Cultura

Una vita spesa per la causa del partito comunista italiano.

Pubblichiamo a puntate, a cura dello studioso gramsciano Lelio La Porta, quelle che furono le maggiori censure ed omissioni rispetto a quanto realmente accaduto, direttamente attingendo dall’analisi critica dei testi scolastici del periodo fascista.

La riforma de la scola (terza parte)

Prosegue l’indagine sull’operato del famoso dirigente del PCI. La grave crisi economica del ‘73 aveva imposto l’adozione di pesanti misure restrittive: quarant’anni fa, così come oggi, non si parlava che di austerità.

La riforma de la scola (seconda parte)

Stefano Garroni, un comunista, un militante, ma anche uno studioso e fine intellettuale.

La riforma de la scola

Er Fisolofo a l’ostaria 

Lo studio della figura di Davide Lazzaretti da parte di Gramsci nei quaderni è finalizzato ad analizzare alcune difficoltà, nonché alcune caratteristiche, del movimento generato dalle classi subalterne nel momento in cui ricercano una propria autonomia politica.

Prosegue la riflessione, avviata nello scorso numero, sull’apporto storico dato da György Lukács allo sviluppo del marxismo, in occasione del centoventesimo anniversario della sua morte. 

L’intreccio tra nozione di cultura e ideologia buonista è sempre funzionale alla conservazione del sistema sociale storicamente dominante. La ricerca di identità parziali, che sono frutto dell’ideologia piccolo-borghese, è determinata dalla necessità di attribuire significato ad un processo storico che appare sempre più incomprensibile e incontrollabile, e di una ricerca di riconoscimento, da parte di singoli gruppi e categorie, all’interno del sistema. 

De più nu’ sse pò

La mostra attualmente in corso al MACRO di Roma ripropone lo straordinario e poliedrico percorso dell’artista Toti Scialoja, che ha spaziato come pochi nell’incredibile vicenda artistica del Secondo Novecento italiano ed internazionale. 

Diciamo la verità: il film di per sé stesso è davvero poca cosa. Un'opera di maniera, fiacchissima, con due interpreti di successo, Morgan Freeman e Diane Keaton, molto sazi degli allori già mietuti; una regia convenzionale di Richard Loncraine (che pure ha nel suo curriculum un Orso d'Argento a Berlino nel 1996 per il suo originale “Riccardo III”), parzialmente ingentilita da una bella fotografia ad opera di Jonathan Freeman. 

Seguendo l’invito di La Porta a riprendere la riflessione proviamo a fornire un breve profilo di uno dei massimi esponenti del marxismo novecentesco: György Lukács.

Recensione del libro Perla Critica di Gianfranco Pala 

La ricorrenza del centoventesimo anno dalla sua morte, può essere una significativa occasione per sottolineare il deciso ruolo svolto da Friedrich Engels (1820-1895) nello sviluppo, nella diffusione del marxismo e nell’ascesa del movimento dei lavoratori. 

Fuochi d’artificio in pieno giorno, un bel film che consente, involontariamente, allo spettatore più attento di riflettere sulle tragiche contraddizioni di un paese in cui si sta affermando, non senza resistenze, il modo capitalistico di produzione, con la sua ideologia improntata all’utilitarismo individualista. 

“Essere stato minatore non te lo togli mai di dosso, come la solidarietà vissuta sottoterra che ti entra dentro; come la polvere sottile carica di silice che respiri e che ti resta nei polmoni per tuta la vita. “ 

Con questo approfondito e attento studio sulla figura di Lukács nella sua tempestosa epoca storica, il prof. La Porta intende contribuire alla ripresa della riflessione e del confronto teorico intorno a uno dei massimi esponenti del marxismo novecentesco.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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