentali, in primo luogo attraverso le loro ambasciate, che si disinteressano di questa sanguinaria serie di crimini, in quanto colpiscono gli odiati capelloni. Allo stesso modo si occulta il ruolo di fatto connivente della dittatura militare tailandese, intenta a portare avanti una politica di terrore preventivo per impedire lo sviluppo del comunismo. Nascondendo tutti gli aspetti sostanziali e che avrebbero potuto dare un qualche rilievo a questa turpe faccenda, l’unica sedicente morale del film è che gli hippie, con la loro fiducia nel prossimo, in qualche modo si sarebbero andati a cercare gli spaventosi eventi che li travolgono.

Il Principe cerca figlio - Coming 2 America di Jonathan Levine e Craig Brewer, con Eddie Murphy, commedia Usa 2021, nomination ai premi Oscar per il miglior trucco e acconciature, voto: 3. Commediola a tratti completamente sgangherata, a tratti godibile, sul piano della pura evasione, non risulta mai divertente. Peraltro il messaggio che veicola è davvero indigesto, con una rappresentazione profondamente razzista del mondo africano, che si potrebbe emancipare solo inseguendo il “sogno americano”. Dispiace che molti lavoratori dello spettacolo afroamericani si siano prestati alla realizzazione di un tale obbrobrio emblema del più gretto orientalismo.

The Boys Presents: Diabolical è una serie animata antologica per adulti statunitense del 2022 creata da Eric Kripke, Seth Rogen, Evan Goldberg, voto: 3; serie di animazione tutta incentrata su un cinismo da cretini che porta, sin da subito, alle più estreme conseguenze. La serie si rivela ben presto del tutto insostenibile.

L’assistente di volo, The Flight Attendant, è una serie televisiva statunitense basata sull'omonimo romanzo del 2018 di Chris Bohjalian. Vede come protagonista Kaley Cuoco; in Italia questa seconda stagione è distribuita sul canale satellitare Sky Serie, voto: 3; lo sfondo della serie è a dir poco rivoltante, la protagonista, senza nessuno scrupolo o rimorso, lavora part-time e sostanzialmente con una forma di lavoro a chiamata per la Cia, per la quale svolge non solo lavori naturalmente sporchi, ma eccede costantemente dal suo ruolo e dal rispetto delle regole, con la consueta apologia, da parte dell’industria culturale, dell'auto sfruttamento e del vedere nello stesso diritto borghese un mero freno alla propria sconsiderata volontà di potenza. Inoltre, a rendere davvero inguardabile la serie, contribuisce anche il fatto che non è in grado di garantire neanche un minimo di godimento estetico, finendo così per annoiare inevitabilmente il malcapitato spettatore.

Bridgerton è una serie televisiva statunitense creata da Chris Van Dusen e prodotta da Shonda Rhimes, basata sui romanzi di Julia Quinn, ambientati nel mondo dell'alta società londinese durante la Reggenza inglese, voto: 3. La seconda serie si mantiene, già come la prima, priva di elementi sostanziali, rimanendo tutta incentrata sulle chiacchiere di una corte che ha da tempo perduto la sua centralità sul piano politico. Anche i due protagonisti, su cui era essenzialmente incentrata la prima serie, sembrano messi da parte e persino il mistero sull’arguto commentatore dei gossip di corte è subito posto fuori gioco da una rivelazione piuttosto scontata. Anche il secondo episodio non presenta davvero nessun aspetto significativo o degno di nota, se non la capacità di conciliare il sonno dello spettatore. Nel terzo episodio la serie si conferma del tutto inutile ed emergono ancora di più la posizione assurdamente apologetica verso l’aristocrazia e il maschilismo presente anche in diversi personaggi femminili. Per il resto tutto è già così palesemente scontato, sin dal primo episodio, e di nessunissimo interesse da rendere la serie fra le più soporifere dell’anno.

Infine il quarto e il quinto episodio offrono l’ennesima conferma che non occorra più vedere questa serie per valutarla tra le peggiori dell’anno.

Senza fine di Elisa Fuksas, documentario, Italia 2022, voto: 1; film assolutamente insostenibile, tutto incentrato sulla esposizione sfacciata del corpo attuale di Ornella Vanoni la quale ricorda, naturalmente in modo acritico, alcuni aspetti inessenziali del suo passato. La trovata di paragonare costantemente la cantante oggi con i suoi successi giovanili poteva essere utile come introduzione al documentario, ma alla lunga non può che divenire insopportabile. Già il genere film biografico è molto discutibile, ma diviene del tutto da evitare se si parla della vita privata di un personaggio che ha inciso, per quanto marginalmente, nella vita pubblica nel passato. Abbiamo così esclusivamente la documentazione della vanità e dell’egocentrismo spropositato non solo della cantante, ma ancora di più della regista.

La vera storia di Luisa Bonfanti di Franco Angeli, Italia 2021, voto: 1-; lo spunto iniziale poteva essere valido: riattualizzare un classico del cinema italiano: Io la conoscevo bene, dandogli anche uno sfondo politico e sociale, ossia legando la parabola tragica dell’attrice protagonista allo sviluppo e alla crisi dei grandi movimenti sociali degli anni sessanta e settanta, che si sarebbero conclusi con la morte di Enrico Berlinguer. Peccato che il risultato finale sia del tutto intollerabile, realizzato in modo davvero imbarazzante.

The Great, serie televisiva statunitense, seconda stagione, in dieci episodi, voto: 1. Al contrario della prima stagione, la seconda è assolutamente insostenibile e inguardabile. Perde qualsiasi riferimento agli eventi storici, qualsiasi realismo e verosimiglianza. Abbandona l’aspetto tragico e drammatico, divenendo una commedia dozzinale, che non fa ridere e risulta alquanto scurrile. Al fondo vi è l’ormai consueta russofobia, che porta a rappresentare tutti i russi, compresi i bambini innocenti, come dei folli, incivili, sadici e sanguinari.

13/01/2023 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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