Principessina

Quando la fame e l'emarginazione sono ovunque cresce forte negli sfruttati l'istinto rivoluzionario


Principessina Credits: La Libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix

Perché, principessina,
per onorare i tuoi domini
bruci al calore del cero
la verità scritta
dei tuoi incontenibili vizi
ed adorni il nascondiglio
del tuo timido delirio
con leggiadri petali
di bianchicci gigli?

Perché nascondi,
principessina,
le ingiustizie
e le penurie
dietro l’oscura ombra
della tua finta passività?

Perché lo fai, se già sappiamo,
principessina,
che sei ingiusta,
viziosa, vanitosa e sporca,
in quanto vediamo che il colore rosa
della tenera carnagione
che ricopre le tue viscere
copre e tinge di menzogne
quelle imprese
di questa gloria tua
così piena di funesta invidia
coperta di miseria augusta?

Ah, principessina!
Non ti avvertì tuo padre re
che quando si ha fame
non c’è gerarchia
né tantomeno legge?

Tuo padre non ti disse
che non si alimentano
gli stomaci vuoti
con linguaggio barocco,
bellissimi gigli
e vincendo a scacchi?

Ah, piccola principessina!
Te l’abbiamo detto: non vogliamo
i diamanti del tuo anello,
né l’argento che ricopre il tuo collo,
non vogliamo l’oro della tua corona,
che si confonde con il biondo sole dei tuoi capelli.

Vogliamo la tua testa
dispiegando un manto
sul suolo di Madrid
del colore della nostra bandiera.

I tuoi gigli
adorneranno la tua tomba
tra i calori freddi
del vuoto inferno.

Le tue ceneri
saranno il sale
di questi guerrieri,
soldati romani
e del mondo intero,
che lavorarono
la tua opulenza e le tue ricchezze
e per i quali non hai mai avuto
un minimo apprezzamento.

Le tue urla,
che quando erano nostre
erano frivoli suoni
intrinseci nella natura,
saranno l’armonia
del nostro inno,
la musica della nostra povertà
alla quale solo facesti attenzione
per non inciampare in quella
con le tue scarpe nuove
ostentando la tua regalità.

E le tue lacrime
salvaguarderanno la cultura
di modo che non ci sia mai più siccità
in questo settore dell’agricoltura.
Pioggia della nostra storia,
con quelle ricameremo la tua sconfitta
e sigilleremo la nostra fortuna!

(L’orologio rallenta il suo tic-tac
sembra sia già giunta la sua ora.)

Si scioglie la tua corona,
finalmente i lavoratori si liberano
e gridano vittoria
perché si sciolgono anche con essa
il ferro e l’acciaio
di catene, blocchi e manette.

Ah, principessina,
noi volevamo
sfilare come celebrità
sul liquido delle tue cervella
del colore di questa bandiera.

(Tutta l’ingiustizia
sparisce nel fuoco
e si sommerge tra le fiamme
il profondo eco
del suo eterno perdono.)

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Traduzione dallo spagnolo di Clara Gallego Rodríguez e di Simone Rossi

17/05/2020 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: La Libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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