Milan-Inter, Derby cinese

Il calcio, sempre più altro rispetto a una partita di pallone, terra di conquista per la finanza internazionale.


Milan-Inter, Derby cinese

MILANO. Disse una volta il caro avvocato Peppino Prisco, storico tifoso dell’Inter, che “è vero, l’Inter nasce da una costola del Milan, infatti noi non abbiamo mai rinnegato le nostre umili origini”. Era l’inizio del secolo scorso e i primi derby milanesi accompagnavano l’avvio della storia del calcio, sport che in cento anni è diventato bandiera in gran parte del mondo. Hanno attraversato stagioni di eroi e periodi diabolici le due squadre di calcio di Milano. Adesso sono arrivati i cinesi, con i loro capitali: La famiglia Moratti, dal versante nerazzurro, e la famiglia Berlusconi, dalla parte rossonera, hanno lasciato: i costi del calcio internazionale anche per portafogli solidi della ricca borghesia milanese sono difficilmente sostenibili con il passare degli anni e, soprattutto, se non ci sono sperati successi. Così il derby “della Madonnina” è diventato un incontro finanziario tutto cinese. Un tempo non lontano il “mercato” nel mondo del pallone era quello dello scambio di giocatori, adesso è anche, forse soprattutto, il mercato borsistico.

Tra Milan e Inter, da un anno circa, il derby è anche finanziario, con in campo due gruppi cinesi che hanno investito nelle squadre di calcio della città. L’attenzione alla classifica, al mercato dei calciatori, le chiacchiere nei bar dove si impostano formazioni e partite, hanno lasciato il posto alle verifiche economiche sulle società dei maggiori azionisti. Il derby tra i nuovi padroni di Milan e Inter lo vincono, al momento, i nerazzurri. Sono le Borse e i mercati finanziari a passarci la notizia, si fidano molto di più di Zhang Jindong rispetto a Yonghong Li.

Dalle parti dello stadio Meazza a San Siro ci dicono che da una parte c’è un miliardario che ha investito nell'Inter, dall'altra c’è Yonghong Li, avvolto ancora nell’ombra del misterioso imprenditore cinese del quale i più non comprendono dove abbia reperito i capitali per acquistare il Milan. È stato lo stesso Li a intervenire sul sito ufficiale del Milan per difendersi da accuse, in realtà al momento infondate, di operazioni sospette nell'acquisizione della squadra da Berlusconi. I soliti ben informati sostengono che Li sia semplicemente un prestanome. Lui dice che "il processo di acquisizione di AC Milan si è sempre svolto con la massima trasparenza, regolarità e correttezza, con il supporto e la consulenza di advisor finanziari e legali di livello internazionale".

Qualche dubbio rimane e anche l’Uefa indaga. D’altra parte va ricordato che l’arrivo di Zhang nell'Inter è apparso dall’inizio lineare, mentre l’arrivo di Yonghong Li nel Milan è stato fonte di chiacchiere. Cosa sta succedendo nella Milano calcistica? Domanda sottesa a un altro quesito più generale: perché i cinesi stanno entrando nel mondo del pallone europeo e italiano? Perché questi ricchi cinesi scelgono di investire nel calcio piuttosto che in altri settori? Alcuni tra di loro si conoscono, come l'azionista di maggioranza dell'Inter Zhang Jindong che guida Suning Holdings Group con un fatturato che supera i 40 miliardi di euro all'anno. Altri sono sconosciuti anche ai mercati finanziari e al mondo economico globale, come Yonghong Li padrone del Milan.

Per qualcuno "non è un mistero che Mister Li sia un mistero, quasi come le sue miniere di fosfati e le partecipazioni in aziende cinesi quotate, presentate come credenziali sul tavolo delle trattative con Berlusconi ed evaporate in tutto o in parte", uscite dai mercati borsistici cinesi e dell’est. Si sa che Yonghong Li si è indebitato per almeno 300 milioni di euro a tassi elevati con l’hedge fund Elliott per poter pagare la famiglia Berlusconi e ora è costretto a rifinanziare questo debito in scadenza a ottobre 2018. Voci che si rincorrono nelle borse asiatiche e in Cina sono un po’ allarmistiche: Li non ha ancora trovato investitori e molte banche gli hanno chiuso la porta. Fuor di metafora, i cugini rossoneri rischiano di scendere in campo senza trovare la porta in cui segnare gol mentre la loro porta è senza rete.

27/01/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Guido Capizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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