Un Asilo nelle Periferie: la lezione di Giuseppe Terragni

In un contesto di valorizzazione della Pinacoteca Civica di Palazzo Volpi, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Como in collaborazione con l’Istituto Comprensivo Como Centro Città propone la mostra “Giuseppe Terragni per i bambini: l’Asilo Sant’Elia”, aperta al pubblico fino al 4 novembre.


Un Asilo nelle Periferie: la lezione di Giuseppe Terragni

L’idea di dedicare una mostra all’Asilo Sant’Elia, capolavoro dell’architettura razionalista comasca progettato da Giuseppe Terragni a partire dal 1934 e realizzato nel 1936, nasce dal ritrovamento nei depositi della Pinacoteca e dell’Asilo Sant’Elia di alcuni arredi d’epoca, a misura di bambino, in parte realizzati su disegno dello stesso Terragni.

Di qui l’interesse di presentarli al pubblico – dopo un attento lavoro di recupero e restauro – riuniti e contestualizzati insieme per la prima volta a testimoniare le grandi novità architettoniche con cui l’architetto comasco risolse la sfida di una progettazione con finalità sociali a Como negli anni centrali del Ventennio fascista.

Alla luce di più aggiornate acquisizioni della scienza pedagogica e dell’igiene pubblica, non disgiunti dai dettami del fascismo, il progetto di Terragni si confrontava con il problema di qualificare in modo architettonicamente innovativo uno spazio urbano – diremmo oggi una periferia urbana – da destinare a spazio collettivo per l’infanzia: un Asilo appunto, inserito nei “Borghi”, i quartieri popolari di insediamento misto residenziale/lavorativo di Como, una città lombarda di medie dimensioni in via di ampliamento negli anni Trenta del Novecento.

Nell’intento dei curatori Paolo Brambilla e Roberta Lietti, la mostra comasca “Intende far conoscere al visitatore la modernità del progetto di Terragni, profondamente sensibile alle esigenze dei ‘piccoli uomini’ e anche la particolare valenza sociale dell’Asilo Sant’Elia, concepito in una zona periferica allora particolarmente povera di Como e destinato a bambini le cui madri, oltre al pesante lavoro casalingo erano impegnate come operaie negli opifici tessili della zona.

Immersi in un sottofondo sonoro rielaborato dal regista Mario Pagliarani a partire dalle voci registrate dei bambini che ancor oggi frequentano l’Asilo Sant’Elia a Como, i visitatori possono visionare fotografie d’epoca, materiale progettuale di Giuseppe Terragni, articoli giornalistici e testi critici di architettura – come quello di Sartoris dal titolo “Luci sulla scuola moderna” – accanto a stampati promozionali relativi alla posa della prima pietra dell’asilo avvenuta il 21 maggio 1936 nel “rione Sant’Elia” alla presenza del Quadrumviro Cesare Maria De Vecchi, il ministro per l’educazione nazionale dell’epoca.

Di particolare interesse e curiosità sono gli arredi originali dell’Asilo in mostra, dai tenui colori pastello, tra cui spiccano quelli disegnati da Terragni, concepiti su scala “infantile” e a uso delle maestre, come la sedia Larianarealizzata qui nella versione in compensato laccato bianco di produzione Columbus, Milano; oppure la scrivania modello 183CS in vetro con armadietto e lettino per visita medica rielaborato da Terragni e sempre prodotti da Columbus, Milano. Episodi progettuali di arredo d’interni immaginati dall’architetto razionalista comasco, noto in tutto il mondo, come un unicum funzionale con l’edificio, soluzione che Terragni aveva già adottato per la Casa del Fascio realizzata a Como centro tra il 1932 e il 1936, meta di visite da tutto il mondo.

Completato e inaugurato nel 1937, l’Asilo Sant’Elia è un’architettura a corte aperta, in rapporto diretto con lo spazio esterno e la natura, che si pone come “prototipo della nuova scuola italiana”, caratterizzato dall’uso del vetro, del vetrocemento e del linoleum – materiali allora considerati all’avanguardia.

Come si apprezza dalle belle foto d’epoca in bianco e nero, l’Asilo è costruito in muratura su una gabbia strutturale in cemento armato e caratterizzato dall’alternarsi arioso e luminoso delle superfici bianche intonacate con quelle trasparenti delle grandi, moderne vetrate, il complesso degli edifici si sviluppa in orizzontale, mantenendosi basso sempre sotto i 5 metri e articolandosi fra un cortile centrale e il semplice giardino immerso nel quartiere.

Nel corpo principale sono distribuiti gli spazi dell'atrio, lo spogliatoio e i servizi. Oltre alle aule affacciate direttamente sul giardino, ci sono ampi spazi per il gioco, soleggiati o protetti da grandi tende, accanto al refettorio e alle cucine e, naturalmente, all’indispensabile palestra. Dalle facciate emergono intelaiature, pensiline, elementi leggeri, volutamente staccati per dialogare con i volumi.

Quello dell’Asilo Sant’Elia – intitolato al promettente progettista e pittore futurista comasco Antonio Sant’Elia, scomparso prematuramente nel corso della prima Guerra Mondiale – è un episodio di progettazione architettonica di Giuseppe Terragni che va inscritto nel contesto del Gruppo Como-Milano 8 che riuniva i migliori esponenti del Movimento Razionalista e aveva vinto il 1° Premio al Bando di Concorso nazionale per la redazione del Piano Regolatore di Como, indetto il 28 ottobre 1933.

Il gruppo dei progettisti era costituito da architetti fondatori del gruppo comasco MIAR (Movimento Italiano Architettura Razionale), quali Giuseppe Terragni, Pietro Lingeri e Cesare Cattaneo e dall’ingegnere comasco Gabriele Giussani, insieme ad altre interessanti personalità di formazione milanese come Piero Bottoni, il piacentino Luigi Dodi, il modenese Alberto Mario Pucci e Renato Uslenghi.

Il Piano Regolatore per la Como in espansione fra le due guerre redatto dai valenti progettisti del Gruppo Como-Milano 8 si ispirò dunque ai principi funzionalisti proclamati nei CIAM, i Congressi internazionali di Architettura Moderna di cui l’italiano Alberto Sartoris era stato fra i promotori, e alla Carta di Atene, la cui stesura nel corso del IV CIAM del 1933 – sulla nave Patris II nel corso della traversata Marsiglia-Atene e ritorno, cui parteciparono Bottoni e Terragni – rappresentò il testo fondatore dell'architettura e dell'urbanistica moderna.

La Carta di Atene enunciava infatti la “metodologia analitica delle funzioni”, mezzo indispensabile per migliorare le condizioni di esistenza nella città moderna, che avrebbero dovuto consentire lo svolgere armonioso delle quattro funzioni umane: abitare, lavorare, divertirsi e spostarsi. La “zonizzazione” rappresentava lo strumento moderno di cui i progettisti si avvalevano per raggiungere una specializzazione nelle funzioni urbane.

Scrive Piero Bottoni in “Urbanistica” -Quaderni della triennale. Il piano di Como: “II piano di Como è stato studiato in base ai più moderni concetti dell'urbanistica ed è attualmente in corso di esecuzione. Esso lascia pressoché immutato il carattere dell'antico nucleo romano e si limita nell'immediata zona attorno a esso a una regolamentazione delle strade principali del traffico. Il piano è stato studiato in modo da creare, al di fuori della città e in corrispondenza delle zone industriali e turistiche, dei quartieri di ampliamento, atti a diminuire l'esagerato e ingiustificato accentramento di popolazione nel vecchio nucleo cittadino. Nei nuovi quartieri di ampliamento, sono naturalmente possibili soluzioni urbanistiche rispondenti alle esigenze della vita moderna”.

In particolare, sempre secondo Bottoni, Terragni si occupò degli aspetti relativi alla meteorologia, alla densità territoriale, alla natalità (assieme a Cattaneo), alla demografia (poi completata da Bottoni) e agli aspetti relativi alla struttura economica della città. Una progettazione funzionalista, ecologica e integrata che vede nell’Asilo Sant’Elia un esempio cospicuo destinato a lasciare una consapevole traccia nell’architettura moderna.

23/06/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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