Lettera aperta a Ferrero, alla Segreteria Nazionale ed al CPN

L'esito del CPN del 15 e 16 novembre, che ha respinto il documento proposto dalla Segreteria Nazionale, impone la riapertura della discussione politica nel nostro partito, a partire dal prossimo Comitato Politico Nazionale. Il momento che vive il partito è assai grave, per molti aspetti drammatico, e noi ci rivolgiamo a tutti voi, compagni e compagne, con spirito di sincera unità, per chiedervi di farvi carico fino in fondo dell’esigenza di sintesi politica fra le diverse proposte e sensibilità esistenti nel nostro partito, evitandogli i traumi di rigidità, forzature, strappi, che il Partito non sarebbe oggi in grado di sopportare.


Lettera aperta a Ferrero, alla Segreteria Nazionale ed al CPN

L'esito del CPN del 15 e 16 novembre, che ha respinto il documento proposto dalla Segreteria Nazionale, impone la riapertura della discussione politica nel nostro partito, a partire dal prossimo Comitato Politico Nazionale. Il momento che vive il partito è assai grave, per molti aspetti drammatico, e noi ci rivolgiamo a tutti voi, compagni e compagne, con spirito di sincera unità, per chiedervi di farvi carico fino in fondo dell’esigenza di sintesi politica fra le diverse proposte e sensibilità esistenti nel nostro partito, evitandogli i traumi di rigidità, forzature, strappi, che il Partito non sarebbe oggi in grado di sopportare.

Cari compagni/e,
l'esito del CPN del 15 e 16 novembre, che ha respinto (con 54 contrari, 50 favorevoli ed 1 astenuto) il documento proposto dalla Segreteria Nazionale, impone la riapertura della discussione politica nel nostro partito,  a partire dal prossimo Comitato Politico Nazionale. 

Il momento che vive il partito è assai grave, per molti aspetti drammatico, e noi ci rivolgiamo a tutti voi, compagni e compagne, con spirito di sincera unità, per chiedervi di farvi carico fino in fondo dell’esigenza di sintesi politica fra le diverse proposte e sensibilità esistenti nel nostro partito, evitandogli i traumi di rigidità, forzature, strappi, che il Partito non sarebbe oggi in grado di sopportare. 

D’altra parte, la ricerca della sintesi è da sempre il primo compito di ogni gruppo dirigente comunista. Uno sforzo di vera sintesi politica, e non solo qualche aggiustamento formale, è oggi più necessario che mai per dare una prospettiva al PRC e garantire un consenso interno più ampio sulle scelte e sulla stessa gestione del partito. Noi pensiamo, ad esempio, che le risoluzioni del CPN debbano considerarsi approvate solo se ottengono la maggioranza assoluta dei compagni/e votanti. 

La proposta di un “nuovo soggetto unitario della sinistra e dei democratici”, così come presentata dal segretario Ferrero, ci appare non solo inadeguata rispetto alle questioni poste dalla crisi e dal conflitto di classe, ma addirittura controproducente rispetto alla stessa possibilità di avviare processi unitari con molti dei nostri interlocutori politici e sociali; si tratta infatti di una proposta politicista, tutta centrata ancora una volta sul “contenitore”, sugli aspetti organizzativi (doppio tesseramento) e sulle scadenze elettorali (con tanto di cessione di sovranità da parte del partito), anziché sulla chiarezza dei contenuti e sulla centralità delle pratiche sociali: a questo proposito deve farci riflettere seriamente il grave insuccesso della manifestazione di piazza Farnese del 29 novembre. 

Occorre far tesoro delle passate esperienze (ad es. “Rivoluzione Civile”) e smettere di rincorrere generici quanto evanescenti contenitori politici, nei quali il partito dovrebbe mimetizzarsi, sfumare il proprio ruolo e finire di fatto con lo sciogliersi, anche al di là delle migliori intenzioni..

Riteniamo che la necessaria e non facile costruzione di uno schieramento di sinistra  alternativa non possa realizzarsi con progetti deboli o con scorciatoie politiciste, ma debba  soprattutto basarsi sul radicamento sociale e l'internità ai conflitti, a partire dai luoghi di lavoro, su un programma di concreti obiettivi immediatamente comprensibili dai ceti popolari (sempre più sfiduciati e senza riferimenti) e assumendo un chiaro profilo anticapitalista e alternativo al PD.

Noi pensiamo infatti che sia oggi necessaria e possibile una coalizione sociale e politica della sinistra di opposizione, capace di coinvolgere, senza forzature organizzative nei confronti dell'autonomia e del  ruolo di ciascuno, tutte le diverse soggettività che animano l'opposizione al Governo Renzi ed all'Europa della BCE; una coalizione sociale e politica che sappia rivolgersi a quanti non stanno col PD e non coltivano l'illusione di rifondare il centrosinistra, una coalizione che non pretenda di cancellare il ruolo essenziale dei comunisti o limitarne l'autonomia politica ed organizzativa.

La durezza della crisi prodotta dal capitalismo ripropone infatti l'attualità della questione comunista e sfida la capacità dei comunisti di ricomporre un  blocco sociale di alternativa.

In questa prospettiva, non ha senso parlare di “cessione di sovranità” del partito, soprattutto quando ci troviamo di fronte ad un progetto politico fragile e generico. Altra questione è valutare di volta in volta (come già avvenuto) le scelte elettorali più opportune e coerenti, in relazione ai programmi, alle forze coinvolte, ai rapporti sociali, garantendo comunque la visibilità dei comunisti.ed una chiara collocazione di alternativa. Infine siamo convinti che il “doppio tesseramento” (con la conseguente e inevitabile formazione di doppi gruppi dirigenti e di doppie burocrazie), oltre al rischio di dare il colpo di grazia alle nostre fragili strutture organizzative, sia oggi  addirittura escludente nei confronti di molti soggetti sociali e di lotta che ci interessa invece coinvolgere nella coalizione.

Ma tutto questo ci impone di fare i conti con i nostri limiti, con  lo stato reale del partito (cominciando dalla situazione, preoccupante quanto trascurata, del tesseramento), perchè non ci può bastare lo slogan ricorrente “Rifondazione per l'oggi e per il domani”, divenuto ormai una parola vuota e consolatoria di fronte ad una realtà politica ed organizzativa sempre più sfilacciata e in declino, incapace di agire per mancanza di scelte conseguenti su questioni, come radicamento sociale, organizzazione, programmi di intervento, formazione politica, comunicazione, autofinanziamento, etc, tutti temi che dovranno essere al centro della prossima ed urgente Conferenza di Organizzazione.

Rifondazione del Partito e costruzione di un ampio schieramento anticapitalista sono le due priorità, tra loro strettamente connesse, su cui lavorare insieme per uscire dalla marginalità e rilanciare un ruolo utile dei comunisti. 

Per questo sono necessarie concrete e coraggiose scelte di cambiamento, a cui è chiamiato tutto intero il nostro gruppo dirgente, a cominciare dalla Segreteria Nazionale.

Patrizia Granchelli, Stefano Grondona, Daniele Maffione, Giacomo Marchioni, Gianluigi Pegolo, Roberto Preve, Bruno Steri, Sandro Targetti  

 

20/12/2014 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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