Gli affari della Lega con Israele

L’accordo di amicizia stretto dalla Provincia di Sondrio con la colonia israeliana di Shomron è diventato un caso nazionale.


Gli affari della Lega con Israele

L’accordo di amicizia stretto dalla Provincia di Sondrio con la colonia israeliana di Shomron è diventato un caso nazionale. Dopo anni di contatti più o meno formali, l’accordo è stato chiuso negli stessi giorni in cui l’Unione Europea impone un’etichetta diversificata ai prodotti degli insediamenti illegali nei territori palestinesi. La Lega conferma il suo schieramento filo israeliano.

di Paolo Rizzi

Un accordo di “amicizia” con i coloni

A prima vista sembrerebbe un’attività di gemellaggio come tante altre, una piccola provincia montana italiana che facilita scambi culturali ed economici con una piccola provincia montana israeliana. Solo un piccolo dettaglio: Shomron non è una provincia israeliana, è una colonia all’interno della Cisgiordania

Già dal 2012 (allora era presidente della Provincia Massimo Sertori, Lega Nord) si sono svolte visite a Sondrio di allevatori provenienti dalla colonia israeliana, causando anche le proteste dei movimenti filo palestinesi. Alla fine è stato il nuovo presidente Luca Della Bitta a chiudere il mese scorso l’accordo di amicizia con i coloni. 

Nelle comunicazioni ufficiali della Provincia di Sondrio non si fa nessun cenno al fatto che il Consiglio Regionale di Shomron (29 insediamenti per un totale di 6500 coloni) non sia una normale provincia israeliana e che sia, in realtà, considerato come illegale dalla grandissima parte della comunità internazionale. Il rappresentante dei coloni Yossi Dagan viene onorato col titolo di “governatore” e addirittura si usa il termine di “Giudea e Samaria” cioè il nome usato da Israele per indicare ciò che il resto del mondo conosce come Cisgiordania. Un nome, in ultima analisi, usato per negare ogni pretesa di sovranità palestinese sui territori occupati.

Della Bitta ha difeso l’accordo sostenendo che si tratta di un puro accordo tra amministrazioni locali e che le visite svolte dalle autorità sondriesi avevano riscontrato nelle visite a Shomron una situazione positiva di convivenza tra palestinesi e israeliani. Peccato che il “governatore” Dagan sia tutt’altro che impegnato nel dialogo e nella pacificazione. All’inizio del 2015 Dagan è stato coinvolto in prima persona in un caso di aggressione a una spedizione diplomatica statunitense che compiva un’ispezione agli oliveti palestinesi sradicati dai coloni israeliani. Per di più l’amministrazione della colonia è impegnata nella produzione di materiale di propaganda in cui gli attivisti filo palestinesi sono dipinti come neo nazisti.

Made in colonialismo

L’accordo Sondrio-Shomron è arrivato il 19 novembre, una settimana dopo la decisione dell’Unione Europea di adottare un’etichettatura a parte per i prodotti provenienti dalle colonie israeliane nei territori occupati. Una scelta che l’UE ha impiegato anni ad attuare (il percorso è partito nel 2013) e che non è in realtà nulla di radicale. Con questo provvedimento l’Unione semplicemente riconosce che in teoria quei territori sono palestinesi e che quindi i prodotti non possono essere etichettati come “made in Israele”, lasciando fra l’altro aperta la porta alla possibilità di etichettare come israeliano un prodotto coltivato nelle colonie e inscatolato in Israele.

Inoltre la nuova etichettatura non chiude in nessuna misura al commercio con le colonie e tutte le autorità europee si sono affrettate a dichiarare che si tratta di una misura tecnica che non ha nulla a che fare col boicottaggio dei prodotti israeliani.

Come accade spesso, Israele ha reagito molto duramente a una politica molto blanda. Il premier Netanyahu ha nientemeno paragonato la decisione dell’Unione Europea all’inizio delle persecuzioni naziste attraverso l’etichettatura dei prodotti ebraici. Il ministro degli esteri Nahson ha protestato ufficialmente con l’ambasciatore dell’Unione Europea e ha fatto sapere che la questione dell’etichettatura mette l’Unione Europea al di fuori dei colloqui di pace.

La Lega filo - israeliana

La vicenda della Provincia di Sondrio non dimostra solo la spregiudicatezza di una piccola provincia che per ottenere qualche beneficio economico è disposta a essere l’unico ente pubblico europeo a intrattenere rapporti ufficiali con le colonie israeliane. Dimostra anche quanto la Lega Nord sia profondamente legata a una politica pro-Israele.

Come già accennato all’inizio di quest’articolo, i contatti con le colonie di Shomron sono iniziati quando era ancora presidente della provincia il leghista Sertori (attualmente responsabile enti locali della Lega) e sono continuati poi con Della Bitta, formalmente “indipendente” ma sostenuto da Forza Italia e dalla Lega Nord, e con un vicepresidente che è anche segretario provinciale della Lega Nord. A coronare tutta l’operazione, compresi viaggi nella colonia, è il leghista Fiorello Provera, già presidente della provincia, già europarlamentare, già presidente della commissione esteri del Senato. È proprio Provera la fonte a cui attinge Della Bitta quando descrive Shomron come una situazione quasi idilliaca: ”Una città dove ebrei e palestinesi frequentano la stessa università e lavorano nelle stesse aziende con gli stessi salari”.

D’altronde la Lega Nord si è sempre opposta al riconoscimento dello stato palestinese, si è schierata contro la Freedom Flottilla, ha dato ai palestinesi la colpa dei bombardamenti su Gaza, collabora strettamente con l’Associazione Italia – Israele. E la lista potrebbe continuare a lungo.

La politica filo israeliana della Lega è una delle poche costanti tra i balletti ideologici del Carroccio: secessione, federalismo o nazionalismo, euro o lira, Russia o Europa, l’amicizia con Tel Aviv non è in discussione.

04/12/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Paolo Rizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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