Sceneggiatura di un docu-scritto

Dai protagonisti, Giorgia Meloni e George Soros, a un contorno di personaggi che ci fanno raccontare una storia tragica.


Sceneggiatura di un docu-scritto

GERUSALEMME. Il documentario, la sua sceneggiatura, nasce spesso dal titolo. Ce lo suggerisce Ilaria Myr: “Giorgia Meloni e <Soros l’usuraio>, quando l’antisemitismo non ha bisogno della parola <ebreo>”. Si intuisce che due sono i protagonisti, conosciamoli.

Giorgia Meloni aveva 15 anni quando aderì al Fronte della Gioventù, i giovani fascisti del MSI, dal 1992 la sua strada è stata nella destra: al seguito di Fini e di Berlusconi che nel suo quarto governo la nomina ministro per la gioventù, è ancora stabilmente inserita nella destra come presidente di Fratelli d’Italia. George Soros di famiglia ebrea ungherese è del 1930, un vero e proprio squalo della finanza, politicamente sostenitore del movimento liberal del partito democratico USA, finanziatore di gruppi per i diritti umani molto chiacchierati per il ruolo nelle varie “rivoluzioni colorate”. ha sempre avuto un marcato interesse per la filosofia grazie al suo insegnante Karl Popper, così ha sviluppato e applicato la teoria della “riflessività” ai mercati dei capitali arrivando ad affermare di avere un quadro chiaro sulle “bolle speculative” e sul valore dei titoli di mercato con le discrepanze di valore utilizzate nelle Borse. Soros ha avuto un ruolo significativo nella transizione “pacifica” dal comunismo al capitalismo dell’Europa orientale dalla fine degli anni Ottanta del Novecento.

Un personaggio di primo piano nella sceneggiatura è il filosofo antimarxista Karl Popper.

Nacque a Vienna nel 1902 da una famiglia della media borghesia di origini ebraiche, studiò all’Università di Vienna. Da giovane fu attratto dal marxismo, entrando nell'Associazione degli Studenti Socialisti e nel Partito Socialdemocratico d’Austria che aveva adottato l'ideologia marxista. Fu, poi, deluso dalle restrizioni filosofiche del materialismo storico di Marx, divenne e rimase sempre un sostenitore del liberismo sociale.

Nel 1946 insegna logica e metodo scientifico alla London School of Economics, diventa grande amico dell’economista liberale Friedrich von Hayek, avrà tra i suoi allievi Soros.

Qui abbiamo finora incontrato una piccola politica italiana e tre rilevanti grandi personalità che hanno avuto e hanno a che fare con l’economia e, se si vuole azzardare, con l’incontro di filosofia, teorie e prassi economiche.

Adesso inseriamo anche un gruppo politico perché nel documentario ha un ruolo. Si tratta di Hamas, acronimo di Movimento Islamico di Resistenza, organizzazione palestinese di carattere politico e paramilitare considerata ufficialmente organizzazione terroristica da alcune nazioni nel mondo come Unione Europea, USA, Israele, Canada, Egitto e Giappone, ma non da altre come Iran, Russia, Cina, Svizzera, Brasile, Turchia, Qatar.

Fondata nel 1987 ai tempi della Prima Intifada come braccio operativo dei Fratelli Musulmani per combattere con atti di terrorismo lo Stato di Israele. Durante la Seconda Intifada (2000-2005) ha effettuato svariati attentati suicidi contro l'esercito israeliano e contro la popolazione civile dello Stato ebraico, che hanno provocato centinaia di vittime civili e militari. Hamas gestisce anche programmi sociali e ha guadagnato in popolarità nella società palestinese con la realizzazione di ospedali, scuole, biblioteche e altri servizi in tutta la Striscia di Gaza.

Lo Statuto di Hamas propone il ritorno della Palestina alla sua condizione precoloniale e l'istituzione di uno Stato palestinese, non opponendosi formalmente alla soluzione dei due Stati (Palestina e Israele). L’ala politica di Hamas ha descritto il suo conflitto con Israele come politico e non religioso, ma alcuni giornalisti e gruppi di opinione sostengono che lo Statuto di Hamas e le dichiarazioni dei leader di Hamas siano state influenzate da teorie complottistiche.

In questo quadro la protagonista Giorgia Meloni ha dichiarato che “Soros scende in campo per le elezioni europee finanziando con 200 mila euro il partito di Emma Bonino. Ha scelto la sinistra come alleata e noi sovranisti come nemici. Un grande orgoglio per Fratelli d’Italia: tenetevi i soldi degli usurai, la nostra forza è il popolo italiano”. Non serve molto per capire che questo messaggio di Giorgia Meloni sui suoi profili social è esplicitamente antisemita. Pur mancando la parola “ebreo” il quadro è sufficientemente completo: l’utilizzo della foto del finanziere ebreo ungherese odiato dai populisti e dai nazionalisti, la parola “usuraio” che viene utilizzata come insulto agli ebrei, il riferimento al popolo italiano contrapposto al finanziere ebreo, anche come richiamo all’idea secolare che gli ebrei non appartengano al popolo della nazione dove vivono, ma che tramino contro di essa.

“Questa è una dichiarazione antisemita macroscopica” afferma lo storico Elia Rosati. La Meloni si è assunta la responsabilità, lo ha capito? Possiamo dire che in vista delle elezioni europee la Meloni e il suo partito si sono apertamente schierati a favore del progetto di Steve Bannon, del quale è una tenace seguace? Intorno all’ex consigliere di Trump si stanno raggruppando conservatori retrogradi (come quelli che hanno partecipato al convegno internazionale sulla famiglia a Verona), con posizioni molto dure. “La Meloni sa bene di cosa parla e se usa questi termini è perché vuole intenzionalmente farlo” continua Rosati.

Abbiamo già avuto modo di scrivere della crescita dell’antisemitismo che accomunano sempre più coloro che li praticano. La vicenda Meloni è uno degli episodi che ci fa riflettere su come ancora oggi vengano utilizzati termini che richiamano chiaramente uno stereotipo antisemita, anche senza pronunciare la parola ebreo. Simone Fontana ha scritto un interessante saggio, “<Usuraio>, <circonciso>: il vocabolario antisemita della politica italiana”, dove richiama i giri di parole utilizzati dalla destra italiana per esprimere il proprio odio contro gli ebrei senza mai dirlo apertamente.

C’è la coordinatrice della sezione di Fratelli d’Italia di Nichelino (To) che ha detto “Anna Frank è un personaggio inventato, non è mai esistita. Basta guardare la casa di Amsterdam: solo un cretino può non accorgersi che è tutto inventato”. Ma il complotto pluto-giudaico-massonico si estende anche fuori dal mondo della destra fascista e razzista: il senatore del Movimento 5 Stelle Elio Lannutti e il dichiarato falso storico dei Protocolli dei Savi di Sion, Beppe Grillo che aveva paragonato la Shoah alle “migliaia di morti l’anno provocate dal sistema finanziario”.

Aggiungiamo nella sceneggiatura anche quello che è avvenuto a Parigi sabato scorso in occasione della Giornata della terra quando è stato sottoscritto l’impegno per una pace giusta e durevole tra Palestina e Israele.

E aggiungiamo anche un passaggio di economia. S’è scritto di Hamas, allora dovremmo sapere che Hamas sta reprimendo con forza una rivolta interna da parte degli abitanti della Striscia di Gaza, che stanno manifestando per chiedere un miglioramento delle condizioni di vita. In due settimane Hamas ha arrestato dozzine di manifestanti, picchiato gli attivisti e represso violentemente i media locali che scrivevano sui disordini.

Da quando è salito al potere nel 2007, le condizioni degli abitanti della striscia sono precipitate soprattutto a causa del blocco economico-sociale imposto da Israele. Ma è un fatto che i finanziamenti dati dalle forze straniere non sono stati investiti solo per le armi e i tunnel che servono per combattere Israele e sviluppare il contrabbando che spesso rimane l’unica tragica alternativa a disposizione per sopreavvivere. I soldi sono serviti anche per arricchire i suoi leader. Khaled Meshaal, capo di Hamas per vent’anni, ha una ricchezza personale di 2,6 miliardi di dollari depositati in conti del Golfo Persico. I milionari a Gaza sono seicento e uno è un capo di Hamas, Ismail Haniyeh che ha da poco comprato una villa a Rimal, quartiere ricco di Gaza city. E pure il suo vice, Mousa Abu Marzouk, ha una fortuna personale consistente.

Più che la parola “fine” dovremmo chiudere la sceneggiatura con la parola “continua”…

07/04/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Guido Capizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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