Storie di quotidiana sopravvivenza

Vita, morte e miracoli di un di un operatore sociale, aderente al collettivo informale Garabombo, alle prese con un lavoro super sfruttato in una cooperativa sociale. Poco cooperativa e poco sociale.


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Introduzione

Garabombo è una piccolissimo collettivo informale di operatori ed operatrici sociali che vuole raccontare e raccontarsi le tante storie che accomunano da Aosta a Milazzo la faticosa, seppur appassionante, professione di chi, per scelta o per necessità è approdato in una cooperativa sociale nella quale quotidianamente rende possibile, con il proprio lavoro, con la propria creatività professionale, la propria capacità relazionale emotiva ed empatica, la vita meno faticosa e sofferente per le migliaia di persone che vivono condizioni di fragilità esistenziale nella nostra società.

La crisi economica nella quale milioni di persone sono sprofondate a causa di politiche irresponsabili di governi fantoccio e dell’arroganza padronale delle classi dominanti che ci hanno trasformato da cittadini a meri consumatori di merci e di servizi ha aumentato la quantità di sofferenza e di precarietà esistenziale.

La povertà aumenta tra i lavoratori a cui hanno estorto potere salariale cosi come tra le famiglie a cui nei decenni hanno tagliato le spese sociali offrendo servizi sempre meno qualitativi e dividendo anche in questo senso i servizi a partire dalla possibilità economica dei beneficiari.

Noi operatori sociali a migliaia in tutto il territorio nazionale lavoriamo nelle scuole come Aec per favorire integrazione e studio agli studenti più svantaggiati per motivi psichici, fisici o sociali, lavoriamo nelle case per rendere meno faticosa la vita dei disabili e delle loro famiglie, lavoriamo nei centri diurni, nelle case famiglia, nei centri terapeutici e riabilitativi, nelle comunità alloggio e nei centri di accoglienza...

Noi operatori sociali abbiamo davanti agli occhi il disastro di politiche spregiudicate e mortificanti.

Insomma siamo tra i lavoratori quelli meno pagati e più esposti ai cosiddetti mali professionali, poiché la nostra cassetta degli attrezzi è piena di strumenti umani, esistenziali, psichici senza i quali il nostro lavoro sarebbe un calvario.

Eppure bassi salari, tempi di lavoro massacranti, pessimi rapporti con chi amministra le cooperative sociali da una parte e con chi amministra e gestisce i servizi e gli enti locali dall'altra, assenza di tutele sindacali continuano con il passare degli anni a farla da padrona…

Noi, piccolo gruppo di operatori sociali diffusi nella metropoli siamo riusciti a ritagliarci del tempo per vederci e ragionare sul da farsi.

Qui a Roma, faticosamente qualcosa si sta muovendo, diverse realtà stanno dialogando, mettendo in connessione le proprie esperienze lavorative e dalla sinergia circolare contiamo di smuovere le energie giuste.

Sentiamo la necessità di metterci in relazione e contatto con chi come noi vive le contraddizioni di cui abbiamo parlato sopra e farlo con i cittadini beneficiari dei servizi e con i tecnici della salute…

Uniti si può cambiare!

Noi ci crediamo.



Vita, morte e miracoli di noi operatori sociali: storie di quotidiana sopravvivenza

Laureato in scienze politiche e sociali all’Università di Bari, arrivo a Roma intorno al 2006, comincio a cercare a mandare curriculum in giro e le uniche risposte arrivano da call center e agenzie interinali per riempire scaffali nei supermercati di notte. Squattrinato, senza un euro, in questa città assurda dove una stanza costa 500 euro al mese, accetto senza nessuna motivazione, se non quella economica, questi lavori: pomeriggi ad un call center a Ciampino per wind, si guadagna in base ai contratti fatti per telefono con i clienti, io per niente bravo guadagno max 10 euro a pomeriggio; la notte vado a caricare per Manpower gli scaffali nei supermercati (Carrefour e Auchan) e qui ci sarebbe tanto da scrivere, si lavora con contratti di massimo 2 giorni, a 7/8 euro l’ora, invisibili, dovevamo scomparire prima dell’apertura del supermercato, i clienti non dovevano vederci.

Dopo un po’ di mesi stremato, una mia amica mi dice che una cooperativa sociale cercava operatori per una ludoteca nel periodo pasquale, la settimana in cui chiudono le scuole. Ci vado, passo il colloquio, sono felice. Finalmente posso lavorare facendo qualcosa che mi piace. Conosco le altre operatrici che lavorano in ludoteca, mi trovo bene, sono contento. Lavoro tanto faticoso, siamo in tre, dobbiamo tenere a bada e fare attività con cinquanta bambini, paga 5 euro e 50 l’ora. Era un servizio in appalto alla cooperativa dal Comune di Roma, unica spesa della cooperativa il personale, facile fare i calcoli: 8 ore per 5,5 euro a ora per tre operatori fa 132 euro di spese al giorno per la cooperativa, sarebbe bello sapere quanto ci guadagna invece la cooperativa... Che poi cooperativa di che?? E’ quella che ci lavoro ancora ora, e di cooperativo non ha assolutamente niente, c’è un capo (mi dicono, tra i potenti di questa città) e ci sono i dipendenti che si dividono tra coordinatori dei servizi e operatori, i servizi sono: domiciliare adulti, domiciliare minori, servizio Aec in due municipi, un centro diurno.

Ma torniamo a me, dopo la settimana di Pasqua la coordinatrice mi chiede se voglio continuare a lavorare i pomeriggi, in ludoteca dalle 16 alle 20. Perfetto, accetto! Mi piace stare con i bimbi, inizio a divorare libri di pedagogia, educazione alternativa, laboratori psicomotori, psicopedagogia, seguo un corso intensivo di yoga per bambini e divento insegnante yoga per bambini con diploma riconosciuto dal CONI. Mi piace lavorare con i bambini, mi fanno star bene, mi stimolano tanto, ma è dura: gli operatori sono sempre pochi e i bimbi tanti, e la cosa più difficile rimane “l’arrivare a fine mese”, con 4 ore il pomeriggio, a 5,5 euro a fine mese arrivo a prendere intorno a 400 euro. E questo senza contratto e tutto quello che un contratto prevede: ferie, malattie, ecc. Quindi sono costretto a tenermi il lavoro di notte nei supermercati, lavoro di notte con Manpower e pomeriggio in ludoteca per un stipendio di 1000 euro al mese, incredibile.

Arriva l’estate e la ludoteca si trasforma in centro estivo, l’orario di lavoro passa da 4 a 8 ore, lascio il lavoro nei supermercati, con il lavoro full time al centro estivo arrivo a prendere 800 euro al mese, non c’è la faccio, così la cooperativa mi fa fare un paio d’ore di assistenza domiciliare ai minori il pomeriggio. Sempre senza contratto, lavoro 10 ore al giorno per guadagnare sotto i 1000 euro. Il lavoro di assistenza domiciliare ai minori, come potete immaginare, casi complicatissimi, sono pagati 7 euro l’ ora e, anche qui, sarebbe bello sapere quanto ci guadagna la cooperativa.

Arrivato settembre, con l’apertura delle scuole, la cooperativa mi propone di lavorare con il servizio Aec, finalmente arriva il contratto, 30 ore, due bimbi da seguire in una scuola elementare, paga mensile all’incirca 700 euro. Quindi lavoro la mattina a scuola per sei ore, e il pomeriggio due casi di assistenza domiciliare: siamo alle solite, lavorare 10 ore al giorno per guadagnare unno stipendio di poco più di mille euro al mese. E attenzione, alle 10 ore di lavoro c’è da aggiungere gli spostamenti, che naturalmente non sono pagati, 1 ora per arrivare la mattina scuola, mezz’ora per arrivare dal primo utente il pomeriggio, un’altra mezz’ora per arrivare dall’altro utente, e un’altra ora per tornare a casa.

Da quell’anno è andata sempre più o meno così, sono passati 7/8 anni, la mattina lavoro a scuola e il pomeriggio faccio assistenze domiciliari. Ora sono arrivato al punto che non ce la faccio più, ho un figlio piccolo di due anni che durante la settimana non vedo mai, esco di casa alle 7 e torno alle 21 per portare a casa 1200 euro se va bene. Non si può, fa tanta rabbia. Questa è la condizione degli operatori sociali e, purtroppo, questa condizione si riversa anche sugli utenti. Immaginate come arrivo all’ultimo intervento la sera, da Roberto, un bambino oppositivo-provocatorio, che mi aspetta tutto il giorno per passare un paio d’ore tra compiti e gioco, ed io arrivo “cotto”, addirittura a volte mi sento in colpa perché non riesco a dargli quello di cui lui ha bisogno … che amarezza.

09/12/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Garabombo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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