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Appuntamento estivo con le “poesie di classe” di Giuseppe Vecchi.


Numero Credits: dvs-europe.eu

Per qualcuno era un dio
scivolato sulla sabbia del mare.
Ma i tempi cambiano
se 1 è il solo Dio
3 le sue persone
come 3 furono gli dèi
che ressero il Cielo
se sempre gli stessi sono i numeri
che legano le stelle
muta il mondo degli uomini.
Così 100 è disdicevole
come e più che mangiar fave
col 41 gioca a dadi il diavolo
mentre il 67 sta nel divenire.
A qualcuno importano i numeri soltanto
non valuta che ogni granello di sabbia
ha un volto e una parola
una storia segreta da raccontare
un viaggio sofferto a cavallo del vento.
Per questo noi preferiamo dire,
come il Che:
“non sono un economista,
sono un comunista”.

Leggi le altre poesie di Giuseppe Vecchi

28/07/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Giuseppe Vecchi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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