La buona scuola dei diritti contro la "buona scuola" di Renzi

La riforma della scuola del governo Renzi rappresenta un salto di qualità rispetto alle proposte precedenti: non si procede con l’ennesima riforma imposta dall’alto, ma si apre una consultazione.


La buona scuola dei diritti contro la "buona scuola" di Renzi

La riforma della scuola del governo Renzi rappresenta un salto di qualità rispetto alle proposte precedenti: non si procede con l’ennesima riforma imposta dall’alto, ma si apre una consultazione.

di Renato Caputo

La riforma della scuola del governo Renzi rappresenta un salto di qualità rispetto alle proposte precedenti: non si procede con l’ennesima riforma imposta dall’alto, ma si apre una consultazione.

Inoltre non si tratta unicamente di una contro-riforma volta a risparmiare sull’istruzione pubblica, ma si promettono circa 148.000 assunzioni. Tale salto di qualità dipende, oltre che dal populismo del governo, dalle lotte che lavoratori e studenti hanno portato avanti dai tempi del ministro Berlinguer, fino a costringere il governo Monti a dover ritirare la sua controriforma neoliberista dell’istruzione pubblica.
D’altra parte la proposta del governo porta a compimento la dequalificazione della scuola statale a vantaggio delle scuole private. Tanto è vero che l’ex ministro Gelmini, ne rivendica il copyright. È inoltre necessario mantenere alta la pressione sul governo affinché le assunzioni, essendo già previste dalla finanziaria del 2007, siano realizzate subito. Tanto più che fra il 2005 e il 2013 sono andati in pensione, senza essere adeguatamente sostituiti, ben 314.000 docenti, mentre gli alunni sono aumentati di 163.000 unità. Dunque una parte non trascurabile delle promesse assunzioni rientrano nel necessario turn-over, troppo a lungo bloccato.

Inoltre queste assunzioni sono da considerare un atto dovuto, dal momento che l’Italia sta per essere condannata a una pesantissima multa dall’UE, visto che ha infranto i trattati che ingiungono di assumere i precari che hanno svolto per tre anni lo stesso lavoro. Tuttavia le fonti dei finanziamenti del nuovo progetto di riforma restano incerte, membri del governo hanno sostenuto che dovrà essere senza oneri per lo Stato e, anzi, il primo contingente di assunzioni previsto sarà finanziato con tagli all’istruzione e alla ricerca. Tanto più che la maggioranza del governo, quando era all’opposizione, si era impegnata a eliminare i tagli del governo Gelmini. Ora se il governo avesse realizzato ciò che aveva promesso quando era all’opposizione, non solo le assunzione promesse sarebbero state realizzate, ma sarebbero stati assunti anche i precari esclusi dall’attuale piano.

Al contrario le assunzioni promesse da atto dovuto divengono uno strumento di ricatto. Il piano del governo propone uno scambio indecente: l’assunzione di lavoratori che sarebbero comunque reintegrati dalla sentenza della corte Ue, con scatti bloccati per 9 anni e in gran parte per fare le supplenze, togliendo il lavoro al resto dei precari. In cambio di questo il governo, con la solita contrapposizione fra tutelati e non, pretende di ridurre i diritti di tutti, esautorando di fatto il contratto nazionale di lavoro. In effetti l’utilizzo e la retribuzione dei docenti sarebbero con la riforma sottratti agli accordi fra le parti sociali, per essere fissati dal governo e demandati per l’applicazione ai presidi.

Nella proposta del governo ritorna il cavallo di battaglia dei precedenti governi di destra: la chiamata diretta degli insegnanti da parte dei presidi. Inoltre si mira ad esautorare gli organi democratici della scuola, in quanto le decisioni più significative sono demandate dalla riforma a presidi e privati. Tanto più che il documento, elaborato in una logica manageriale, riduce le istituzioni scolastiche a micro-imprese, considerando l’istruzione nella logica binaria dei costi-benefici.

Inoltre le assunzioni saranno pagate non solo con la perdita dei diritti dei lavoratori e la riduzione dei finanziamenti, ma con l’ulteriore blocco delle retribuzioni, ferme così dal 2009 al 2019. Il governo intende eliminare gli scatti di anzianità, e dunque la contrattazione economica, riconoscendo un’analoga retribuzione ogni due anni al solo 66% del personale, per il quale si prevedono aumenti di circa 60 euro ogni due anni, che saranno, in diversi casi, il prezzo della completa sottomissione all’arbitrio dei presidi-manager. Il merito sarà infatti stabilito da quest’ultimi, mediante i famigerati test invalsi e la disponibilità
ad assumere incarichi aggiuntivi non retribuiti.
L’unità e solidarietà tra colleghi è sacrificata all’altare della gerachizzazione meritocratica, promossa da un ministro che ha visto scendere la sua popolarità al 17%. Inoltre i criteri di attribuzione del merito sono assolutamente arbitrari, si stabilisce per decreto che in ogni scuola vi siano un 66% di meritevoli e un 33% di immeritevoli, da punire. Lo scambio fra assunzioni dovute, con diritti e salario, è ancora più indecente considerato che le stabilizzazione convengono all’erario, comportando un risparmio netto in contributi, visto che un lavoratore precario comporta maggiori oneri per lo Stato.

Passiamo infine al che fare?. Considerato che siamo difronte a una proposta, abbiamo ancora il tempo necessario per dire la nostra sulle misure presentatate. Infatti nella proposta del governo si invita a organizzare assemblee di lavoratori, studenti e genitori. Tanto più che nella stragrande maggioranza delle assemblee svolte nelle scuole sono state votate, spesso all’unanimità, mozioni che esprimono preoccupazione e dissenso nei riguardi delle misure previste dal governo.

Inoltre si stanno sviluppando, in modo spontaneo, coordinamenti di lavoratori autoconvocati, di precari, di docenti e studenti per esprimere nelle piazze il dissenso per questa ennesima riforma che dequalifica la scuola pubblica a vantaggio della privata. A tale proposito un’importante occasione sarà il 14 novembre, giornata in cui è stato indetto, da coordinamenti di studenti e lavoratori, sindacati di base, sinistra Cgil, uno sciopero sociale generale, unitario e costruito dal basso. Mentre nel primo pomeriggio dello stesso giorno si sta organizzando una manifestazione sotto il Ministero della pubblica Istruzione per consegnare, nell’ultimo giorno utile per la consultazione promossa dal governo, le tantissime mozioni che si sono espresse contro la riforma della scuola.

11/11/2014 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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