Dialogo con Karl Marx

Dialogo onirico di un compagno di Rifondazione con Karl Marx, suo alter ego, proiettato nel presente


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Un dialogo onirico di un compagno di Rifondazione con un Karl Marx, suo alter ego, proiettato nel presente e che ci propone alcune riflessioni, del tutto personali e soggettive, e che come tali vanno prese, sulla strada da seguire per chi si definisce oggi marxista e vuole continuare a lottare per il comunismo.

di Claudio Lalla

 

Nel mio lavoro di psicoterapeuta mi sono imbattuto in un sogno che un compagno di Rifondazione (di cui ovviamente salvaguarderò l’anonimato) mi ha riferito e che per il suo contenuto (con il consenso del paziente) sottopongo all’attenzione dei lettori. 

Il suo era un sogno molto lucido, in cui si trovava a dialogare con Karl, sì proprio lui, Karl Marx, il Moro. Nello stato onirico non si meravigliò tanto di questa straordinaria circostanza, quanto piuttosto di ciò che il Maestro gli andò dicendo. Ecco dunque la trascrizione che ho fatto del sogno narrato. 

Anzitutto il compagno notò che Karl era molto accigliato e ben presto ne scoprì il motivo. 

Karl, perché mi guardi così?

E me lo domandi? Cosa state facendo di tutto il mio pensiero?

Ma ti assicuro che siamo tutti marxisti!

Ma che m’importa delle vostre definizioni. Io stesso non mi definivo marxista …

Cosa c’è che non va? La scarsa quota di consenso sociale? Lo sai che abbiamo contro la borghesia, tutti i partiti, i mass media e i poteri forti.

Cosa vi aspettavate? Che risposte mi stai dando? E poi vi fate troppo importanti: di voi si sono quasi dimenticati. Il problema è che rischiate di diventare un fossile sociale, ve ne accorgete?

Perché, non pensiamo alla disoccupazione, ai bassi salari, al problema della casa, agli immigrati …?

Per favore, fermati. Sulle questioni sociali interverrò un’altra volta. Oggi voglio approfittare di questo poco tempo che ho a disposizione per parlarti di un altro problema. Secondo te, a che punto è arrivata la fiducia del popolo italiano nei confronti del ceto politico e delle istituzioni?

Sicuramente a quello più basso. Anche per questo speriamo di recuperare consensi.

Lascia perdere queste stupidaggini. Non pensare a qualche minicrescita del partito, ma piuttosto al cambiamento che esso dovrebbe promuovere nella società!

Cosa vuoi dire?

Si è creata una situazione analoga a quella che Friedrich descrisse per il Nord America: “Ci sono due grandi bande di speculatori politici che entrano in possesso del potere, alternativamente, e lo sfruttano con i mezzi più corrotti e ai più corrotti fini; e la nazione è impotente contro questi due grandi cartelli di politicanti che si presumono al suo servizio, ma in realtà la dominano e la saccheggiano”.  Voglio dire che nel momento in cui gli operai e la gran parte del popolo italiano non solo non hanno più fiducia nei partiti ma nemmeno nel sistema di rappresentanza che essi hanno incarnato è forse giunto il momento di proporre qualcosa di nuovo, no?

Un ritorno al vero spirito della Costituzione, e così?

Macché … Bisogna andare avanti, non guardare indietro. Caro compagno occorre lottare per delle nuove regole del potere.

E quali?

Quelle che ci vennero indicate dai comunardi.

Karl, siamo nel 2015 …

Apposta, siamo nel 2015, e quelle idee sono oggi molto più socialmente comprensibili e attuabili che non nel 1871.

A che idee ti riferisci, precisamente?

Dovrebbero essere eletti non solo i rappresentanti politici, ma anche tutti i pubblici funzionari. Dei primi e dei secondi dovrebbe inoltre essere attuabile in qualsiasi momento la revoca del mandato; non più la separazione dei delegati dai loro mandanti. Nota bene compagno che per funzionari intendo soprattutto qualsiasi persona che occupi un posto di direzione all’interno dell’apparato statale.

E cioè …?

Dirigenti della pubblica amministrazione, direttori sanitari, presidi delle scuole, ecc. ecc.

Ma potrebbero essere anche bravi.

In tal caso avranno nuovamente un mandato, ma questa volta da parte della cittadinanza, cui in futuro dovranno rispondere. Cosa avete fatto fino ad oggi? Accordarvi per piazzare qualcuno dei vostri. Quale pensi che sia il mio parere su ciò?

Forse è meglio lasciar perdere …

Sì, forse è meglio. D’altra parte, laddove i cittadini stessi potessero decidere in prima persona sulle varie questioni sociali, dovrebbero avere il potere di farlo. Dobbiamo promuovere l’autodeterminazione del popolo, che dovrebbe partecipare permanentemente alle scelte pubbliche. Quando parlo di redistribuzione del potere intendo quindi la conquista progressiva di più ampi spazi di democrazia sociale oltre che politica. Compagno, non sono le solite belle parole: sono nuove modalità concrete attraverso cui le decisioni possano essere assunte in prima persona dal popolo o le decisioni dei delegati controllate attraverso la revoca del mandato. La questione fondamentale oggi è quella del potere, nel senso che va deciso se esso spetta a un qualsiasi ceto politico oppure all’insieme della società civile. Una volta risolto questo passaggio, allora la strada per la soluzione dei vari problemi sociali sarà aperta. Occorre oggi conquistare nuovi diritti politici per poter accedere ai diritti sociali. Bisogna avviare il processo di estinzione dello stato perché si estinguano con esso le ingiustizie di questa società e, progressivamente, la stessa proprietà privata che ne è all’origine. 

Scusa, ma non capisco. L’estinzione dello stato non doveva avvenire dopo una fase in cui un potere centralizzato esercitava la dittatura contro le classi reazionarie?

Dall'idea blanquista che ogni rivoluzione è opera di una piccola minoranza deriva automaticamente la necessità di una dittatura dopo il successo dell'insurrezione. Una dittatura che non viene esercitata naturalmente da tutta la classe rivoluzionaria, il proletariato, ma dal ridotto numero di coloro che hanno compiuto il colpo di mano e che, a loro volta, ancora prima, sono sottoposti alla dittatura di una o più persone. Si vede bene come Blanqui sia un rivoluzionario di una generazione precedente a quella comunarda. Queste idee sul procedere degli avvenimenti rivoluzionari sono in ogni caso decisamente sorpassate. Ricorda: Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi bensì il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Ebbene, tale movimento si realizza in modi e tempi diversi e non può essere ingabbiato in una visione preconcetta. L’abolizione dello stato di cose presente può prendere avvio, come sto dicendo, da un cambiamento rivoluzionario e democratico delle regole che riguardano il potere sociale, cioè delle forme in cui si attuano le decisioni sociali. 

Ma gli operai, le donne, i giovani, gli anziani ci capiranno?

Certo che vi capiranno, perché proporrete loro quello che è già maturato nella loro mente. Ciò vi farebbe anche guadagnare un bel po’ di consenso, anche se non è questo l’essenziale, perché il partito dovrebbe essere solo uno strumento di trasformazione sociale. Per molti di voi è diventato una sorta di feticcio, quasi un mezzo per affermare un desiderio di identità o per scatenare piccole voglie di rango personale. Ai tempi in cui scrissi il “Manifesto del partito comunista” per partito intendevamo la parte sociale che si riconosceva nelle idee comuniste, non certo un’organizzazione politica. Tant’è vero che poi  io e Friedrich entrammo nel partito socialdemocratico tedesco e fummo sempre nettamente contrari alle sette comuniste dei duri e puri. Insomma, fate tanto i comunisti e poi non siete in grado di riconoscere che i tempi sono ormai maturi per attuare in Italia una transizione a una diversa ed effettivamente democratica gestione del potere? Non serve denunciare la corruzione. Credete forse che gli Italiani abbiano bisogno di voi per venire a sapere della sua esistenza? E’ necessario proporre la soluzione. Se il popolo non si fida più della politica intesa come cosa affidata a un ceto politico, non dovrete proporvi voi come nuovo ceto, ma chiedere quanto è necessario per fare a meno di un ceto politico, il più possibile, e per ridimensionare drasticamente il potere di quello che ancora permarrà per un certo tempo. Lo capite? Coerente con questa linea sarà allora la richiesta dell’abolizione dei diritti acquisiti e dei privilegi che in questi anni il ceto politico ha accumulato. Sarete coerenti e credibili. Sapete capire le priorità?

Ma i proletari, i giovani disoccupati vogliono soluzioni ai problemi che vivono giorno per giorno: il salario che non basta a sopravvivere, il pericolo dei licenziamenti, la disoccupazione …

Ma anche per questo vi appoggeranno. Sanno che non hanno nulla da attendersi da questo ceto politico. Quindi saranno ben lieti di sentirsi proporre il cambiamento delle regole decisionali da applicare nella sfera sociale e in quella politica laddove quelle nuove si baseranno sulla democrazia diretta e sulla revoca del mandato.  

Qui termina il sogno del compagno. Appena svegliato, resosi conto della natura dell’evento, trasalì e volle anticipare la nostra seduta. Mi chiese subito se il suo sogno non potesse essere interpretato in qualche forma simbolica:  freudiana, lacaniana, Junghiana o altro.  Dovetti dirgli che francamente non vedevo simboli, allegorie o metafore che potessero dare un’interpretazione altra da quella letterale. Fu allora che mi pregò di  fare da intermediario e di proporlo alla redazione de “La città Futura”, cosa che come vedete ho eseguito. Non credo che il sogno del compagno sarà facilmente pubblicato. Io ho comunque assolto all’impegno preso. 

Nota

Le idee espresse da Marx sono tratte soprattutto da La guerra civile in Francia, del 1871. Il giudizio sui due partiti che si contendono il potere negli USA fu espresso da Engels nella sua Introduzione a “La guerra civile in Francia”, del 1981,  mentre quello sui blanquisti lo possiamo trovare sempre in Engels ne “Il programma dei fuorusciti blanquisti della Comune”, del 1873.

 

30/10/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Claudio Lalla

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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