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La quinta lezione del corso “Pandemia nel Capitalismo del XXI secolo” ha visto la partecipazione dello psicologo argentino Duarte del Partito socialista dei lavoratori dell’Argentina, la cui relazione ha riguardato i rapporti tra dialettica e scienza in relazione all’attuale pandemia da Covid-19.

Prosegue la pubblicazione del ciclo di incontri relativi alla relazione tra pandemia e capitalismo, nel quarto incontro si focalizza l’attenzione sull’ambito sociologico e su come dunque la pandemia è destinata ad avere impatto sulla società.

Ancora oggi la pandemia sta sulla cresta dell’onda. Prodotta dal Coronavirus SARS-CoV2, che ha come esito il Covid-19, sta facendo morti in tutto il mondo, colpendo soprattutto quegli strati sociali che, per le loro stesse condizioni di vita, non sanno come difendersi.

I guasti ambientali non sono prodotti dall’umanità in genere, ma dal modo di produzione capitalistico. Il 10% della popolazione produce il 50% delle emissioni di CO2, ma il 75% delle ricadute negative graverà sui popoli del sud. Segue una postfazione di Rodrigo Andrea Rivas.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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