Serbia


Nel 1992 le Repubbliche di Serbia e Montenegro adottarono una nuova Costituzione che formalmente si poneva in continuità diretta con la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, assumendo il nome di Repubblica Federale di Jugoslavia.

Nella vita politica della RFJ l’eredità della Lega dei Comunisti fu divisa tra il “socialdemocratico” Partito Socialista di Serbia (PSB, guidato da Slobodan Milosevic) e diversi partiti di ispirazione comunista che sorsero nei primi anni ’90. A differenza delle altre repubbliche post-jugoslave, almeno fino alla guerra del ’99, i successori socialdemocratici non hanno cercato l’integrazione nell’Internazionale Socialista e nel Partito Socialista Europeo. Nel 1994 la diaspora delle organizzazioni comuniste e di sinistra radicale ha creato la Sinistra Jugoslava, partito alleato al PSB e guidato da Mirjana Markovic, moglie dello stesso Milosevic. Alle elezioni del 1997 la Sinistra Jugoslava ha eletto venti deputati all’Assemblea Nazionale all’interno della lista unitaria guidata dal PSB.

Dopo la guerra del ’99 Sinistra Jugoslava si è, di fatto, dissolta mentre il PSB, notevolmente ridotto nel peso elettorale, ha avviato un percorso di avvicinamento al campo socialdemocratico europeo, non riuscendo però ancora ad ottenere l’ammissione all’Internazionale Socialista più volte richiesta. La svolte pro-integrazione europea del PSB ha portato a una scissione nel 2008 da parte di membri già militanti nella Sinistra Jugoslava che hanno fondato il Movimento dei Socialisti.

Il Movimento dei Socialisti si considera un partito che mira a un sistema economico e politico socialista, ha riconsiderato la scelta anti europeista e nel 2014 si è presentato alle elezioni in una lista guidata dai conservatori, eleggendo tre deputati su 250 e finendo poi all’opposizione del governo di grande coalizione formato dai conservatori stessi e dal PSB.

In Montenegro, resosi indipendente nel 2006, sono attivi solo alcuni piccoli partiti d’ispirazione comunista che non riescono a incidere nella vita politica.

 

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17/04/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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