Articoli filtrati per data: Maggio 2026

Sì, c’era una volta una professione che di deontologia ne aveva da vendere. Si faceva una lunga formazione presso le redazioni e nelle scuole di giornalismo. Si studiavano le norme deontologiche a cui era necessario attenersi, per non incorrere in sanzioni. La Carta di Treviso, la carta di Firenze, la carta di Roma, come la carta di Milano, erano e sono il pane quotidiano per chi esercita questa professione.

Dopo chi rideva del terremoto dell’Aquila e la banda Balducci, è arrivato l’“Incalzagate” con i rolex a Lupi e, secondo quello che emerge dalle indagini, un’organizzazione malavitosa nella gestione della cosa pubblica. Notizia dell’ultima ora sono le dimissioni di Pietro Ciucci dai vertici Anas.

Galeano trasformò la realtà dolente dei dannati della terra in poesia irriverente e in prosa semplice ma non meno affilata, ritagliando immagini e leggende di un territorio che si sforzava - nonostante tutto, come soleva dire - di consolidare la propria emancipazione.

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Monsignor Bergoglio da quando è stato eletto Papa, non ha lasciato passare un giorno senza stupire, senza farsi conoscere nei suoi aspetti più umani e più profondamente cristiani, dimostrando la sua statura intellettuale e spirituale. La sua storia è stata narrata, spulciata, sospettata e riletta, ma certamente la realtà del suo impegno nei luoghi più difficili e miseri dell’Argentina è appurata, e un’esperienza così fa comprendere anche la sua capacità di andare oltre le convenzioni e le formalità quando gli si chiede di esprimersi sui temi più controversi e ‘pericolosi’ per il mondo cattolico.

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Il verso della poesia di Saba è diventato il titolo di un’antologia di sport e letteratura curata da Donatello Santarone per la casa editrice Zanichelli. In sei capitoli lo sport viene raccontato grazie a 27 autori della letteratura mondiale.

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In quei primi anni del nuovo millennio facevo il pendolare tra Belgrado e Gerusalemme, tra il dopo caduta di Milosevic e la seconda Intifada, con qualche viaggio avventura in Afghanistan dove gli americani cercavano i rifugi di Bin Laden bombardando da settemila piedi. Insomma, allora avevo un po’ troppo da fare per tornare ad occuparmi di “cose genovesi” di cui avevo potuto soltanto leggere.

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Nelle dichiarazioni rilasciate martedì scorso ai mezzi di comunicazione, un’alta carica dell’ufficio politico di Hamas, Ezat al-Rashq, ha fatto appello alla comunità internazionale di mobilitarsi per fermare le atrocità commesse dai miliziani dell’ISIS (Daesh, in arabo) contro i rifugiati palestinesi del campo di Yarmouk.

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Sono passati quattordici anni dalle terribili giornate in cui una sconsiderata ed abnorme repressione poliziesca, sotto l’egida del governo Berlusconi-Fini, si è abbattuta sui movimenti anti-globalizzazione nelle giornate di Genova del luglio 2001.

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Provenendo dalla regione nordestina del paese – quella più povera e diseguale – ed avendo fatto parte, come operaio metallurgico, di uno dei maggiori sindacati brasiliani, la popolarità di Lula nel 2002 era straordinariamente elevata in quella parte del proletariato e del sottoproletariato che normalmente veniva esclusa dalle istituzioni “democratiche”: in altri termini, si trattava di un esercito di 60 mln di brasiliani che vivevano ben al di sotto della soglia di povertà ed abitavano in case fatiscenti residenti in luoghi malsani, come le celeberrime e numerosissime favelas

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“Non ci sono tagli e non c'è un aumento di tasse, capisco che non ci siete abituati, ma è così”. “I sindaci dicono che ci sono tagli, ma non è vero”. “Ci sono stati 18 miliardi di tasse in meno nel 2015. Nel Def proseguiamo su questa linea”. “Chi non ha mai pagato è può, deve pagare un po' di più e chi ha sempre pagato deve riavere”. “Ci sarà una sorta di quattordicesima in busta paga”.

“Il passato e il suo ricordo possono intralciare gli indirizzi politici dei governi. Vengono pertanto revisionati, ristrutturati o sepolti. A distanza di anni e di decenni hanno comunque la pessima abitudine di riemergere, di riprodursi con sembianze a volte deformate ed effetti tali da seminare sgomento e provocare reazioni anomale e controproducenti in Occidente. Il mondo musulmano vive ancora la nostra recente esperienza in Algeria e nel Medio Oriente, ma conserva una memoria genetica di un passato non troppo lontano, di persecuzioni e del sangue versato dopo la Seconda Guerra Mondiale. E prima o poi quella memoria tornerà a tormentare la coscienza del mondo occidentale.” 

Nell’articolo precedente “Sono un bancario…non un banchiere” ci eravamo lasciati su un’ipotesi di un percorso di lotta per contrastare l’offensiva dell’ABI che doveva materializzarsi nella proclamazione di 2 giorni di sciopero della categoria.  

“Esiste un paese dove si vive bene, dove la qualità della vita è migliore perchè si lavora meno e si guadagna di più, dove c’è più tempo libero da poter spendere per sé stessi, per la famiglia e per gli altri, senza dover affrontare grosse rinunce da scontare poi in busta paga.

Roma e l'Italia, manco a dirlo, nel dopoguerra si muovono prevalentemente in bicicletta. Il mito futurista della velocità per ora può tornarsene in cantina. Qualcuno, dunque, decide di festeggiare quel primo anniversario della Liberazione anche con una corsa ciclistica: l'Unione Velocipedista da un lato e i partigiani, molti dei quali in bicicletta hanno fatto la Resistenza, dall'altro.  L’Unità

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Davanti al possibile accordo (da ratificare entro il 30 giugno) tra le potenze del G5+1 e la Repubblica Islamica dell’Iran, i “negoziati” come base per la risoluzione dei conflitti nel sistema di relazioni internazionale tornano al centro dell’azione politica.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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