Il mercato

Un topo, un rapace, un idolo vuoto, un tunnel: ecco a cosa il poeta paragona il mercato, un involucro di sangue e sudore lastricato di lustrini.


Il mercato Credits: primocanale.it

Quello che stiamo sprecando è tempo di vita, perché quando io compro qualcosa non lo faccio con il denaro, ma con il tempo di vita che hai dovuto utilizzare per guadagnare quel denaro

Pepe Mijuca

Il mercato è un topo
che esce da una fogna
e ci grida: Venite, venite
qui ogni sogno si avvera!
Anche l’outlet più luminoso
è soltanto una fogna.
Le merci non sono neutrali:
alcune esprimono sudore non pagato
altre grondano sangue
o portano i segni delle mani di bimbi
molte nascondono sigle
occultate in scatole cinesi,
strumenti che il capitale
usa per destabilizzare
e piegare al suo volere.

Il mercato è un uccello rapace
che protende gli artigli
sino a strappare il cuore
che batte nel petto del mondo.
Che importano le vette di neve
i mari azzurri di pesci
le praterie cosparse di boschi!
Tutte hanno un dio del sacrificio
un altare ove saranno immolate.

Il mercato è un idolo vuoto
che ti solletica il naso
e ti accarezza le guance.
Nelle sue mani l’inganno più folle
che perseguita gli uomini.
È un grattacielo nero
che sovrasta le strade
muto come un’ombra,
grifagno come un consiglio d’amministrazione
di una multinazionale della frutta
o delle armi
pauroso come una guerra
spietato come la carta bollata
che sancisce una proprietà
e strangola un villaggio indio.

Il mercato è un tunnel
scavato nel ventre dei continenti
in fondo al quale la luce annega
in una schiavitù senza riscatto possibile.
Fantasmi ubriachi
percorrono i suoi sentieri
ricolmi solo di illusioni
come quelli dell’Eden.
“E non ci sono verità” lungo “i sentieri dell’Eden”


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13/05/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Giuseppe Vecchi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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