Catalogna verso nuove elezioni

A tre mesi dalle elezioni catalane di settembre, è già tempo di nuove elezioni.


Catalogna verso nuove elezioni

A tre mesi dalle elezioni catalane di settembre, è già tempo di nuove elezioni. Un accordo tra nazionalisti e anti capitalisti in nome dell'indipendenza è difficile. Dalle vicende catalane dipendono strettamente quelle spagnole.

di Paolo Rizzi

Il presidente uscente della Catalogna, l'indipendentista liberale Artur Mas, non è riuscito ad assicurarsi il sostegno degli anti capitalisti indipendentisti della Candidatura di Unità Popolare (CUP). L'ultimissima possibilità è un incontro tra la dirigenza della CUP e quella di Uniti per il Sì (JpS, la lista di Mas) che si terrà in questo stesso fine settimana. Se non sarà raggiunto un accordo in zona Cesarini, Mas convocherà nuove elezioni per il mese di Marzo.

Le decisioni della CUP

A dividere le due liste indipendentiste è proprio il nome di Artur Mas, presidente della regione dal 2010, con due mandati vissuti all'insegna degli scandali di corruzione e delle privatizzazioni. 

I 10 eletti della CUP nelle elezioni del 27 settembre scorso sono risultati decisivi per la formazione di un governo indipendentista, dato che la lista di Uniti per il Sì ha ottenuto 6 seggi in meno della maggioranza assoluta. Sono quindi cominciati tre mesi di trattative e pressioni sulla CUP per ritirare la promessa di non sostenere Mas.

La formazione anti capitalista ha quindi cominciato una lunga sequenza di consultazioni interne in cui sono state sottoposte ai membri diverse opzioni politiche, quella maggioritaria è risultata rapidamente il sostegno a un governo indipendentista con JpS senza Artur Mas, il nome alternativo più gettonato era quello di Raül Romeva, economista capolista di JpS, un «indipendente» proveniente dalla sinistra radicale.

Mentre in parallelo CUP e JpS erano riuscite a contrattare un programma minimo di governo, sulla presidenza le richieste della sinistra indipendentista si sono scontrate con l'intransigenza assoluta di Mas che ha legato il destino del governo indipendentista alla sua persona.

Avvicinandosi al 10 marzo, la data limite per la formazione di un governo, le posizioni all'interno della CUP si sono fatte più divergenti. Il rifiuto di negoziare il nome del presidente ha convinto molti dirigenti e attivisti dell'organizzazione che la priorità fosse far procedere il processo di indipendenza dallo stato spagnolo, accettando provvisoriamente la guida dei liberali di Mas.

Le divisioni all'interno della CUP si sono manifestate in tutta la loro portata nell'assemblea nazionale di fine dicembre, dove i favorevoli e i contrari all'investitura di Mas hanno pareggiato esattamente con 1515 voti per parte. La questione è stata quindi sottoposta a un nuovo giro di consultazioni della base che ha restituito una maggioranza risicata ai contrari a Mas.

La parola finale è stata data alla riunione della dirigenza nazionale il 2 gennaio, con il Consiglio Politico della CUP e il Gruppo di Azione Parlamentare (in cui sono rappresentati anche gli indipendenti e le organizzazioni che hanno sostenuto la CUP alle elezioni). La riunione si è conclusa con 36 no a Mas, 30 sì e una astensione. L'indicazione data al gruppo parlamentare è di astenersi e, quindi, innescare nuove elezioni.

Questo percorso rispecchia due caratteristiche della CUP: da una parte la natura assembleare per cui le decisioni vengono prese con un continuo rimbalzo tra la dirigenza centrale e la base, dall'altra la tensione tra la questione nazionale catalana e quella anti capitalista. 

La decisione non è stata indolore, immediatamente dopo la decisione si è dimesso il capolista Antonio Baños, dicendo di non sentirsi in grado di portare avanti una scelta che ritiene sbagliata per il processo di liberazione nazionale catalana. Ad agire da portavoce è ora, di fatto, Gabriela Serra che fa parte dell'ala contraria all'accordo con Mas.

La posizione ufficiale della CUP è continuare a chiedere a JpS il cambio di candidato presidente, oltre al nome di Romera è stato ufficialmente proposto anche Oriol Junqueras, dell'ala sinistra di JpS, proposta respinta un'altra volta da Mas che, invece, punta a strappare nel fine settimana l'appoggio ad alcuni eletti della CUP.

L'indipendentismo

Negli ultimi giorni la CUP è stata al centro dell'attenzione dell'indipendentismo catalano che, però, rimane molto più ampio e frastagliato. 

La lista di JpS sta mostrando a sua volta le divisioni interne. Le due principali componenti di JpS sono Convergenza Democratica di Catalogna (CDC, il partito liberale capeggiato da Mas) e i socialdemocratici della Sinistra Repubblicana di Catalogna (ERC) capeggiati da Junqueras. Dopo aver difeso per mesi la candidatura di Mas, pur avendo rifiutato l'accordo su Junqueras proposto dalla CUP, alcuni esponenti di ERC hanno cominciato a criticare pubblicamente l'intransigenza sul candidato presidente. 

D'altra parte, le elezioni generali spagnole hanno cambiato i rapporti di forza tra le componenti di JpS. Infatti, al parlamento spagnolo ERC ha più che raddoppiato i voti ed è passata da 3 a 6 deputati, mentre la lista promossa da Artur Mas è scesa da 10 a 8 seggi. Inoltre, bisogna considerare l'ottimo risultato della lista di sinistra En Comú Podem, l'alleanza catalana tra Podemos, Izquierda Unida e altri movimenti locali. Mentre precedentemente Podemos si era posta in maniera ambigua sulla questione catalana, dopo la batosta ricevuta alle regionali si è rapidamente riposizionata a favore del referendum per il diritto a decidere sull'indipendenza o l'autonomia, la stessa linea che in precedenza era difesa solo da Izquierda Unida. Il buon risultato della lista di sinistra è stato possibile anche grazie alla scelta della CUP di presentarsi solo alle elezioni catalane e non a quelle spagnole.

La possibilità che non si formi un governo indipendentista ha messo in subbuglio anche tutta la «società civile», in particolare l'Assemblea Nazionale Catalana, l'associazione trasversale che riunisce indipendentisti di tutti gli orientamenti. Prima l'ANC ha criticato la CUP arrivando a dirsi pentita di aver dato indicazione di voto anche agli anti capitalisti, in seguito ha criticato aspramente anche l'intransigenza di Mas. Quest'ultima critica è significativa, dato il forte appoggio che l'ANC ha sempre dato al progetto politico di JpS.

Spagna: grande coalizione o nuove elezioni

Il percorso della Catalogna segnerà anche il percorso della Spagna. Se Mas riuscisse a strappare un accordo in extremis, oppure se la CUP riuscisse, con un colpo di scena, a imporre un presidente diverso da Mas, i partiti anti indipendentisti spagnoli potrebbero unirsi in una Grande Coalizione con lo scopo di evitare la formazione di uno stato catalano indipendente.

Se invece, come pare più probabile al momento della chiusura di questo articolo, si precipitasse verso nuove elezioni catalane, i socialdemocratici e i popolari potrebbero restare fedeli alle promesse di non allearsi tra di loro.

06/01/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Paolo Rizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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