Donbass. Kiev viola la tregua

Cannonate su Donetsk, bersaglio l’aeroporto. L’esercito ucraino ha bombardato questa settimana l’aeroporto di Donetsk con artiglieria pesante, cannoni da 120 e 122 millimetri. 


Donbass. Kiev viola la tregua

In occasione del 70° anniversario della vittoria sul nazifascismo è giunta a Lugansk la seconda carovana antifascista di solidarietà con il Donbass proveniente da differenti paesi. La delegazione italiana è stata promossa dal gruppo musicale della Banda Bassotti e vede il sostegno e la partecipazione di molte organizzazioni antifasciste e comuniste tra cui Rifondazione. Mentre si sta svolgendo un forum internazionale delle forze progressiste contro il fascismo, promossa dal Partito Comunista Ucraino, riprendono a soffiare i venti di guerra alimentati dal governo filonazista di Kiev. [La redazione di LCF] 

di Ennio Remondino 

Cannonate su Donetsk, bersaglio l’aeroporto. L’esercito ucraino ha bombardato questa settimana l’aeroporto di Donetsk con artiglieria pesante, cannoni da 120 e 122 millimetri. 

Nel Donbass potrebbe riesplodere la guerra, nonostante la fragile tregua sancita dagli accordi di Minsk a febbraio. A sostenerlo è lo stesso presidente ucraino, Petro Poroshenko che non riesce a fermare certe spinte oltranziste interne che hanno portato alla grave violazione della tregua. 

Il governo di Kiev non sembra avere intenzione di attenersi a quanto concordato con Germania, Francia e Russia. Secondo analisti critici nei confronti del governo, aver aderito agli accordi di Minsk è servito a Kiev soltanto a evitare una completa debacle dell’esercito, con due divisioni di punta accerchiate nella sacca di Debaltsevo dalle milizie del Donbass. Evitata la catastrofe, si starebbero riorganizzando e armando, per riprendere le ostilità. “La minaccia della guerra, ha detto Poroshenko in una conferenza a Kiev, incombe ancora su di noi. È questa la realtà. La guerra potrebbe riesplodere in ogni momento”. Nessuna motivazione sull’accaduto. 

L’esercito del Donbass è stato messo subito in allerta dopo i bombardamenti a Donetsk e pare fosse pronto a rispondere già la notte di domenica 3 maggio. Le fasi sono state molto concitate, scrive LookOut, ma alla fine e per il momento ha prevalso - su pressione di Mosca, preoccupata per una aperta rottura della tregua - l’ordine di mantenere l’allerta ma senza rispondere al fuoco nemico. A conferma dei ripetuti sospetti sulla volontà Usa di sostenere le forze più estremiste dell’Ucraina, sono stati resi noti i bilanci della Difesa americana: 89,2 miliardi di dollari, dentro cui sono compresi i fondi per l’invio di “lethal weapons” – testuale - e armamenti in Ucraina. 

Intanto il generale Philip Breedlove, comandante delle forze Nato in Europa, racconta frottole. Lo denuncia l’istituto di studi Ron Paul secondo cui il generale sfrutterebbe ogni occasione per raccontare “storie di terrore sull’invasione russa in Ucraina orientale senza alcuna prova oggettiva in merito”. La stessa cosa che aveva affermato lo scorso febbraio il capo dei servizi segreti francesi, Christophe Gomart: “La Nato ha annunciato falsamente che i russi avrebbero invaso l’Ucraina, mentre, secondo le informazioni del Drm non vi era nulla a sostegno di questa ipotesi”. Stessi rilievi da parte di Der Spiegel sull’inaffidabile generale Nato un po’ troppo fazioso.

Altre Fonti : Look Out e agenzie varie

remocontro

08/05/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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Ennio Remondino

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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