Leggere: forte!

La lettura per i più piccoli è un importante strumento di crescita che permette, attraverso la relazione con l’adulto nel momento della lettura condivisa, lo sviluppo sia della coscienza di sé e del proprio mondo interno, sia del pensiero critico verso il mondo esterno.


Leggere: forte!

Leggimi subito, leggimi forte
Dimmi ogni nome che apre le porte
Chiama ogni cosa, così il mondo viene
Leggimi tutto, leggimi bene
Dimmi la rosa, dammi la rima
Leggimi in prosa, leggimi prima

Bruno Tognolini [1]

Che i bambini non amino leggere è una credenza di comodo, cui troppo spesso gli adulti sembrano arrendersi quando non riescono a trovare il modo di avvicinare i propri figli e allievi alla lettura. 

Chi conosce bene il mondo dell’infanzia, però, sa quanto ciò sia fuorviante perché i bambini amano la narrazione e la amano ancora di più quando essa è accompagnata da immagini accattivanti.

Convinto di ciò, il prof. Federico Batini, titolare della Cattedra di Pedagogia sperimentale dell’Università di Perugia, ha elaborato una progettualità che ha suscitato l’interesse della Regione Toscana. Da questo incontro fortunato è nato: “Leggere: Forte!”, uno stimolante progetto che già da due anni (nonostante il Covid) coinvolge numerosissime sezioni e classi di nidi e scuole dell’infanzia disposte su tutto il territorio regionale, promuovendo una formazione sistematica del personale docente, un aggiornamento della bibliografia primaria (testi per bambini, albi illustrati, silent book etc.) e secondaria (manuali e spunti di approfondimento sulle modalità della lettura a voce alta, sulla tempistica etc.).

Già al termine del primo anno è stato evidente il risultato assolutamente positivo dell’iniziativa. Onestamente, nei servizi 0-6 si legge molto e il rapporto con il libro viene da sempre incoraggiato e sostenuto, ma la formazione preliminare e i test di controllo somministrati con cadenza settimanale ai responsabili dei gruppi-sezione hanno avuto il merito di incoraggiare ancora di più la diffusione della lettura e di alzare il livello a cui educatori e insegnanti si sono spinti.

Chi lavora con i bambini, infatti, sa che la lettura è un momento “magico”, in cui i bambini entrano nelle pagine dei libri che gli vengono letti e vi si immergono totalmente. Ciò che ci ha insegnato “Leggere: forte!” è che la lettura ha effetti “magici” anche sul tempo. Dimenticato il famigerato quarto d’ora di attenzione, che sarebbe il limite massimo per i bambini in questa fascia d’età, con “Leggere: forte!” abbiamo sperimentato sessioni di lettura sempre più lunghe (anche di 55 minuti, nel terzo anno di nido) e partecipate dai bambini e dalle bambine. 

Poiché, però, il pubblico è pur sempre composto da bambini piccoli, il prof. Batini ci ha insegnato a rispettarne le peculiarità e a investire su di esse per incrementare l’interesse e la condivisione. Durante il primo anno di “Leggere: forte!”, quindi, noi educatori e insegnanti ci siamo “ricordati” che:

- per essere ascoltata, una storia deve essere interessante o comunque toccare temi cari agli ascoltatori. Dai bambini di due-tre anni, per esempio, le storie sul Lupo sono sempre amate perché esorcizzano la paura e stimolano la curiosità. Per fortuna, in Italia l’editoria per l’infanzia è di un livello davvero molto alto e, oltre a produrre opere, gli editori traducono i migliori testi provenienti dall’estero, raggiungendo così un numero di titoli belli e stimolanti davvero invidiabile.

- la ripetizione di una storia non è mai ripetizione in sé ma approfondimento, familiarizzazione. I bambini ci chiedono di leggere alcuni testi anche molte volte in un giorno, e noi li assecondiamo. Se, infatti, abbiamo scoperto insieme un nuovo personaggio o una storia, vogliono entrare frequentemente a contatto con essa e farsela ripetere. Il successo dell’iniziativa è chiaro quando un bimbo si impossessa del libro e inizia a “leggerselo”, riconoscendo pagina dopo pagina lo svolgersi della vicenda.

- i bambini sono pur sempre bambini, e quindi esseri altamente mobili e fisici. Ciò comporta che per loro la posizione seduta non è sempre la migliore ma che per ascoltare una storia si può contemporaneamente costruire una torre di costruzioni, preparare il caffè alla maestra, vestire un bambolotto e, perché no, correre per la stanza. Ciò ha richiesto un cambio di impostazione per molti educatori, abituati a concepire la lettura come un momento di calma in cui le voci si abbassano e magari si riesce a non sforzare le corde vocali. Il prof. Batini ci ha insegnato che tutto ciò è sbagliato e che, se vogliamo davvero stimolare i nostri bambini e guadagnare la loro attenzione, dobbiamo accettare i loro limiti e le loro potenzialità.

- la lettura è un dono che facciamo ai bambini; è un momento di totale condivisione ed empatia e per questo deve essere eseguita con tutta la serietà e la professionalità di cui siamo capaci. Se facciamo ciò con cura, vedremo i nostri bimbi ascoltare a bocca aperta, ridere, stupirsi, aver paura, arrabbiarsi e commuoversi. Ciò favorisce lo scambio di emozioni e la liberazione da rabbia, frustrazione o tristezza, da cui anche l’infanzia è visitata.

- il libro è un oggetto mobile, non necessariamente per interni. Sì, anche questo abbiamo imparato: che la lettura è bella ovunque, sia dentro che fuori. Il giardino, per esempio, è una cornice fantastica per una narrazione. I bambini possono sedersi, sdraiarsi sull’erba oppure seguire la vicenda mentre scavano buche o preparano ottime zuppe di terra e sassi. La nostra voce, allora, accompagna il gioco e rende tutto il gruppo coeso: sia chi si siede sulle gambe della maestra, sia chi si sdraia con la pancia a terra, sia chi gioca da solo partecipa all’ascolto e si concentra sulle vicende narrate.

Forse per chi non lavora a contatto con l’infanzia tutto ciò può sembrare fin troppo scontato, facile o, perché no, di poco valore, ma non è così. Leggere ai bambini, infatti, significa liberarsi di tutte le proprie convinzioni e certezze e accettare che qualcuno, peraltro piccolo, non si ponga con sguardo rapito di fronte a noi, bevendo alla fonte del nostro sapere; significa incoraggiare l’autonomia dei nostri bambini e scendere dal piedistallo dell’educatore che dispensa il sapere sulle regole della vita. Come in molte altre occasioni, sono i bambini a insegnare a noi e a mostrarci la via migliore per entrare in contatto empatico con loro.

- i libri sono meravigliosi oggetti unisex. Così come i giocattoli, non esistono libri per maschi e libri per femmine; le storie belle toccano la sensibilità di tutti. Le principesse vanno benissimo per i maschi, che magari si identificheranno nel principe ma sentiranno la storia comunque loro; il Lupo, anche se nelle fiabe è sempre maschio, è un eroe per tutti e viene richiesto con pari frequenza da maschi e femmine. Negli albi per i più piccoli appaiono sempre più spesso padri accudenti e affettuosi, rappresentati con grembiuli da cucina, intenti a preparare la cena o badare ai propri bambini. Ci sono storie in cui compare solo il papà e ciò rafforza il suo ruolo nella quotidianità dei piccoli. Non c’è più, per fortuna, la mamma onnipresente e indispensabile. Anche in questo senso, i bambini attraverso la lettura ci insegnano ad abbandonare stereotipi e rigidità di genere e ci incoraggiano ad intraprendere percorsi di accoglienza e fluidità.

- il libro è il migliore passaporto per conoscere realtà diverse, incuriosirsi a esse e scoprire che, al di là del colore della pelle o della lingua parlata, ogni bambino è assolutamente uguale ad un altro, portatore di valori, tradizioni, vissuti e, perché no, fragilità. In una società sempre più multietnica (malgrado tutto e tutti), ciò aiuta a creare un clima di accoglienza e di rispetto. Come recita un bellissimo albo di alcuni anni fa [2], al di là di tutto “ogni bambino ha dieci dita alle mani e dieci dita ai piedini”. Piccoli cittadini del mondo crescono nei servizi e nelle scuole.

Credo comunque che l’aspetto fondamentale del leggere ai bambini sia rappresentato dalla “complicità” che crea tra noi e loro e di cui loro sono perfettamente consapevoli. È chiaro, infatti, che l’adulto che apre un libro di fronte ai bambini si mette a completa disposizione, sia fisicamente che intellettualmente. È, in qualche modo, un momento di resa incondizionata in cui si abbassano i toni e si interrompe qualsiasi altra attività. E, davvero, non è importante come i bambini si pongono. Qualcuno, caparbiamente, vuole seguire la lettura in braccio all’adulto, impedendosi di fatto di vedere il libro: evidentemente basta la voce o, forse, il contatto fisico unito alla voce stessa è molto più appagante delle immagini. Altri rimangono in piedi, in prima fila, impedendo la visione agli altri. Noi cerchiamo di placare la rabbia di chi sta dietro e cerchiamo di mettere tutti seduti, ma sbagliamo perché evidentemente, in quel momento, la storia è troppo interessante e coinvolgente e per il bambino è indispensabile stare in piedi. Anche noi, quando alla tv sentiamo una notizia importante, rimaniamo impettiti di fronte allo schermo, no? E allora, semplicemente, possiamo incoraggiare chi rimane dietro a spostarsi leggermente e recuperare la completa visibilità.

La lettura a voce alta con i bambini richiede, è inutile nasconderselo, anche una buona dose di pazienza. Il fatto stesso di leggere molte volte la stessa storia può annoiarci ma ciò non deve scoraggiare. Se un gruppo di bimbi, o anche solo un bimbo, richiede continuamente lo stesso libro, è perché esso suscita qualcosa di profondo, richiama temi familiari oppure, al contrario, introduce tematiche nuove. O, magari, è semplicemente molto bello. Leggere è un dono che facciamo loro e quindi dobbiamo accettare che sia il destinatario a scegliere il regalo. La nostra funzione, fondamentale, è stata quella di mettere in campo una scelta articolata e ricca, stimolante e divertente. Sta al bambino, adesso, scegliere cosa, in questo preciso momento, risuona di più in lui e lo coinvolge come persona. E anche come vuole ascoltarlo.

I genitori dei nostri bambini ci raccontano che alcuni personaggi sono ormai entrati nella quotidianità famigliare, arricchendola. Ecco allora che a Babbo Natale e alla Befana vengono chiesti libri nuovi e che, quando si esce insieme, ci si ferma in libreria a vedere se c’è Rosicchio il mostro dei libri [3], Il mammut nel frigorifero [4], A caccia dell’orso [5], Che rabbia! [6] etc…

Talvolta i libri sostituiscono la tv o il tablet per il rito dell’addormentamento serale. Ciò è particolarmente prezioso perché crea un momento di scambio esclusivo tra genitori e figli e favorisce una vicinanza appagante per entrambi.

Insomma, senza voler esagerare con l’entusiasmo, credo fermamente che “Leggere: forte!” sia un bellissimo regalo che è stato fatto non soltanto alle bambine e ai bambini toscani ma anche a tutti gli adulti che ruotano intorno a loro. 

 

Note:

[1] Tognolini, B., Valentino Merletti, R., Leggimi forte, ed. Salani.

[2] Oxembury, H., Dieci dita alle mani, dieci dita ai piedini, ed. Il Castoro.

[3] Yarlett, E., Rosicchio, il mostro dei libri, ed. I Sassi Junior.

[4] Escoffier, M., Il mammut nel frigorifero, ed. Babalibri.

[5] Oxen, M., Oxembury, H., A caccia dell’orso, ed. Mondadori.

[6] D’Allancé, M., Che rabbia!, Babalibri.

26/02/2021 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Silvia Fuochi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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