La lotta per l’egemonia oggi

Se l’emancipazione dall’alienazione religiosa si fonda sull’emancipazione politica, questa, a sua volta, richiede l’emancipazione socio-economica.


La lotta per l’egemonia oggi Credits: Renè Magritte - “ Golconda “ (1953. Olio su tela, 81x100 cm. Menil Collection, Houston, Texas)

Se l’emancipazione dall’alienazione religiosa si fonda sull’emancipazione politica, questa, a sua volta, richiede l’emancipazione socio-economica, come sostiene già nel 1844 Karl Marx. Per Marx l’emancipazione politica, lo stato democratico borghese, non è la forma ultima dell’emancipazione umana, infatti l’astratta eguaglianza politica non mette in discussione (anzi tende a occultare) le reali disuguaglianze sociali ed economiche.

di Renato Caputo

Dinanzi alla controffensiva della restaurazione liberista in corso da quasi quarant’anni, appare sensato difendere quello che resta dello stato liberal-democratico nato dalla sconfitta storica del nazi-fascismo. In una fase di rapporti di forza tanto svantaggiosi per il mondo del lavoro salariato, in cui non si appare in grado nemmeno di organizzare una ritirata ordinata per poter ristabilire una linea del fronte del conflitto sociale su cui ricominciare a resistere, sembra indispensabile perseguire un’opzione socialdemocratica. Le forze in grado di rilanciare la lotta per una soluzione socialista della crisi del capitalismo sono oggi nel nostro Paese in una situazione di estrema debolezza. Per molti aspetti pare di essere tornati indietro alla crisi di fine Ottocento, quando le forze conservatrici tentarono di operare una restaurazione liberista cancellando le conquiste liberal-democratiche mediante l’opzione bonapartista. L’odierno attacco ha come fondamento programmatico il Piano di rinascita democratica della Loggia Massonica P2 e, più recentemente, la lettera della BCE al governo italiano a firma Draghi-Trichet. Come è noto, tale lettera ha posto fine al ventennio berlusconiano imprimendo una nuova accelerazione della restaurazione liberista guidata dagli agenti italiani del gruppo Bildberg, che ha come punto di riferimento ideologico il documento fondativo della Commissione Trilaterale che ha lanciato, a livello internazionale, la controffensiva liberista volta esplicitamente a cancellare quegli spazi di democrazia, non più tollerabili nella nuova fase di crisi di sovrapproduzione tutt’ora in corso.

Del resto, non solo Marx ed Engels avevano indicato l’opzione social-democratica come la sola percorribile in fasi storiche di estrema debolezza del movimento proletario, ma lo stesso Lenin è stato a lungo dirigente di un partito social-democratico. Nel primo caso si trattava di unire le forze socialiste alle forze democratiche sulla base di un programma minimo comune, nel secondo di battersi per la conquista di quel terreno democratico che rende più praticabile e credibile la soluzione socialista.

D’altra parte era altrettanto evidente per i classici del marxismo che tale alleanza tattica, necessariamente provvisoria, imposta da una situazione storica estremamente sfavorevole, spesso prodotta da una pesante sconfitta storica, rendesse indispensabile la lotta per l’egemonia. In altri termini, la collaborazione politica ed elettoralistica con le forze democratiche, rappresentanti dei settori democratici dei ceti medi e della piccola borghesia, rende imprescindibile una lotta aperta per l’egemonia. L’esigenze della tattica non possono comportare il venir meno della necessità strategica di denunciare, in primo luogo davanti ai lavoratori salariati, le tragiche illusioni di chi crede possibile riformare il modo di produzione capitalista, in particolare nella sua fase monopolista, come se la sua natura imperialista fosse accidentale e non necessaria. La rappresentazione della possibilità stessa di un capitalismo finanziario dal volto umano non può che essere esplicitamente denunciata dai sostenitori della transizione al socialismo come una mistificazione della realtà foriera di tragiche conseguenze per il movimento dei lavoratori.

Considerato che oggi nel nostro Paese tale esigenza della battaglia ideologica per l’egemonia all’interno di formazione social-democratiche è quasi del tutto assente, non solo per ragioni di opportunismo tattico ma di sostanziale incapacità di elaborare una visione del mondo autonoma dal pensiero unico dominante, è forse necessario un ritorno alle origini, nell’accezione chiarita da Hegel di ritorno al concetto. Alle origini stesse del marxismo, quale autonoma visione del mondo della classe subalterna, di contro all’ideologia dominate, comunque espressione della classe dominante, vi è proprio la denuncia delle illusioni dei teorici della democrazia o, meglio, della liberal-democrazia.

In effetti, sin dalla celebre Sulla questione ebraica, apparsa nel 1844 negli “Annali Franco-tedeschi”, Marx critica la concezione idealista della sinistra hegeliana che si illudeva che l’emancipazione politica, ossia la realizzazione dello Stato democratico moderno, nei fatti liberal-democratico, potesse realizzare la necessaria lotta per l’emancipazione umana. L’eguaglianza politica sancita dalle costituzioni democratiche borghesi non è in grado, nella sua astrattezza formale, di mettere in discussione le crescenti diseguaglianze socio-economiche. Anzi, il suo idealismo, che presenta i cittadini tutti eguali nella sfera superiore dei diritti e della politica, finisce oggettivamente per occultare le differenze reali, concrete e crescenti che si realizzano nel segreto laboratorio della produzione, sulla cui soglia sta scritto “vietato l’accesso ai non addetti ai lavori”. Un ambito necessariamente privato il cui unico scopo è il raggiungimento del grado più elevato di sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo, mediante l’alienazione della stessa attività generica che distingue l’uomo dalla bestia. Ciò rende altrettanto necessario, una volta varcati i cancelli del luogo deputato allo sfruttamento della forza-lavoro mediante la sua alienazione, l’instaurazione di un regime tendenzialmente dispotico, ovvero un reale rovesciamento degli ideali democratici vigenti sul piano astratto del diritto e della politica.

Certo, la denuncia del giovane Marx era ancora condizionata da una visione patriarcale ed eurocentrica, tanto da non mettere in discussione le rappresentazioni dei giovani hegeliani degli Stati Uniti come primo Stato democratico moderno. In effetti tale rappresentazione dimenticava che, come la bella democrazia ellenica si fondava sulla schiavitù e l’asservimento delle donne, anche la democrazia statunitense aveva a fondamento il genocidio dei nativi, la schiavitù dei neri, l’asservimento dei coolie, il patriarcato, il selvaggio sfruttamento dei recenti immigrati, generalmente privi dei più elementari diritti.

Allo stesso modo, si sente spesso dire oggi che prima di battersi per i diritti sociali ed economici bisognerebbe battersi per i diritti liberal-democratici, per realizzare una reale parità di genere, per non discriminare le minoranza sulla base delle preferenze sessuali o religiose, per concedere i diritti di cittadinanza agli immigrati ecc. Tanto più che, al giorno d’oggi, purtroppo la stessa eguaglianza politica è gravissimamente limitata da leggi elettorali sempre più ad personam, con sbarramenti volti a cancellare la rappresentanza politica delle minoranze e dei più deboli e premi di maggioranza, ulteriormente favoriti da collegi uninominali ed eventuali doppi turni, che favoriscono le forze politiche dominanti, espressione della classi politiche dominanti, che dispongono di tutti i mezzi economici ed egemonici per far prevalere i propri rappresentanti.

Del resto oggi sono gli stessi aspetti democratici della Costituzione italiana a essere sotto attacco, considerati anacronistici e antieconomici dai rappresentanti del centro-sinistra, in quanto ostacolerebbero la governabilità del sistema da parte della classe dirigente, mentre il centro-destra li denuncia apertamente come bolscevichi. In effetti, tali garanzie democratiche, tali limitazioni dello strapotere economico delle classi dominanti che ostacolano le tendenze oligarchiche, appaiono obsolete in quanto prodotte da rapporti di forza ben differenti. Non bisogna infatti dimenticare che non si tratta né di diritti naturali, né di generose concessioni da parte delle classi dominanti, ma di una spaventosa guerra condotta in prima linea dai comunisti e, più in generale, dai sostenitori del socialismo contro il tentativo sostenuto dalla parte più conservatrice della classe dirigente di reimporre su scala internazionale il connubio originario fra liberismo e schiavismo.

Allo stesso modo, dal punto di vista storico, le stesse clausole di esclusione dai diritti giuridici e politici liberal-democratici delle donne, degli extra-europei, degli strati inferiori della forza-lavoro manuale sono state spazzate vie dalla spinta propulsiva della Rivoluzione d’Ottobre che ha aperto il secolo breve in cui tale processo di emancipazione si è in parte realizzato. Appare altrettanto evidente che il progressivo esaurirsi della spinta propulsiva della stessa Rivoluzione russa ha reso possibile, con la complicità della crisi economica, la restaurazione liberista tutt’ora in corso.

In altri termini, non bisognerebbe mai dimenticare che, come osservava Lenin, sono proprio i rivoluzionari - e non certo i riformisti - i reali artefici delle conquiste parziali all’interno della società capitalista. Non è un caso che le grandi conquiste storiche del secolo breve erano già delineate quale programma minimo dei rivoluzionari nel Manifesto del partito comunista del 1848.

Dunque è necessario che il proletariato moderno raccolga e porti avanti le stesse bandiere democratiche abbandonate dalla borghesia via via che diveniva classe dominante e dirigente. Ma per fare ciò bisogna necessariamente recuperare la propria identità socialista, ossia la consapevolezza che l’unica soluzione progressiva alla crisi strutturale del modo di produzione capitalistico, che impedisca al mondo di precipitare nuovamente in una fase di barbarie, è la transizione al comunismo. D’altra parte, l’identità si costruisce unicamente attraverso la differenziazione, l’opposizione e la contraddizione con le altre grandi tradizioni politiche e, quindi, anche con la tradizione liberal-democratica. Proprio per questo diviene oggi decisiva la lotta ideologica come strumento essenziale della lotta per l’egemonia con la prospettiva liberal-democratica. A questo scopo, è indispensabile la ricostruzione di un partito comunista, nel senso che davano al termine gli autori del Manifesto, in grado di contrapporre un’ideologia autonoma a quella altrimenti unica, dominante, e di formare quegli intellettuali organici che potranno consentire non solo di interpretare in modo differente il mondo ma di cambiarlo radicalmente.

28/01/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: Renè Magritte - “ Golconda “ (1953. Olio su tela, 81x100 cm. Menil Collection, Houston, Texas)

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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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