Che fare in Europa? Proposte dalla sinistra

Le proposte del centro studi EReNSEP per il “Piano B”


Che fare in Europa? Proposte dalla sinistra Credits: https://pixabay.com/it/users/wynpnt-868761/

La Rete Europea di Ricerca per le Politiche Sociali ed Economiche (EReNSEP) è un centro studi composto da scienziati sociali e militanti politici di impostazione marxista e radicale. Riportiamo il documento conclusivo della conferenza “La Francia e l’Europa dopo la Brexit”, organizzata dall’EReNSEP a Parigi il 2 e 3 Dicembre 2016. Il documento è scritto anche in vista del prossimo Summit per il Piano B che si terrà a Roma.

Sono tempi critici per l’Europa. È chiaro che l’Unione Monetaria ed Economica è irrevocabilmente fallita, le economie della periferia dell’Europea rimangono in grave crisi e le economie del centro mancano di ogni impeto. La valuta unica è diventata uno strumento tedesco per attuare il mercantilismo attraverso il dumping salariale e – col sostegno di altre economie del centro dell’Unione Monetaria – per imporre le riforme strutturali che creano stagnazione economica, povertà e disoccupazione. Le grandi imprese e i promotori del neoliberismo stanno sfruttando la crisi per intensificare la loro offensiva contro le conquiste sociali e democratiche del ventesimo secolo.

La capitolazione di Syriza in Grecia ha dimostrato che sia l’Unione Europea che l’Unione Monetaria sono tra i principali ostacoli contro ogni tentativo di modificare il programma neoliberista dominante in Europea. Austerità, neoliberismo e politiche di libero commercio, insieme al disprezzo delle istituzioni europee per i diritti di base e per la democrazia, hanno portato a una crisi di legittimità dell’UE senza precedenti.

Consideriamo i risultati degli ultimi tre referendum collegati alle questioni europee. In Grecia, il 5 Luglio 2015, la larga maggioranza ha deciso di respingere le condizioni legate al terzo salvataggio proposto dalla Commissione Europea, dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Centrale Europea. Nel Regno Unito, il 23 Giugno 2016, la maggioranza ha scelto di lasciare l’Unione Europea chiedendo che si invertisse il processo di integrazione europea. In Italia, il 4 Dicembre 2016, la larga maggioranza ha respinto le riforme costituzionali pro-mercato e anti democratiche, nonostante il sostegno esplicito e unanime delle istituzioni europee, forzando le dimissioni del presidente del consiglio Matteo Renzi. Il rifiuto delle istituzioni europee non è mai stato così chiaro tra gli stati membri dell’UE.

Rabbia e indignazione continuano a crescere tra i lavoratori in Europea. Sfortunatamente, a beneficiarne sono state finora la xenofobia montante, la destra dura, addirittura il fascismo. La Sinistra Europea sta pagando un caro prezzo per la sua malaccorta adesione all’Unione Monetaria Europea e per il rifiuto di rompere con il quadro di governo dell’UE, incluse le modalità neoliberiste di integrazione degli stati membri. Se il futuro dell’Europa non deve essere dominato dal neoliberismo e dalla destra dura, la risposta deve essere la liberazione, a livello locale, nazionale e internazionale, dalla gabbia di ferro delle politiche e dei trattati imposti dalle istituzioni europee.

Cosa dovrebbe fare la sinistra?

Basandoci sulle proposte discusse durante la seconda Conferenza Internazionale dell’EReNSEP e sull’ultimo Incontro per un Piano B in Europa, suggeriamo almeno tre obiettivi principali da perseguire ora in Europa per la sinistra:

  1. La priorità principale è porre fine all’austerità e creare posti di lavoro di qualità. Questo dovrebbe essere il nocciolo principale di ogni politica economica della sinistra. Non avremo comunque successo nel convincere le persone della nostra capacità di raggiungere questi obiettivi se non presenteremo una strategia concreta per affrontare gli squilibri principali delle economie europee, preparando così il terreno per una trasformazione ecologica e democratica dell’industria e dell’agricoltura. Senza questa strategia chiara e attuabile, non è possibile rispondere ai bisogni sociali dei popoli d’Europa e affrontare le sfide ecologiche. Più importante di ogni cosa, è necessario avere massicci investimenti pubblici per aumentare la domanda e ri guadagnare potere sulle imprese e sulle banche. Questo sarà il fondamento su cui ricostruire e ampliare lo stato sociale e affrontare le disuguaglianze di reddito e benessere.
  2. Politiche radicali richiedono la sovranità monetaria. La camicia di forza dei Trattati Europei, le direttive e i meccanismi dell’Unione Monetaria sono stati costruiti per precludere ogni strategia diversa dall’austerità e dalle liberalizzazioni. Per abolire l’austerità è necessario riprendere il controllo democratico della creazione di moneta e delle banche. Ogni governo di sinistra dovrebbe cominciare con la disobbedienza ai trattati, preparandosi a un grosso scontro con le autorità europee, mentre si sviluppa una strategia economica integrata per gestire il conflitto. La sinistra dovrebbe prepararsi a creare nuove valute e non dovrebbe essere spaventata dalla cancellazione del debito pubblico quando questa cancellazione sia politicamente legittima ed economicamente necessaria. La sinistra dovrebbe proporre la nazionalizzazione e la socializzazione delle banche per riconquistare il controllo democratico dell’economia. La sinistra dovrebbe anche proporre un nuovo quadro per il controllo dei flussi di capitale attraverso l’Europa e per gestire tassi di scambio, surplus commerciali e i deficit tra i paesi europei. Sono provvedimenti perfettamente applicabili che la sinistra dovrebbe perseguire con convinzione. La chiave è lo sviluppo di una strategia che rompa con l’austerità e sviluppi la solidarietà tra i movimenti nei singoli paesi, radicati negli ambienti nazionali di ogni paese e che propongono alternative globali. Se non siamo preparati a fare questo, sulla base delle realtà nazionali e col sostegno dell’alleanza delle forze di sinistra nei singoli stati, la rottura con l’austerità e il neoliberismo sarà impossibile.
  3. Politiche economiche radicali sono anche inseparabili dalla domanda di sovranità popolare e democratica. Le istituzioni dell’Unione Europea non sono mai state democratiche e non sono state concepite per servire i popoli europei. Sono parte di una macchina politica progettata per attuare un ordine economico a favore delle multinazionali, per la privatizzazione sistematica dei servizi pubblici e delle altre proprietà pubbliche, per l’erosione dello stato sociale. Il regime neoliberista di libero commercio promosso dall’Unione Europea rende ogni sovranità popolare impossibile. È necessario rompere con gli accordi di libero scambio e i tratti sviluppati e imposti ai paesi europei. È necessario scontrarsi con l’Unione Monetaria e rifiutarsi di applicare le direttive neoliberiste e i trattati per applicare politiche economiche progressive e riconquistare il controllo democratico. Sono anche passi necessari per sviluppare la nuova cooperazione politica di cui abbiamo bisogno in Europa, basata sulla giustizia sociale, solidarietà internazionale, democrazia e sostenibilità ambientale. Dobbiamo sostenere il lancio di un processo costituente per costruire regimi politici autenticamente democratici. Dovremmo anche stimolare l’auto organizzazione popolare e la mobilitazione.

Nubi si stanno addensando sull’Europa. C’è ancora tempo per la sinistra per poter indirizzare gli eventi, a patto che ritrovi il suo coraggio politico. La sinistra deve rinnovare e affilare le sue proposte economiche, sociali e politiche. Deve ricordare che la sua forza deriva dalla difesa della democrazia, della sovranità popolare, degli interessi dei lavoratori e degli oppressi. La sinistra si deve preparare per una rottura radicale con la camicia di forza neoliberista imposta dai trattati dell’Unione Europea e dall’Unione Monetaria Europea.

21/01/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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