Intelligenza artificiale, parliamone

L’interesse per l’evoluzione scientifica ed economica con nuovi strumenti coinvolge il futuro del lavoro e deve essere all’ordine del giorno delle scelte politiche.


Intelligenza artificiale, parliamone Credits: http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-2931375/Bill-Gates-says-fear-robot-uprising-Microsoft-founder-says-agrees-Elon-Musk-dangers-AI.html

TEL AVIV. Giornali, periodici e programmi tv non specialistici si sono interessati nelle ultime settimane dell’evoluzione scientifica dell’informatica e della robotica, della fisica e della matematica che si occupano di intelligenza artificiale. Tematica che è legata alle prospettive del lavoro e che, obbligatoriamente, chiama in causa anche la politica e le sue scelte economiche. Parlarne e scriverne diventa necessario.

Incontrando scienziati che dalle aule universitarie ai laboratori di ricerca studiano la materia si soddisfa la curiosità e si comprende quanta strada c’è da percorrere per colmare almeno un po’ la profonda ignoranza sulla tematica.

Quando parliamo di intelligenza artificiale descriviamo, innanzitutto, quell’insieme di studi e di tecniche che sono pertinenti, da un lato, all’informatica e, dall’altro, alla ricerca di logica matematica senza dimenticare le implicazioni di natura filosofica e sociale, dunque coinvolgenti la politica economica. Questo perché parliamo della realizzazione di attrezzature, macchine, programmi per la soluzione di problemi con la riproduzione di attività specifiche dell’intelligenza umana simulandone il comportamento.

La storia della scienza fa risalire al 1950 la nascita del concetto di intelligenza artificiale quando A. M. Turing espose, sulla rivista “Mind”, la prova per verificare l’intelligenza di una macchina tramite un test: un uomo pone domande a un soggetto non visibile e non riesce a distinguere se le risposte provengono da un altro essere umano oppure da una macchina, allora la macchina deve essere considerata intelligente.

Dovremmo anche parlare del concetto di intelligenza perché anche oggi non c’è una precisa definizione universalmente accolta del concetto di intelligenza. È per questo che la ricerca sull’intelligenza artificiale si articola su due correnti. Una è quella dell’intelligenza artificiale “forte”: un computer correttamente programmato può essere munito di un’intelligenza non distinguibile da quella umana. Per questo c’è chi sostiene che la mente umana è il prodotto di una serie di calcoli eseguiti dal cervello e il ragionamento sarebbe riconducibile a un calcolo. L’altra corrente è quella dell’intelligenza artificiale “debole”: un computer o un robot non saranno mai in grado di competere con la mente umana e, men che meno, esserne simili, potranno soltanto simulare alcuni processi cognitivi umani senza, però, riuscire a riprodurli nella loro complessità. È l’essere umano, in altre parole, che elabora l’algoritmo per risolvere il problema che deve affrontare mentre la macchina implementa il programma. Altri sostengono che la macchina possa adeguarsi alla soluzione del problema postole costruendo automaticamente gli algoritmi necessari.

Allora, i meccanismi tipici dell’intelligenza umana – deduzioni, ragionamento analogico, generalizzazioni, apprendimento – possono essere nella capacità della macchina per la gestione e l’elaborazione? Si arriverà al giorno in cui le facoltà cognitive dell’essere umano saranno nell’intelligenza di uno strumento meccanico?

Occorrerà emulare le proprietà funzionali e fisiologiche del cervello e delle sue cellule, attraverso le reti neurali artificiali. C’è chi, in varie parti del globo e in rete con colleghi impegnati nelle identiche ricerche, sta studiando la fattibilità di qualcosa su cui scrissero nel 1956 J. McCarthy – che inventò il linguaggio di programmazione LISP – e M.L. Minsky a proposito di intelligenza artificiale. Il matematico austriaco Hans Moravec (1948), uno tra i pionieri della robotica, dice che una macchina isolata dal mondo o anche soltanto collegata ad altre macchine tramite una rete computerizzata non potrebbe sviluppare una capacità di pensiero classificabile come intelligenza.

L’intelligenza artificiale potrebbe essere raggiunta soltanto da robot (anche non di forma umanoide) che si muovono interagendo con l’ambiente circostante con l’uso di sensori e bracci manipolatori. La ricerca continua a svilupparsi, in settori della robotica, con il riconoscimento e la sintesi della voce umana, il riconoscimento e la classificazione delle forme elaborando informazioni raccolte da sensori visivi.

Dopo aver incontrato persone di scienza e coscienza, mi vengono in mente dibattiti di politici, non solo nostrani, e dubito sulla serietà di affidare a loro il mio ormai breve futuro, ma penso a quello delle mie figlie e dei miei nipoti e dei giovani delle loro generazioni…

11/11/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-2931375/Bill-Gates-says-fear-robot-uprising-Microsoft-founder-says-agrees-Elon-Musk-dangers-AI.html

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L'Autore

Guido Capizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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