Lenny Bottai in semifinale mondiale per il titolo SuperWelter IBF

Saranno le 18 a Las Vegas quando il pugile livornese Lenny Bottai salirà sul ring per provare a  conquistarsi la soddisfazione di raggiungere la finale del titolo mondiale IBF, sottraendola ad un avversario temibile, Jermall Charlo, 24enne, con un attivo di 19 vittorie di cui 15 per ko. Lenny, “il campione del popolo”, prova l’assalto al cielo

 


Lenny Bottai in semifinale mondiale per il titolo SuperWelter IBF

Lenny, “il campione del popolo”,  sfida lo statunitense Jermall Charlo a Las Vegas. Più di 18mila spettatori assisteranno all’incontro alla MGM Grand Arena della “Sin City”. Diretta Domenica14 Dicembre ore3.00 su Italia 1


 

Saranno le 18 a Las Vegas quando il pugile livornese Lenny Bottai salirà sul ring per provare a  conquistarsi la soddisfazione di raggiungere la finale del titolo mondiale IBF, sottraendola ad un avversario temibile, Jermall Charlo, 24enne, con un attivo di 19 vittorie di cui 15 per ko. Lenny, “il campione del popolo”, prova l’assalto al cielo. In quegli States che rappresentano l’olimpo della boxe, Lenny è arrivato con un misto di eccitazione  e scetticismo: “Questa è cosa che fuoriesce dallo sportivo, è idea e limite personale. Al di la della felicità di essere in un tempio della boxe, che tuttavia si sta mostrando diverso, il resto, intendo fuori, non rappresenta per me nulla di attrattivo. Luci, colori, macchinoni. Sprechi di tutto e barboni a bordo strada senza assistenza minima. Azzardo, cibo spazzatura, e molte cose a costi irrisori, perché quello che paga tutto il mondo per questa gente, ha frutto solo qui, dove le macchine sono 3000 a benzina minimo e nel mondo si muore di fame o guerra per il loro petroli ”,  scrive sulla sua pagina fb, da cui aggiorna i suoi numerosissimi sostenitori quotidianamente.

A Las Vegas racconta di aver ricevuto, assieme al suo team, un’accoglienza a dir poco deludente: non è stata messa a disposizione una palestra e il pugile si è dovuto arrangiare ad allenarsi nei corridoi dell’albergo, con l'aria condizionata a 12 gradi e relativi ovvi problemi muscolari e nervosismo. Inoltre non gli è stata neppure fornita la possibilità di usufruire della bilancia ufficiale, elemento essenziale per la preparazione dei boxeur. Insomma una mancanza di professionalità quantomeno imbarazzante, stando a quanto lui stesso e la squadra denunciano sul social e alle telecamere di Showtime. Lenny resta concentrato sul match ma non è escluso che queste mancanze rappresentino mere tecniche finalizzate a distoglierlo mentalmente e fisicamente. Già, perché Lenny (alias Mangusta) non è temuto solamente per i suoi pugni ma anche per i colpi che assesta da sempre a quel sistema sociale che proprio non gli va giù, fatto di privilegi, sperequazioni, disuguaglianze e arroganza: lo stesso che tutti noi viviamo quotidianamente sulla nostra pelle e che è così perfettamente incarnato e ipocritamente esibito nello sfarzo farraginoso, marcio e nauseante della nota città yankee. “Si è persa fiducia nella forza della collettività e questo rende difficile cambiare un ordine imposto e basato sull'individualismo.”

Il pugile è costantemente affiancato da quel Lenny-uomo che non rinnega mai e che, anzi, accompagna da sempre con lucida intelligenza e coscienza la sua carriera dagli esordi nella palestra vicino casa nel lontano 1990, sino ad oggi. Il progetto che Lenny porta avanti e che lui stesso definisce come “proveniente dal basso”, mira in un modo o nell’altro ad avvicinare le persone allo sport e al tempo stesso a creare condivisione, spirito di collaborazione e consapevolezza collettiva, motivandole anche metaforicamente alla lotta. Non è un caso che l’amore per la sua Livorno sia totalmente ricambiato dall’intera città, in particolare negli ambienti popolari e antagonisti (oltre a quelli più prettamente sportivi) in cui Lenny è estremamente conosciuto, apprezzato e seguito.

Acume, coscienza di classe, prontezza, provocazione, correttezza, semplicità, serietà e capacità di entrare-restare in connessione col territorio e con le persone comuni in 173 centimetri d’altezza: Lenny Bottai è anche tutto questo e noi non possiamo che tifare per lui a pugno chiuso.

13/12/2014 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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