Ricordo di Giacomo Zolla, l’antifascismo che non muore

Il 26 ottobre di cinque anni fa a Soriano nel Cimino la cittadinanza dava l’ultimo saluto a Giacomo Edmondo Zolla.


Ricordo di Giacomo Zolla, l’antifascismo che non muore

Il martedì 26 ottobre di cinque anni fa, alle 15,00, presso il Duomo di Soriano nel Cimino (Viterbo), sotto una pioggia scrosciante, la cittadinanza dava l’ultimo saluto a Giacomo Edmondo Zolla. Comunista, partigiano e tipografo, la sua attività è stata, e rimane, fondamentale per testimoniare gli anni della guerra e le lotte dei comunisti.

di Silvio Antonini

Giacomo Edmondo Zolla era nato nella cittadina dei Cimini il 5 settembre 1924. Il padre, un artigiano di idee socialiste, gli aveva dato il nome del Martire Matteotti, di cui da poche settimane si erano trovati i resti mortali in località Quartarella, e di uno zio minatore emigrato, da poco caduto sul lavoro.

L’incontro con la cospirazione avviene praticamente nell’infanzia, negli anni cosiddetti del Consenso. Ad incuriosirlo sono soprattutto alcune celebri figure di confinati a Soriano. Uno era Nicola Bombacci, dirigente Pcd’I poi passato al fascismo, un altro era Gregorio Agnini, tra i primi cinque socialisti eletti alla Camera dei deputati, che aveva partecipato ai Fasci siciliani. Un giorno, vinta la timidezza, Zolla gli si era avvicinato. Dirà a riguardo, commovendosi: “Mi ricordo che lo fermai lungo la passeggiata. Proprio come Pirandello (che villeggiava a Soriano n. d. a.), co’ i’ pizzo, molto alto. Dico: “Lei è l’onorevole Anigni?”. Me carezzò i’ mento e dice: “Io sono Gregorio Agnini”. Insomma, me fece un effetto più questo personaggio che incontrai che tutti i libri che ho letto dopo, e allora ecco l’attrazione per il socialismo”.

Sempre nell’infanzia si reca da apprendista presso l’officina meccanica di Settimio David, Maestro della Banda musicale del paese, perseguitato politico, comunista e con una lunga carriera di militante che affondava le radici nell’inizio del Secolo breve, quando aveva inaugurato il locale Circolo socialista Giordano Bruno. Proprio in quest’officina Zolla trova tra gli scaffali L’Almanacco socialista del 1918. Gli si apre letteralmente un mondo, poiché nelle sue convinzioni di bambino, credeva che l’Antifascismo fosse una cosa circoscritta a Soriano, tra gli artigiani e gli scalpellini. Avviene così l’incontro con le generazioni precedenti di cui Zolla assorbe soprattutto la cultura positivista. Inizialmente diffidente, per via della propaganda di regime, verso il marxismo, legge Herbert Spencer, altri autori di analogo orientamento, ed entra i contatto con suoi coetanei, laddove la cospirazione consisteva principalmente nello scambio di letture ritenute compromettenti.

L’attività prosegue nel periodo bellico, quando la cerchia di giovani antifascisti si allarga. Alla notizia della deposizione di Mussolini, il 25 luglio 1943, anche Soriano, come il resto del Paese, si riempie di gente festante, speranzosa nella caduta del fascismo e nella fine della guerra. Zolla e compagni festeggiano alzando un po’ il gomito e, intonando Bandiera rossa, si recano presso la locale batteria contraerea, chiedendo ai militi di togliersi i fasci littori dalle mostrine. Questi puntano loro il fucile e ne segue un parapiglia che non degenera grazie all’energico intervento di alcune donne. Zolla ricorderà di una previsione fatta in quel frangente dalla guardia comunale che, lasciando intuire d’essere informata sugli orientamenti politici dei sobillatori, esclama: “Tanto io se me levo la camicia nera sotto so’ de i’ Re; voi sarete sempre de Stalin!”.

Così Zolla viene richiamato alle armi. Sarà sempre sua convinzione che la chiamata sia avvenuta su delazione dei fascisti locali, in quanto era iscritto al Distretto militare di Roma.

L’8 Settembre coglie Zolla a Cuneo. È in un Cinema assieme agli altri commilitoni quando si inizia a mormorare dell’Armistizio. Si pensa che sia una trovata di alcuni per fregare i posti a sedere. Finché non si sente una tromba che suona la riturata. I soldati formano un corteo spontaneo in cerca di informazioni, fanno per tornare a casa, si fingono civili ma i tedeschi li bloccano e li caricano sui treni, nei vagoni bestiame, per deportarli nei campi di concentramento in Germania. Nel trambusto, Zolla ricorda di essersi trovato per un attimo a fianco un uomo che poi ha scoperto essere Duccio Galimberti.

Alla stazione di Torino, i soldati gettano dai vagoni le placche di metallo alla Croce Rossa per farle recapitare ai familiari; Zolla, che non ne dispone, scrive “Sono prigioniero dei tedeschi” su un foglietto che la Croce Rossa riesce a far giungere ai genitori. Le condizioni del viaggio si presentano subito disumane: mancano acqua e aria e, in più, saputo dei bombardamenti a tappeto in Germania, in molti temono di perdere la vita. Così, avviene ciò che si sta verificando in altre tratte: un soldato prende l’iniziativa, crea uno spazio allargando le lamiere del treno, si fascia dei vestiti attorno alla testa e, non appena il treno rallenta, si butta; lo seguono man mano tutti gli altri, tra cui Zolla, che si rifugia presso dei contadini nel Piacentino.

Qui lavora nei campi per ricambiare l’ospitalità e scrive a casa usando un nome di donna. Non appena riesce, torna a Soriano, ove inizia l’attività partigiana. Partecipa alla fondazione della banda Domenico David (nipote di Settimio) - Calogero Diana (Carabiniere) , che, in collegamento con il raggruppamento Monte Soratte, compie atti di sabotaggio, diffusione della stampa clandestina di tutti gli orientamenti, anche quelli non Cln come “Bandiera rossa” (di cui molte copie sono state conservate da Zolla, nella collezione privata), e protezione dei militari sbandati, ricevendo dopo la Liberazione attestati di encomio dalle Forze alleate. Una banda che vede in prima linea soprattutto i giovani, mentre i più grandi avevano un atteggiamento più attendista. Settimio David sosteneva: “Quann’è ora basta un fischio e se radunano tutti quanti”, ma per quel fischio bisognerà aspettare ancora un po’. Intanto si discute anche sugli assetti dell’Italia futura, e quando a Zolla i compagni parlano della Svolta di Salerno e della linea dettata da Palmiro Togliatti, si chiede, non avendolo mai sentito menzionare prima: “Chi sarà, dico, ’sto Togliatti?” (Partito comunista italiano, Storia della Federazione di Viterbo, Gli Anni del Dopoguerra, Testimonianze e documenti, a cura di Quirino Galli, Viterbo, 1984, p. 56).

Zolla, il 9 maggio 1944, è arrestato su delazione, come renitente, e rinchiuso nel carcere di S. Maria in Gradi di Viterbo. Qui è testimone dei terribili bombardamenti alleati sul carcere del 27 maggio. Quella notte, l’agente di custodia era stato scaraventato via dallo spostamento d’aria , quando un detenuto, un aviere sardo, anziché mettersi in salvo, apriva le celle degli altri carcerati. Siamo ormai alla Liberazione: inizi di giugno del 1944. Per il Viterbese il passaggio del fronte sarà caratterizzato dagli eccidi e dalle stragi per mano nazifascista e dai bombardamenti alleati. Il 5 giungo a Soriano vi saranno più di duecento morti sotto le bombe, poiché la gente, convinta che gli aerei fossero diretti a Viterbo, non si recava più nemmeno nei rifugi e correva in piazza per assistere alle acrobazie aeree.

Con l’arrivo degli Alleati, Zolla, entrato nel Pci, s’impegna nella ricostruzione, in una Soriano pesantemente devastata dai bombardamenti e dove la sezione Pci, nella disorganizzazione generale, rappresenta l’unico punto di riferimento per la cittadinanza. Zolla è eletto segretario del locale Fronte della gioventù, l’organismo fondato da Eugenio Curiel per raccogliere i giovani delle forze Cln. Della sconfitta del Fronte popolare alle Politiche, Zolla, che aveva avviato una tipografia, conserverà una stampa in legno con lo scudo crociato su cui poggia il fascio littorio, utilizzata con i compagni per stampare manifesti alla notizia dei risultati. Nel 1951 entrerà nel Consiglio provinciale per il Pci; sarà anche consigliere comunale a Soriano.

Nella cittadina, dal 1948, si era verificato un fatto alquanto singolare, destinato ad avere rilievo nazionale, soprattutto presso la stampa reazionaria e conservatrice, in pieno livore anticomunista: l’esplodere della “questione titina”. A Soriano era di villeggiatura l’addetto stampa dell’Ambasciata jugoslava in Roma, certo De Franceski, entrato presto in contatto con i comunisti locali portandone alcuni su posizioni anti - Cominform. Tra questi, Domenico David e lo zio Settimio. Ne segue un’aspra lotta, tra diffide ed espulsioni. Settimio David sarà riabilitato, a seguito della riconciliazione di Belgrado con Mosca, ma la ferita non si sanerà più ed egli finirà nei repubblicani, con un forte sentimento d’ostilità verso il Pci. Zolla rimarrà comunque sempre in affettuosi rapporti con lui.

Verso la metà degli anni Sessanta, l’autodidatta Zolla inizia a lavorare per una pubblicazione di respiro storiografico sui comunisti di Soriano. Ne esce quella che è, senza ombra di dubbio, la principale monografia su Antifascismo, Resistenza e Ricostruzione nell’Alto Lazio: 30 anni di storia e di lotte dei comunisti di Soriano nel Cimino, 1936-1966, uscita nel 1972. Fondamentale anche perché, in appendice, l’autore vi inserisce le memorie autobiografiche di alcuni comunisti della provincia, che in certi casi risalgono fino agli anni Dieci e di cui non si sarebbe potuta avere altrimenti informazione. Una pubblicazione ormai citata in innumerevoli tesi di laurea e pubblicazioni.

Con gli anni Ottanta, anche Zolla inizia ad intuire l’avanzare, per quanto lento, del revisionismo strumentale, frutto di un quadro sociale e politico in mutazione. Proprio nel 1980 sente l’esigenza di inviare una lettera al periodico vicino alla Federazione Pci in merito al VII volume dei Quaderni della Resistenza laziale, dedicato al Viterbese, a cura di Bruno Di Porto e uscito qualche anno prima. Ne contesta un certo pressappochismo e la limitatezza delle testimonianze citate (Ricostruzione “parziale” della resistenza viterbese, “Quaderni viterbesi”, I, 1980, 5, p. 3).

Sarà proprio quello della memoria storica l’aspetto su cui Zolla si concentrerà negli anni successivi, anche con ulteriori interventi sulla stampa. Nel 2002 pubblica Quei vent’anni dell’Era Fascista; più che una monografia, un’integrazione del precedente lavoro fatta di fotocopie rilegate, metodo che ha utilizzato anche per altre recenti uscite, come Soriano nel Cimino durante l’occupazione tedesca, Settembre 1943 - giungo 1944.

Negli ultimi anni della sua vita, Zolla ha messo a disposizione la propria testimonianza per pubblicazioni cartacee e audiovisive editate con la collaborazione del Comitato provinciale Anpi, come il documentario Antifascismo a Viterbo e in Italia, Storia e cronaca, da cui sono tratti alcuni dei virgolettati qui riproposti, la mostra fotografica di Daniele Vita Morale della favola, Raccontare la Resistenza oggi (2008) - con lo spettacolo teatrale di Ferdinando Vaselli ad essa collegato, La Cerimonia -, e l’omonima pubblicazione a cura di Marco Trulli (Purple Press, 2009) che ne è seguita.

Il 24 ottobre 2010 si spegneva così, all’età di 86 anni, una personalità, schiva e riservata, di alto profilo morale, politico e civile, la cui opera ha fornito alla storiografia e alla memoria collettiva, locali e non, strumenti dal valore inestimabile.

16/10/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Silvio Antonini

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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