Lavorare nelle cooperative sociali oggi

Dal cittadino persona al cittadino utente e il lavoratore nella morsa della precarietà.


Lavorare nelle cooperative sociali oggi Credits: http://www.umbria24.it

Prende il via da questo numero una rubrica curata da alcuni lavoratori di cooperative sociali [1] che ha come intento quello di fare luce sulla condizione di lavoro di migliaia di persone, che, con il loro impegno quotidiano, garantiscono una vita normale a tutte quelle persone, adulti e minori, uomini e donne, italiani e stranieri, non più autosufficienti o bisognosi di assistenza.

Il nostro intento sarà quello di aprire una riflessione che abbia il pregio di unire in una sola voce lavoratori e cittadini beneficiari dei servizi, rivendicare diritti e tutele per entrambi, e tornare a pensare ad un nuovo diritto alla salute pubblica per tutti, che rifiuti la normalità della società della negazione dei diritti e della crisi permanente.

CHI NON HA MEMORIA NON HA FUTURO......

Con l'inchiesta della magistratura che ha portato alla luce l'abbraccio mortale tra amministratori di alcune cooperative sociali e tecnici e amministratori degli enti locali e istituzionali, denominata "Mafia Capitale", è emerso un giro di mazzette che servivano a corrompere chi all'interno delle istituzioni che amministrano Roma potesse pilotare bandi milionari in barba alla legalità, alla trasparenza e ai diritti dei lavoratori [2] .

Sul banco degli imputati sono finiti esponenti politici, amministratori e presidenti di diverse cooperative sociali di Roma. Il bottino era rappresentato dai grandi profitti che nel corso degli ultimi anni hanno maturato le emergenze sull’accoglienza dei migranti, l' emergenza della casa e quella dei rifiuti.

Il processo è ancora in corso e tra pochi mesi si potrà capire meglio la storia e i tanti scenari [3].

Solo a Roma, nell'accoglienza ai migranti sono impiegati oltre duemila lavoratori, molto spesso si tratta di giovani neo laureati, psicologi, assistenti sociali o insegnanti, persone competenti e capaci ai quali vengono corrisposti compensi bassissimi [4].

Già nel 2005 un grande protagonista della storia politica e sindacale del nostro paese, l'ex partigiano ed ex segretario della CGIL Bruno Trentin, rilasciò un’ intervista a l'Unità dopo il caso Consorte-Unipol dove segnalava con preoccupazione la sempre più evidente ed inquietante trasformazione e metamorfosi culturale e di identità del mondo cooperativo [5].

La vicenda di Mafia Capitale, affrontata nelle aule processuali ha però avuto il limite, secondo chi scrive, di aver lasciato fuori dalla porta a luci spente i lavoratori e le condizioni in cui questi si trovavano a compiere il loro lavoro all’epoca dei fatti contestati.

Ci si è limitati a condannare le cosiddette "mele marce" senza però cercare di analizzare seriamente ed in profondità il contesto generale, "il cesto" nel quale si è resa possibile l'attività illecita degli inquisiti. Come se le condizioni di lavoro e di vita delle migliaia di lavoratori e lavoratrici, il diffuso utilizzo di contratti anomali, le gare di appalto al massimo ribasso e a termine annuale che poi significano salari da fame e carichi di lavoro, e la stessa qualità dei servizi forniti, non interessasse a nessuno.

Per chi, come noi, lavora nel sociale da oltre un ventennio, non sono nuove le anomalie che anche in questa vicenda sono emerse e che a quanto pare non vedremo mutare dopo questa inchiesta [6].

Innanzitutto vi è la macroscopica singolarità che le cooperative sociali, a cui vengono esternalizzati i servizi di assistenza, accoglienza, ecc.., godono di denaro pubblico, erogato attraverso gare di appalto, senza che a livello centrale o periferico ci siano enti istituzionali che garantiscano e vigilino al fine di verificare il rispetto delle regole, dei contratti, delle retribuzioni e anche l'organizzazione del lavoro, le mansioni, le professionalità e le competenze, la formazione, la salute di tutti i soggetti coinvolti.

Se i lavoratori delle cooperative sociali che si occupano dell'accoglienza ai migranti non se la passano bene, meglio non va per coloro che si impegnano quotidianamente nell'assistenza degli anziani, dei disabili, dei minori, nelle case, nelle strutture protette, nelle scuole.

A Roma, il comune ed i municipi, erogano, per ogni ora di prestazione, 20-23 euro lordi alle cooperative sociali che si aggiudicano gli appalti di assistenza, dalla domiciliare alle scuole, per i vari servizi sociali diretti alla prevenzione, cura e assistenza. Di questi solo 8 euro lordi, quando viene rispettato il contratto nazionale di categoria, finiscono nelle retribuzioni degli operatori impiegati in questi servizi.

Da sottolineare anche la grande anomalia dei compensi relativi alla malattia, l'assenza di democrazia interna, l’attività antisindacale e le assemblee svuotate di legittimazione e partecipazione collettiva.

In conclusione, nonostante esista ancora molta cooperazione sociale che, faticando nel groviglio delle logiche mercantili e dei tagli della spesa, riesce a fornire servizi di qualità e a garantire diritti ai propri soci o collaboratori, c'è tanta cooperazione sociale che invece ha smarrito gran parte della sua spinta ideale, finendo così per favorire gli interessi privati e particolari che arricchiscono chi gestisce e impoveriscono chi lavora sul campo, nelle case, nelle scuole, negli ospedali, nei centri diurni, nelle case famiglia, nei centri anti violenza, nei centri di accoglienza.


Note:

[1] http://www.repubblica.it/solidarieta/volontariato/2016/05/13/news/cooperative_sociali_i_dati_aggiornati_al_2014_12_miliardi_di_fatturato-139723161/

[2] http://www.ansa.it/lazio/notizie/2014/12/09/mafia-a-roma-ecco-tutte-le-tappe-della-storia_3e38fd0f-a2d8-4889-8ef7-10ecf88e7808.html

[3] http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/02/07/mafia-capitale-gip-di-roma-archivia-113-posizioni-anche-alemanno-e-zingaretti/3373498/

[4] http://www.romatoday.it/politica/protesta-lavoratori-centri-accoglienza.html

[5] http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/unita-trentin-le-cooperative-hanno-perso-l-anima.flc

[6] http://www.retisolidali.it/roma-lavoro-sociale-mafiacapitale/

18/03/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Garabombo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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