Putin e delitto di Stato o la Russia il bersaglio?

Putin non è un tenerello e sollecita sentimenti estremi: amore odio. Al potere dal 1999 da premier o come presidente, ha combattuto e vinto molte battaglie giocando duro. Ma “il delitto del ponte”, come lo chiama Gorbaciov, è altra cosa. “E’ un tentativo di spingere la situazione verso una complicazione, forse anche di destabilizzare il Paese, di rafforzare l’opposizione” afferma Gorbaciov, indicando una mano esterna al Cremlino e forse anche alla Russia stessa.


Putin e delitto di Stato o la Russia il bersaglio?

Tra delitto di Stato o resa dei conti nelle opposizioni, vince la crisi Ucraina e gli interessi che la muovono. Gorbaciov guarda a ovest: il delitto Nemtsov “un tentativo di spingere la situazione verso una complicazione, forse anche di destabilizzare il Paese”. Alcune ipotesi sono ancora più inquietanti rispetto alla pista suggestiva che porta dritta al Cremlino. 

di Ennio Remondino* 

Putin non è un tenerello e sollecita sentimenti estremi: amore odio. Al potere dal 1999 da premier o come presidente, ha combattuto e vinto molte battaglie giocando duro. Ma “il delitto del ponte”, come lo chiama Gorbaciov, è altra cosa. “E’ un tentativo di spingere la situazione verso una complicazione, forse anche di destabilizzare il Paese, di rafforzare l’opposizione” afferma Gorbaciov, indicando una mano esterna al Cremlino e forse anche alla Russia stessa. Che quello di Boris Nemtsov sia un delitto politico è evidente, ma occorre pensare molto bene al cui prodest, oltre le prime apparenze. 

Le richieste dei sostenitori dell’ucciso domenica in piazza riprendono i contenuti del manifesto politico di Nemtsov: un sistema elettorale più democratico, una giustizia veramente terza, efficiente e pulita, fine della propaganda e di ogni forma di censura, riforma del sistema giudiziario, riduzione dei costi nel settore militare, investimenti nella sanità e nell’istruzione, annullamento delle “contro- sanzioni” verso l’UE (e l’Italia) che hanno portato all’aumento dei generi alimentari, fine della guerra contro l’Ucraina. Nulla di tanto rivoluzionario o destabilizzante da motivare un teorico delitto di Stato. 

E Putin, nella situazione data -Ucraina, petrolio, Siria e Isis, eccetera- avrebbe qualche giovamento da un simile episodio? Qualcosa non torna. 

In una sua riflessione su Look Out, Luciano Tirinnanzi ci ricorda che essere oppositori anche in Russia non significa per forza essere moderati. I fascileghisti di Salvini per intenderci, ultranazionalisti, frange di estremisti, anarchici se non adirittura neonazisti. Altro elemento utile da considerare, l’opposizione in Russia non è soltanto politica ma è fatta anche da quella parte di oligarchi che non sono più in ottimi rapporti con il presidente, o da ex militari insoddisfatti. 

Date questa premesse, tre la “piste” da seguire per trovare il colpevole. 1) L’ovvio: delitto di Stato ordinato dallo stesso Putin per colpire un oppositore ed educarne cento.
Omicidio di professionisti. Come è stato. 2) Partita interna alle opposizioni russe utile comunque a creare un terremoto politico per destabilizzare il governo. La guerra in Ucraina può sollecitare estremismi di questo tipo, in una direzione o nell’altra. 3) Complotto eterodiretto contro Putin ma soprattutto contro la Russia che verrebbe così indicata come una dittatura ferocissima che l’Occidente tutto deve avversare in ogni modo. 

Un po’ di attenzione e analisi su quanto sta accadendo a livello internazionale, sull’Ucraina ma anche sulle recenti posizioni statunitensi e della Nato potrebbe risultare estremamente utile per non rischiare di sposare ipotesi fuorvianti e utili a chi ha davvero programmato quel delitto. La guerra in Ucraina nata da una forzatura di Washington, la partita aperta contro il controllo energetico di Mosca, le sanzioni che l’UE ha dovuto comunque applicare alla Russia sono conseguenza di questa politica. Ed è a questo scenario si riferisce probabilmente il nobel Michail Gorbaciov. Da ascoltare. 

 

*remocontro 

07/03/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Ennio Remondino

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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