Necessità e difficoltà della costruzione di un’opposizione sociale

La costruzione di un fronte sociale di comunisti e forze sinceramente democratiche e progressiste rappresenta la base per organizzarsi ed esser pronti ad arginare e contrastare il partito della paura


Necessità e difficoltà della costruzione di un’opposizione sociale

Dal referendum costituzionale del 4 marzo 2016 sono passati quasi quattro anni nel corso dei quali le contraddizioni di fondo presenti all’interno della società italiana non sono mutate di una virgola, ma persistono con una pervicacia ed una forza sottostante identica se non più intensa di allora. Ciò che sembra mutare, tuttavia, con una velocità e delle accelerazioni tipiche dei periodi di crisi, è il quadro della rappresentazione politico-istituzionale delle contraddizioni economico-sociali che quotidianamente viviamo, quindi il dibattito pubblico, la cosiddetta opinione pubblica.

Volente o nolente le persone, i cittadini, si formano una propria coscienza, una personale visione complessiva del mondo e della società all’interno di questo dibattito che, complici i media – nella gran parte dei casi orientati e diretti dalla classe sociale che detiene il più alto grado di concentrazione dei mezzi di produzione – è spesso costruito, diretto, manipolato ed anche distorto da chi detiene il potere materiale ed il monopolio culturale dell’informazione all’interno della società. Chiunque faccia politica, chiunque voglia agire all’interno della società borghese giunta in questa fase avanzata del suo sviluppo, deve essere in grado di tradurre il proprio progetto, la propria visione del potere e degli strumenti per conquistarlo, tenendo conto del fatto che la maggior parte delle persone – quindi anche le classi subalterne – acquisiscono una propria coscienza della res-publica dentro le categorie ed i limiti che in una determinata fase storica impone la classe che detiene il potere, quindi con tutte le distorsioni, le omissioni e le falsificazioni che gli interessi di questa classe impongono al resto della società.

Negli ultimi dieci anni, dalla crisi del governo Berlusconi e dall’ascesa del governo Monti, il quadro politico Italiano, sviluppandosi intorno alla ferocia delle politiche di austerity imposte dall’UE, si è venuto delineando intorno ad un apparente contrapposizione tra forze ultraliberiste – culturalmente cosmopolite e di orientamento liberale – ed il nascente fronte sovranista. Quest’ultimo, in termini vaghi, oscuri e contraddittori ha tentato – con differenti linguaggi ed orientamenti – di richiamarsi alle forze dell’intervento dello Stato come fattore di “protezione” degli “italiani” di fronte ai pericoli ed alle paure che l’esistenza di un processo incomprensibile di mondializzazione ha prodotto sulle loro vite materiali e sul loro assetto psicologico.

La retorica del “prima gli italiani” esposta dai vari Salvini, Meloni, si interconnette perfettamente con la retorica del premier forte rispetto all’UE, del politico o dell’insieme di forze politiche che a parole si propone di porre un argine alla tracotanza dei burocrati di Bruxelles, ed allo stesso tempo – e con maggiore decisione – alle paure, ai pericoli che gli Italiani percepiscono rispetto ai fenomeni migratori.

Il consenso dato da una parte consistente dell’elettorato, prima al movimento Cinque Stelle e poi al blocco Salvini-Meloni, si può comprende solamente all’interno di questo quadro di devastazione sociale da un lato ed esigenza di protezione dall’altro, che definisce un atteggiamento complessivo di sottomissione e di delega, di mancanza completa di fiducia nelle proprie forze da parte delle classi popolari rispetto a quei poteri economici e politici che ne producono l’impoverimento. D’altro canto, le forze apertamente liberiste – PD in primis – si sono sempre presentati all’elettorato come gli alfieri dello Stato di necessità, ovvero dell’impossibilità di pensare, di concepire anche la vaga ipotesi di un’alternativa alle politiche di devastazione sociale imposte dalla classe dominante, di cui loro stessi, da custodi religiosi del dogma ne fanno pienamente parte.

Il partito della paura e della protezione, non preoccupandosi minimamente di elevare, di far crescere l’infante popolo che intende proteggere, si nutre sistematicamente delle politiche di devastazione che il partito dello Stato di necessità, della mancanza di libertà di scelta, espone come dato naturale, come evento inevitabile sul quale l’uomo nulla può fare, pensare e progettare. Ciò che si vuole deliberatamente nascondere in entrambe le opzioni è il rapporto di classe, dualistico ed intimamente oppositivo tra il protettore ed il protetto, tra la classe dominante e la classe dominata, ed è per questo motivo che alla stragrande maggioranza dei mezzi di informazione conviene presentare in forma dualistica, escludente ed esclusiva, l’unica opposizione possibile che, nei fatti, non muta nulla di sostanziale nelle politiche economiche di fondo in Europa ed in Italia.

Poste queste premesse è evidente che la nostra collocazione generale, come comunisti, non può che essere, in questa fase, quella di una chiara opposizione ad entrambi gli schieramenti politici che apparentemente si fronteggiano sulla scena pubblica e che in un sistema di riduzione complessiva degli spazi di democrazia in Europa ed in Italia, si spartiscono la scena di un dibattito pubblico sempre più astruso dai bisogni reali delle classi sociali che intendono rappresentare. Va pur detto, tuttavia, che la crisi dei comunisti in questa fase, e più in generale di tutte le forze progressiste, rende poco credibili, agli occhi delle masse popolari, la realizzabilità delle loro proposte, complice anche lo stato di frammentarietà di queste forze ed il clima di rivoluzione passiva che spinge spesso le classi subalterne a rifugiarsi in un rapporto di delega sempre più passiva verso l’attuale ceto politico attualmente presente in parlamento o verso l’astensionismo.

In questo scenario non c’è dubbio, a mio parere, che il partito della paura, il sovranismo sciovinista di Salvini e Meloni, rappresenta un pericolo da non sottovalutare per i comunisti ma anche per i lavoratori nel loro insieme, poiché ponendosi in un’ottica di protezione esplicita del popolo tutto contro l’immigrato, l’estraneo, il diverso, tende a risolvere i conflitti sociali spostandoli verso il basso, trasformandoli coscientemente in conflitti tra poveri, scontri tra lavoratori, alimentando così il senso d’impotenza, d’invidia personale e di meschinità che ben conosciamo come un tratto marcato e già presente all’interno della società italiana.

È per questa ragione, a mio avviso, che una parte consistente dell’elettorato di sinistra ha salutato l’ascesa del governo Conte bis con un leggero sospiro di sollievo, poichè ha colto nel progetto salviniano l’imbarbarimento ulteriore dei rapporti sociali all’interno del nostro paese. Non capire questo atteggiamento sarebbe miope, ma difendere un governo che nasce attraverso l’intuizione politica di un massone qual’è Renzi, custode indefesso delle oligarchie finanziarie più strettamente collegate con l’UE e le politiche di austerità significherebbe non capire la natura di classe di questo governo, il suo ruolo d’intermediazione tra le politiche di austerity e la capacità di assorbirle, di renderle digeribili (qui la funzione del 5 Stelle) anche dai settori popolari, dai lavoratori e dalla piccola borghesia.

Contrastare efficacemente questo Governo, a mio avviso, significa contrastare politicamente e socialmente l’indigeribilità di queste politiche, mostrare nei fatti che è stata un’illusione ed un errore delegare al 5S le aspirazioni di giustizia sociale e di uguaglianza che nascevano dalla vittoria del fronte del no nel referendum costituzionale del 2016. Se vogliamo fare questo, se vogliamo costruire un’opposizione sociale e politica a questo Governo dobbiamo partire dalla costruzione di un fronte sociale di comunisti e forze sinceramente democratiche e progressiste che si misuri con queste contraddizioni che esploderanno inevitabilmente all’interno di questo Governo. Unirsi come comunisti su un programma minimo è la base per ottenere un minimo di credibilità dalle masse popolari, ma soprattutto, per intervenire socialmente quando le contraddizioni all’interno di questo Governo si apriranno, quando i burocrati di Bruxelles, complice la crisi e la miopia delle politiche di austerity imporranno nuovi pesanti sacrifici alle masse popolari. L’unità di un fronte politico e sociale da costruire durante il governo Conte bis rappresenta una base per organizzarsi ed esser pronti ad arginare e contrastare il partito della paura nel momento in cui passerà all’incasso e si paleserà in tutta la sua carica sciovinista ed eversiva.

01/11/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Francesco Cori

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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