Il Cile non dimentica Violeta Parra

Omaggio a Violeta e a tutte le donne che hanno lottato nella vita.


Il Cile non dimentica Violeta Parra

Il Cile è un paese lungo e stretto tra il mare e le montuosità delle Ande, così particolare per la sua angusta spaziosità territoriale e l’aria marina che lo rendono piacevole e meraviglioso alla contemplazione dei sentieri in fiore presenti fin su al deserto di Atacama: l’ammirazione nel visitatore è catturata fin da subito. Senz’altro i fiori, elemento di culto della natura cilena, contribuiscono ad arricchire la felicità della vita e, in modo particolare, le viole, che simboleggiano l’ammirazione e la vicinanza del Cile alla cantautrice popolare cilena Violeta Parra. Il suo nome di battesimo è Violeta Parra del Carmen Sandoval, nata a San Fabian de Alico (Ñuble) o probabilmente a San Carlos, il 4 ottobre 1917 (non è noto con precisione il luogo di nascita). Nicanor Parra, suo padre, era un insegnante di scuola elementare e cantante, sua madre, Clarisa Sandoval Navarrete, sarta, da vedova mantenne i suoi dieci figli. E’ grazie a quest’ultima che Violeta e i suoi fratelli si addentrarono nel mondo dell’arte: alla musica e alla poesia (si ricorda l'illustre Nicanor Parra, fratello di Violeta).

Sarà durante le sue composizioni musicali acclusi da accordi melodici che Violeta si concede una pausa nella speranza di fuggire dalla solitudine, riservandosi così uno spazio di fantasia e libertà dedicandosi a disegnare e ricamare con ago e fili di lana multicolore e a illustrare storie della sua esistenza e del suo popolo sulla stoffa: cosiddette arpilleras. Le arpilleras raccontano l’immaginario poetico e il reale magico, esercitano in lei un momento di separazione dalla sua malinconia, permettendole di ideare le canzoni, sbocciate dalle profondità del suo cuore, che poi l’hanno resa mondialmente conosciuta, come Grazie alla Vita.

Il prolifico talento musicale di Violeta Parra ha donato molto al suo paese e al mondo: il suo canto poetico policromatico della vita unita alla sua chitarra, fra tappeti, ceramiche e pittura, le permette di stabilire un solido rapporto di amicizia con l’arte, da cui non se ne potrà più separare fino agli ultimi istanti della sua esistenza mantenendo mani, voce e spirito sempre vivi, e permettendole di liberare le sue afflizioni. Era dotata di quel talento creativo particolare della donna sudamericana dalle radici indigene. Violeta agognava il paesaggio dell'Araucanía (terra dei mapuches, gli abitanti indigeni del Cile) suscitando in lei preamboli musicali, veri monologhi attorno al bosco dove l'artista si sottraeva con silenziosa riflessione verso la natura e le sue tradizioni. Viaggiò alla capitale, Santiago, in compagnia sempre della sua chitarra, dove conosce e sposa un ferroviere Luis Cereceda nel 1948, anche lui membro del Partito Comunista. Partecipano alla campagna presidenziale del serenense Gabriel González Videla che vinse grazie all’alleanza con i comunisti, in seguito paradossalmente Videla rinnegò il Partito dichiarandolo fuori legge. Separatasi da Cereceda, Violeta e il suo nuovo compagno, Luis Arce (sposi nel 1949), avranno due figlie Carmen Luisa e Rosita Clara. Nel 1954 vinse il premio Caupolicán e fece una tournée nell'Unione Sovietica. Poi a Parigi nel 1956.

Accede alla notorietà in Europa attraverso l’arte del ricamo dei tappeti, esposti al Museo del Louvre, senza ostentazioni e vanità, come volesse scusarsi, usando quell’altra forma di concepire l'arte: storie visive narrate in arpilleras autoctone. Le sue opere saranno annoverate tra le arti decorative, rappresenterà la prima donna artista latinoamericana a esporre nel museo nazionale francese.

Violeta sogna di essere una viaggiatrice con le sue idee politiche comuniste che con il tempo si moderano a causa della sua esperienza politica. Il suo sogno si realizza, va in giro per il mondo, non ci si sorprende nel sentirla su qualsiasi trasmissione radio o ascoltare qualcuno intonare la canzone leggendaria Grazie alla Vita. Violeta s’incoraggiò a strimpellare la chitarra, esultante esperienza, che la porta a esprimere melodie e a creare testi in cui affiora la sua sofferenza tra poesie esistenziali e canto popolare: diverrà il suo dono al pubblico.

La Violeta, così, con affettuosità la chiamavano i figli, i camerati e i cileni, a questo si aggiungeva il cognome Parra tipico della terra cilena, come il suolo stesso, fertile, e orgogliosa forse potremmo aggiungere Araucaria, e una famiglia che da generazioni ha nel sangue la musicalità. Nel museo del Louvre, i giornalisti le chiesero di spiegare una delle sue opere, candidamente risponse: la prima figura è una viola come il mio nome. E’ così che lei si definisce, pari a un fiore e a un colore.

Nel 1960 incontrò il musicista svizzero Gilbert Favré di sedici anni più giovane, un grande amore che tuttavia finì presto. Gilbert la lasciò e si recò in Bolivia, dove sposò una donna boliviana. Il suo amore fu strappato via. La sofferenza della donna abbandonata e tradita s’impadronì del suo cuore, da qui la prolificazione delle canzoni più memorabili di Violeta Parra come Volver a los dicisiete, Corazòn Maldito, Maldigo del alto cielo, Qué he sacado con quererte, Run Run se fue pa’l norte, El Gavilán. Nel 1961 fece una tournee con i figli Ángel e Isabel: ricordiamo che l’Italia la accolse a braccia aperte. Nel 1964 si esibisce al Louvre, Parigi. Tornò in Cile nel 1965. Una delle figlie ricorda la luce negli occhi della madre quando si recavano al mercato a comprare lana colorata e fili, erano gli unici elementi che la trasportavano alla sua pace interiore, insieme alla musica, indispensabile per continuare a vivere. Nel 1966 viaggiò in Bolivia. La solitudine e la disperazione la sommersero. Il 5 febbraio 1967 non riuscì a sfuggire alla soprafazione del dolore dell’amore perduto tale da portarla al suicidio…



Il canto e il suo nome di cantante di donna illustre vive nei Cileni

Grazie alla vita, che mi ha dato tanto

Mi ha dato due stelle che quando li apro ...

Violeta fiorisce, e continuerà a germogliare con il suo candore e la sua arte come un amato fiore delle terre Cilene e del mondo,

ancora oggi il popolo cileno si unisce attorno alla figura della Viola.

VIOLETA PARRA

Omaggio a Violeta e a tutte le donne che hanno lottato nella vita e nella loro esistenza.

14/10/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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