Economia e Lavoro

Crescono le perplessità sul misterioso piano Juncker. E i capitali si preparano a spartirsi il bottino.

Lavoratori della Cooperativa “29 giugno” da anni impiegati da anni presso  l’Università di Roma Tre sono senza stipendio né tredicesima. Ma continuano a  lavorare. Ora rischiano di perdere il lavoro. L’Università, che li utilizza dal 2007, assumendoli risparmierebbe. Il 17 incontro con il Rettore

Le nuove tecnologie digitali distruggono posti di lavoro a un ritmo superiore di quanti ne creino. Pertanto per uscire dalla crisi economica è necessario recuperare il tema della riduzione dell’orario di lavoro e della costruzione di un'alternativa all'attuale sistema di produzione capitalistico.

Milioni di italiani all’estero del tutto abbandonati dal Governo, nonostante la retorica patriottarda. Le storiche associazioni dell’emigrazione si stanno ripensando e rilanciando. Verso gli “stati generali dell’emigrazione”. Una rinnovata inziativa politica di Rifondazione Comunista in questo settore cruciale 

Sono giovani e lasciano l'Italia in cerca di un futuro. Da soli, ma anche in coppie. Sono laureati e specializzati (anche troppo per gli standard teutonici), ma non conoscono il tedesco e per questo non trovano lavoro. Spesso si riciclano come camerieri e lavapiatti, incrociando la loro sorte con quella delle precedenti generazioni di emigrati.

Le cifre drammatiche sulla disoccupazione non sembrano preoccupare questo governo eppure i disoccupati sfiorano oggi i 3 milioni e mezzo. Ora è ufficiale, le cifre dell’ISTAT non lasciano spazio ad interpretazioni. Siamo dinanzi ad un record senza precedenti dai lontani anni ‘70:  3 milioni e 410 mila disoccupati per un aumento del 2,7% rispetto al mese precedente (+90 mila) e del 9,2% su base annua (+286 mila).

Tanto tuonò che piovve. Alla fine la Sentenza della Corte di Giustizia europea è arrivata ed è perentoria. L’utilizzo strutturale di contratti precari per i docenti, che avviene da anni nel nostro paese, è illegittimo. Cade anche così un baluardo del Jobs Act contenuto nel Decreto Poletti: la reiterazione infinita e senza causale dei contratti a tempo determinato.

Il 4 ottobre scorso ci ha lasciati il compagno Salvatore D’Albergo dopo una lunga malattia. Fino all’ultimo momento è rimasto lucido nello svelare gli inganni dell’ideologia dominante e nel contribuire a difendere il punto di vista del lavoro, il punto di vista della democrazia e del
comunismo. Più che mille parole di ricordo vale per noi pubblicare il suo ultimo appello pubblico “Per la difesa integrale e l’autentico significato dell’art. 18”. Ci resta come un testamento, ma anche come una consegna: continuare a diffonderlo e farlo “vivere” anche dopo la sua morte.

Debito, spread, crisi. Cosa c'è di vero e cosa di inventato. Perché vogliono darcela a bere? Come se ne esce?

La reazione del Pd alle parole di Landini dal palco di piazza Duomo il 14 novembre è stata piuttosto nervosa. Si sono arrabbiati tutti, da Epifani a Damiano, passando per Orfini e la variegata lista delle opposizioni interne.

Graduatorie A Esaurimento, Diploma Magistrale, Tirocini Formativi Attivi, Percorsi Abilitazione Speciali, Scienze della Formazione Primaria: sono le abilitazioni che nel piano della “Buona Scuola” renziana scompaiono e non valgono per le assunzioni promesse, ma vengono ignorate completamente.

Jobs Act, Articolo 18, privatizzazioni e tagli alla spesa pubblica, sono i grandi argomenti che animano il dibattito politico nazionale, occupano le prime pagine di giornali e telegiornali che molto spesso però tengono nascosti gli effetti pratici già in corso dell’austerity in chiave renziana.

A chi non piacerebbe mangiare la torta di mirtilli di nonna papera fatta con la farina del suo sacco e le uova del suo pollaio? Poco e buono... Ma caro ed impossibile per tutti!

Oltre mille miliardi di euro in mano all’1% delle famiglie italiane. Signori si nasce. La ricchezza aumenta ma è sempre più concentrata e di patrimoniale non si parla.

La “scienza” economica, o la sua manifestazione teologica moderna nota come “neo liberismo” si basa su formule matematiche che misurano numericamente i bisogni, le volontà, i desideri di ogni individuo umano. Il modello suppone come legge naturale che ogni singolo individuo è guidato dalla volontà di massimizzare la propria ricchezza. Quale ricchezza?

Sta per terminare anche il 2014, l’ennesimo anno che le autorità di ogni tipo ci avevano descritto come quello della ripresa, del cambiamento “del verso”, e invece – passati ormai ben sette lunghi anni dall’emersione della crisi del 2008 – ci si ritrova nuovamente a fare i conti con una disoccupazione sempre più galoppante, e una povertà che inizia ad annidarsi stabilmente nelle case di quella che una volta si definiva aristocrazia proletaria e che da qualche decennio ha assunto poi il nomignolo più chic – e molto più impreciso – di middle class, classe media.

«Faremo di tutto per cambiare l'Italia» e  «sono consapevole che alcune cose vanno cambiate in modo violento». Sono parole di Matteo Renzi. Il presidente del consiglio le ha pronunciate alla fine dello scorso settembre allo Yacht club di San Francisco, incontrando 150 responsabili di start-up italiane della Silicon Valley. Poi sono arrivate entrambe le cose: il cambiamento e la violenza.

Il significato delle recenti elezioni europee sembra non interessare più di tanto l'arcipelago delle sinistre radicali e comuniste.

Per scacciare la Crisi Draghi intende pompare liquidità nel sistema finanziario. Ma – novità! – reclama anche politiche fiscali espansive e “riforme”. Il segno di classe resta però immutato.

Ogni esternazione del Presidente del Consiglio ripropone il luogo comune fondamentale di tutte le destre: il “libero” potere d’impresa è la condizione necessaria e principale per il funzionamento dell’economia, i diritti che limitano questa libertà sono dannosi e vanno eliminati.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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