Chi sfrutta deve pagare

Lavoratori di Amazon provenienti da 4 paesi hanno protestato a Berlino contro il presidente Jeff Bezos. Chiedono stipendi migliori, contratti collettivi e rapporti rispettosi con i dipendenti.


Chi sfrutta deve pagare Credits: https://www.jungewelt.de/artikel/331432.ausbeuter-soll-zahlen.html?sstr=amazon

Onore al merito – o, almeno, questo è il pensiero dell’editore Springer. Tutti gli anni il gruppo editoriale consegna un premio a “personalità eccezionali, che siano straordinariamente innovative” e che “siano disposte ad assumersi la propria responsabilità sociale”. Per questa ragione, l’Axel-Springer Award è stato conferito martedì sera, a Berlino, al presidente del colosso americano della vendita online Amazon, Jeffrey “Jeff” Bezos. Davanti al grattacielo della Springer, sbarrato da grate e sorvegliato dai cani poliziotto, c’erano più di 700 lavoratori di Amazon provenienti da quattro diversi paesi, insieme ai loro sostenitori. Il sindacato dei Verdi ha chiamato i lavoratori alla protesta contro il conferimento del premio e per chiedere migliori condizioni di lavoro.

Uno di loro è Ralf Christann. Picker di Amazon, è venuto da Lipsia insieme a circa 100 colleghi. “Noi siamo dell’idea che Jeff Bezos non si è guadagnato il premio, l’hanno guadagnato i lavoratori", così si è espresso Christian a Junge Welt. Bezos è certamente innovativo, “ma innovativo soprattutto a risparmiare sulle tasse e sugli stipendi”, critica il rappresentante dei Verdi. Non è possibile che un’azienda grande come Amazon in Germania non sottoscriva un contratto collettivo.

Infatti, in Germania il colosso si rifiuta da anni anche solo di parlare con i Verdi di un contratto collettivo. I dipendenti hanno ritmi di lavoro durissimi. I manager li trattano spesso come bambini piccoli, mentre le telecamere e gli scanner palmari offrono una sorveglianza completa. Tutto questo porta periodicamente i Picker, Packer e Shipper (raccoglitori, imballatori e spedizionieri n.d.t.) a protestare per strada. Dalla primavera del 2013 si continua a scioperare. Così anche lunedì, martedì e mercoledì: invece che preparare gli articoli per la spedizione, centinaia di lavoratori dei centri di spedizione di Bad Hersfeld, Lipsia, Rheinberg, Werne, Graben e Koblenz hanno scioperato. Secondo le informazioni del coordinatore dello sciopero dei Verdi, Thomas Schneider, più di 400 di loro, martedì, si sono recati a Berlino.

Là hanno incontrato i lavoratori di Amazon provenienti da Polonia, Italia e Spagna. In particolare, da Poznan e Breslavia sono arrivate consistenti delegazioni del sindacato anarchico Inicjatywa Pracownicza (IP) e di Solidarnosc. Quasi tutti i manifestanti che si sono espressi hanno sottolineato l’importanza di creare un’unità dei lavoratori che superi i confini nazionali. I lavoratori di Amazon hanno gli stessi problemi in tutti i paesi e per questo devono lottare uniti. A qualcuno non è andata molto bene: la segretaria dell’SPD Andrea Nahles è stata fischiata almeno da una parte dei manifestanti.

Nel frattempo, Jeffrey Bezos volava a tutt’altra altezza: alla premiazione si è presentato come imprenditore astronautico. La sua società aerospaziale Blue Origin sarebbe “la cosa più importante che faccio”, ha detto Bezos, secondo Dpa (agenzia di stampa tedesca n.d.t.). I lavoratori di Amazon non hanno nessuna ragione per lamentarsi: “Sono molto fiero delle condizioni di lavoro che offriamo. E sono molto fiero degli stipendi che paghiamo”. In Germania lo stipendio iniziale è di circa 10 euro all’ora. Da sempre Bezos considera inutili i sindacati: “Abbiamo consigli d’azienda e un’ottima comunicazione con i nostri collaboratori e non riteniamo di avere bisogno di un sindacato come intermediario tra noi e i nostri dipendenti”. D’altra parte, Bezos è l’uomo più ricco del mondo. La sua nuova villa è dotata di 25 stanze da bagno, mentre ai lavoratori di Amazon in Inghilterra tocca urinare nelle bottiglie, perché la pausa toilette è vietata.

Articolo apparso su Junge Welt il 26.4.2018
Traduzione a cura di Bianca Miriam Tedone

05/05/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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