Catalogna e indipendentismo dei ricchi: vero o falso?

Alcuni dati di fatto per non parlare in maniera astratta dell'indipendentismo catalano.


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L'indipendentismo catalano è un fenomeno reazionario? Alcuni compagni ne sono convinti, considerandolo un progetto egemonizzato dalla borghesia catalana, indirizzato a creare una “Piccola Patria”, che creerà un'ondata di indipendentismo in giro per l'Europa orientata a separare le regioni ricche.

Non sarà questo articolo a risolvere il dibattito se l'indipendentismo catalano sia progressivo o reazionario, vanno però messi dei punti fermi, per non continuare a discutere usando dei luoghi comuni.

La Catalogna è la regione più ricca della Spagna: VERO! La Catalogna è la regione spagnola più ricca in termini di PIL assoluto.

I catalani sono i più ricchi della Spagna: FALSO! In termini di PIL pro capite, la Catalogna è “solo” la quarta regione, dietro al Paese Basco, la Navarra e la capitale Madrid. Certo, rimane più ricca della media del paese, molto più ricca delle regioni più arretrate come l'Andalusia e l'Extremadura.

La disoccupazione in Catalogna è più bassa di quella (altissima) media spagnola, ma rimane nel 2017 attorno a un notevole 17%. Poco meno del 20% della popolazione catalana è a rischio povertà, un dato appena inferiore alla media spagnola del 22%.

La Catalogna è oggettivamente una regione ricca. I media e anche alcuni compagni la dipingono però come una specie di Lussemburgo sul Mediterraneo, un'immagine esagerata e che nasconde le forte differenze tra le classi in Catalogna.

La borghesia catalana sostiene l'indipendenza: (in parte) FALSO! La Foment del Traball Nacional – l'associazione dei padroni catalani – ha condannato il referendum e il processo che ha portato al voto. Secondo la confindustria catalana, il voto per del parlamento catalano per istituire il referendum ha violato le leggi basandosi su una inesistente sovranità del popolo catalano.

È invece vero che una buona parte della piccola borghesia – base tradizionale del partito liberale-conservatore catalano, che ora ha assunto il nome di Partido Democratico Europeo Catalano (PDEC) – ha abbracciato la causa indipendentista, come testimoniato anche dall'adesione dei bottegai allo sciopero generale.

La Catalogna aveva già tutta l'autonomia che ha richiesto, ora vuole la completa autonomia fiscale: FALSO E VERO! È vero che una parte importante del processo di indipendenza è la questione fiscale. È falso che lo Statuto di Autonomia approvato nel 2006 fosse tutta l'indipendenza. Dopo l'annullamento di alcuni articoli e l'interpretazione restrittiva di altri da parte del Tribunale Costituzionale (invocato in questi giorni come se fosse una specie di autorità tecnica-neutrale), manca del tutto il riconoscimento della Catalogna come una nazione e la preferenza per la lingua catalana. Certo, sono state concesse molte forme di autonomie come quella della polizia (anche se si è visto il giorno del referendum che questa autonomia può essere sospesa, a differenza di quanto accade, per esempio, nei Länder tedeschi), ma dire che tutte le questioni culturali sono state risolte e ora rimangono solo quelle fiscali, è sbagliato.

D'altra parte uno dei punti rigettati, ormai da un decennio, dal Tribunale Costituzionale è stata proprio la fine della solidarietà fiscale della Catalogna verso le altre regioni spagnole. È banalmente ovvio che la creazione di uno stato catalano autonomo non prevederebbe obblighi fiscali verso lo stato spagnolo.

L'indipendentismo nasce solo dopo la crisi economica: FALSO! In Catalogna governa una “grande coalizione” tra il tradizionale partito socialdemocratico Sinistra Repubblicana Catalana (ECR) e la nuova incarnazione dei liberali-conservatori del PDEC. ECR è indipendentista da decenni, riporta nel suo Statuto l'obiettivo dell'indipendenza per tutti i paesi catalani, quindi, l'attuale Catalogna, la regione Valenciana e le Isole Baleari. Si può discutere quanto durante la sua storia ECR sia stata realmente impegnata nella lotta indipendentista, ma non è vero che il tema indipendentista sia nato dopo la crisi. Il governo catalano ha ora il sostegno esterno di Candidatura d'Unità Popolare (CUP) – che si autodefinisce anticapitalista e nazionalista. Per quanto la CUP abbia acquistato una rilevanza politica di primo piano solo nelle ultime tornate elettorale, sono sempre esistite varie formazioni di sinistra più o meno anticapitalista e indipendentiste.

Ironicamente, chi dice che l'indipendentismo è affare degli ultimi 10 anni, è fin troppo generoso con il PDEC, che si è effettivamente convertito all'indipendentismo nell'ultimo paio d'anni, in larga parte per rifarsi una verginità dopo gli scandali e l'attuazione dell'austerità da parte della precedente amministrazione di Artur Mas.

Questi pochi punti non risolvono il rebus catalano, una volta assunti questi dati non è scontato essere a favore o contrari all'indipendenza, non è scontato affibbiare colpe e accreditare meriti. Potrebbe essere però un po' più semplice discutere della realtà.

07/10/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Paolo Rizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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