Il baratro

Appuntamento estivo con le “poesie di classe” di Giuseppe Vecchi.


Il baratro Credits: tg24.sky.it

C’è un baratro
oltre la strada
che uccide i ricordi.
La strada che vi porta
è ampia e spaziosa:
uno strano odore la tiene.
Si allarga sempre più
cancella intorno ogni cosa.
Ai lati stanno appesi
canestri di beni
Pinocchio e Lucignolo
vi giocano ignari.
La sovrasta una luce
che abbaglia ed illude.
Ma l’illusione maggiore è credere
che non abbia un prezzo
e il prezzo è quel baratro.


Uomini saggi spiegano
che è necessario percorrerla
perché solo così
si vincono le miserie di ieri.
E invece la sua opulenza
grida dal palco
una ricchezza di miserie
perché avide mani
siedono sui troni
ove hanno posto il sigillo.


Se tutto intorno
si accendono fuochi
e anche le balene
vomitano plastica
che neppure un piccolo Geppetto
può trovarvi un angolo libero
dove fermarsi
a rimpiangere il mondo,
se la strada si apre
a ingoiare i paesaggi,
è perché un despota cieco
ci racconta una meta
che la Natura ignora
e ne freme ogni foglia
e ne piange ogni nube.


Leggi le altre poesie di classe di Giuseppe Vecchi

18/08/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Giuseppe Vecchi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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