Socialismo o barbarie fondamentalista?

Piaccia o meno la crisi strutturale del modo di produzione capitalista impone scelte radicali.


Socialismo o barbarie fondamentalista? Credits: Francisco Goya, Il Pellegrinaggio di San Isidro (dettaglio), 1821-1823

Piaccia o meno la crisi strutturale del modo di produzione capitalista impone scelte radicali. Spazi per soluzioni riformiste e keynesiane non ce ne sono, al di là della riproduzione di un’aristocrazia operaia con i sovraprofitti garantiti dalla politica imperialista. La caduta tendenziale del tasso di profitto rende inoltre sempre più acuta la crisi di sovrapproduzione. Se non si sarà in grado di superare la crisi con un modo di produzione più razionale, l’alternativa rischia di essere la barbarie ben rappresentata dalla diabolica spirale xenofobia-fondamentalismo.

di Renato Caputo

Che «in guerra, la verità è la prima vittima» [Eschilo] è risaputo sin dall’antica Grecia, ma generalmente proprio ciò «che è noto, non è conosciuto» [Hegel]. Così assistendo ai telegiornali che commentavano a «caldo» i tragici attacchi terroristici che hanno sconvolto la Francia, la cosa che mi ha più colpito è che l’unico barlume di verità fosse rinvenibile nelle parole di un dittatore: Bashar Al Assad. Il presidente siriano ha sostenuto che lui e il suo popolo comprendono meglio di ogni altro l’orrore che ha sconvolto Parigi: “la Francia ha conosciuto quello che noi viviamo in Siria da cinque anni”. Tuttavia, ha aggiunto, parte della responsabilità per l’espansione del terrorismo va attribuita alla stessa Francia e più in generale «alle politiche occidentali nella regione, tra cui il supporto a chi è alleato dei terroristi». Tanto più che lo stesso Assad, già nel Giugno del 2013, in un’intervista al «Frankfurter Allgemeine Zeitung», aveva messo sull’avviso gli occidentali che seminavano vento in Medio oriente: “Se gli europei consegnano armi (ai terroristi), il cortile dell’Europa si trasformerà in (un terreno) propizio al terrorismo e l’Europa ne pagherà il prezzo”.

In effetti, come ci mostra in modo esemplare la scena iniziale del film Novecento di Bernardo Bertolucci un evento storico, anche quando è caratterizzato da una spaventosa esplosione di violenza, in quanto tale irrazionale, ha la propria ragione di essere nella storia antecedente che lo ha, in qualche modo, causato. Il problema è che le cause storiche non appaiono come le tragiche esplosioni di violenza e così il potere costituito può facilmente attribuirle all’opera di puri e semplici criminali, di banditi che con la loro violenza turbano la pace dell’ordine stabilito, come facevano i nazisti tedeschi, che occupavano l’Italia, nei confronti degli attentati compiuti dai partigiani. Lo stesso avviene, ad esempio, ogni volta che il popolo palestinese mette in discussione l’ordine costituito imposto dall’occupazione sionista.

Con ciò non intendiamo certo paragonare degli ultra reazionari che mirano a colpire e terrorizzare la popolazione civile, con le forze progressiste che si sono battute o si battono per il diritto di ogni popolo all’autodeterminazione. D’altra parte non possiamo nemmeno considerare astrattamente gli autori di questi terribili attentati, cogliendo unicamente una loro indiscutibile caratteristica, ossia di essere dei criminali che con il loro ingiustificabile comportamento asociale mettono in discussione la stessa convivenza civile. Tuttavia, come ci ammonisce Hegel nel suo Chi pensa astrattamente?, se vogliamo comprendere davvero la realtà la dobbiamo comprendere nella sua complessità, altrimenti rischieremo di comportarci come il dirigente che vede nel diretto solo un subalterno e non anche qualcuno con cui, ad esempio, confrontarsi. In altri termini se non siamo in grado di cogliere anche l’uomo nel nemico, non siamo in grado nemmeno di uscire da quel rapporto di esclusione di ogni riconoscimento dell’altro, che è poi la modalità di intendere la politica del grande politologo nazionalsocialista Carl Schmitt.

Dunque negli attentatori, spesso molto giovani, dobbiamo essere in grado di vedere oltre al carnefice la vittima, in primo luogo di una concezione del mondo oscurantista, ossia della visione del mondo mitologico-religiosa contro cui da sempre, non solo dall’illuminismo, si batte la visione del mondo scientifico-filosofica. Come è noto da secoli, si tratta di una concezione trascendente che porta a considerare la vita reale non la vera vita, ma un momento di passaggio, una via crucis da superare per potersi conquistare la vera vita nell’altro mondo. Tale concezione, per altro individualista e antipolitica, porta da una parte a subire passivamente il potere costituito, dando a Cesare quello che è di Cesare, limitandosi a offrire l’altra guancia a chi domina mediante la violenza, dall’altra porta all’attitudine intollerante di chi pensa che la verità, la sua concezione della verità, sia l’unica possibile, in quanto rivelata da dio stesso, per cui chi non la riconosce è destinato alla dannazione eterna. È evidente, infatti, che un uomo che lascia dilaniare il suo giovane corpo, dilaniando al contempo il corpo di altri uomini “innocenti”, non può che farlo perché considera tale azione buona. Si tratta, quindi, non di un’azione diabolica, ma fondata in primo luogo sull’ignoranza, che ha la sua radice nel ritenere la vita reale un semplice momento di passaggio, peraltro dominato dal demonio, sulla via della redenzione eterna. Allo stesso modo è solo la stolta credenza di avere in tasca l’unica verità, che gli è stata rivelata da dio stesso, che può portare qualcuno all’attitudine intollerante di imporla agli altri, che non la riconoscono, con la violenza. Come già sottolineavamo, si tratta dell’attitudine opposta a quella del filosofo, che ama la conoscenza, perché sa di non sapere, ossia è consapevole di avere una visione necessariamente parziale e limitata del mondo e, dunque, è sempre aperto alla ricerca del dialogo con l’altro, perché la ricerca della verità e della sua traduzione pratica è un compito a cui deve necessariamente concorrere l’intero genere umano.

Questi generalmente giovani carnefici non sono unicamente vittime di una visione del mondo reazionaria, propria di un’epoca passata dello sviluppo umano, ma, al contempo, la subiscono nella forma più primitiva e, dunque, barbara. Tale concezione di una verità rivelata da dio stesso porta, se non mitigata dalla necessità di fare i conti con l’affermarsi della visione scientifico-filosofica del mondo, a considerare le sacre scritture, in quanto unica parola di dio, la sola fonte della verità. Per cui tutto il resto, tutte le scienze e le arti umane, dal diritto, alla politica, dalla scienza, alla cultura alle belle arti debbono essere sottoposte a questa fonte unica della verità, per non essere considerate come contrarie alla verità e, dunque, opera del maligno. Questo porta a non accettare la possibilità stessa di una interpretazione, in quanto tale razionale, della scrittura che deve essere seguita alla lettera. Tuttavia, come è stato dimostrato da Spinoza in poi, se non dallo stesso Abelardo, esse sono spesso contraddittorie, o quantomeno interpretabili in modo diverso se non opposto. Ciò porta a ritenere necessario un mediatore, un illuminato dalla grazia divina per mezzo della quale diviene in grado di fornire l’unica interpretazione legittima e fedele alla lettera delle scritture. Così, chiunque prova a fornire un’interpretazione anche di poco differente, diviene un pericolosissimo eretico, un nemico interno, come ad esempio lo sciita per il fondamentalista sunnita, ancora più pericoloso del nemico esterno: l’infedele. Anche in questo caso si tratta dell’attitudine dogmatica e intollerante, quindi in sé violenta, opposta all’attitudine dialettica, ossia dialogica della filosofia, che si fonda necessariamente sul dubbio ed è perciò, in quanto tale, critica.

A questo punto diviene necessario comprendere chi è il colpevole di questo diabolico indottrinamento di giovani menti, in quanto tali ancora prive dei necessari anticorpi critici. La causa prima o diretta sono indubbiamente quei paesi del Golfo che finanziano in tutto il mondo centri di indottrinamento fondamentalista, di stampo wahabita, dottrina di Stato su cui si fonda il potere dispotico di famiglie che si ritengono, per volontà divina, padrone dei territori al loro arbitrio sottoposti. La causa indiretta sono però proprio quei paesi occidentali che hanno dapprima contribuito a creare questi regimi dispotici nel passaggio dal dominio diretto imperialista a quello indiretto neocolonialista e che oggi continuano ad armarli fino ai denti e a sostenerli politicamente, spacciandoli per paesi arabi “moderati”. In effetti la condanna alla fustigazione e alla crocifissione, ad esempio, per chi osa seguire un’altra tradizione interpretativa dei “testi sacri”, non può che apparire “moderato” ai nuovi crociati delle guerre umanitarie per l’imposizione di diritti umani e democrazia. Egualmente colpevoli sono quelle potenze occidentali che hanno sostenuto in modo diretto o indiretto le forze del fondamentalismo islamico contro ogni tentativo di costruire sistemi di governo più progressivi e non subordinati completamente all’imperialismo.

Altrettanto gravi sono le responsabilità di chi per mantenere dei rapporti di proprietà sempre più monopolistici, che ostacolano lo sviluppo di forze produttive al contrario sempre più socializzate e cosmopolite, ha sacrificato ogni ideale, ogni valore alla cieca sete di profitto. In una società sempre più polarizzata, in cui tutto è ridotto a merce ed è riconosciuto e rispettato solo chi ha successo economico è evidente, lo notava già Hegel a inizio Ottocento, che si crei una massa crescente di esclusi, una plebe moderna non solo non interessata al mantenimento della sistema costituito, ma potenzialmente sovversiva o eversiva.

Non a caso tali tentativi di soluzioni reazionarie alla crisi strutturale e di valori della società capitalista, nella sua fase imperialista, non sono soltanto di matrice islamica. Per quanto si voglia presentarle come qualche cosa di assolutamente alieno ed estraneo ai nostri valori, in realtà si tratta di tendenze purtroppo ben presenti e radicate nel tradizionalismo reazionario dell’occidente cristiano. In tal caso gli autori di operazioni terroriste altrettanto sanguinarie tendono a giustificarle più su fondamenti razziali che religiosi, ma la sostanza non cambia. Si tratta anche in questo caso di una soluzione oscurantista, fondata su una concezione del mondo reazionaria antifilosofica e antiscientifica basata anch’essa sull’intollerante superstizione per cui non esisterebbe un solo genere umano, ma delle razze superiori, destinate naturalmente a dominare sulle razze inferiori. Certo, il pensiero unico dominante obietterà che i due fenomeni sono incomparabili, in un caso si tratta di una civiltà barbara, strutturata in micidiali organizzazioni terroristiche, in grado di controllare interi Stati o porzioni di Stati, nel secondo caso di pazzi isolati. In tal modo non si tiene conto di come tali concezioni xenofobe e suprematiste, spesso imbevute anch’esse di fondamentalismo religioso, si stiano diffondendo in moltissimi paesi a capitalismo avanzato, dinanzi alla crisi di un dio denaro sempre più escludente la maggioranza del genere umano. In secondo luogo si dimentica che mentre il fondamentalismo islamico è solo indirettamente strumentalizzato dall’imperialismo, l’ideologia suprematista è a esso connaturato, al punto da divenire un momento chiave del pensiero unico dominante. Quest’ultimo è ormai talmente imbevuto di razzismo da considerare una tragedia solo quando il terrorismo colpisce una popolazione occidentale, mentre i colpi molto più frequenti che infligge ai ben più fragili paesi “in via di sviluppo” non fanno nemmeno più notizia.

18/11/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: Francisco Goya, Il Pellegrinaggio di San Isidro (dettaglio), 1821-1823

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L'Autore

Renato Caputo

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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