Donbass chiama, Italia risponde

"Nella settimana trascorsa nel Donbass abbiamo vissuto in un clima di fratellanza e solidarietà, sia tra i compagni che hanno partecipato alla carovana, sia con i miliziani che ci hanno ospitato ...". Intervista a Leonardo Cribio, della Carovana Antifascista.


Donbass chiama, Italia risponde

La Carovana Antifascista è tornata in Italia dopo una settimana trascorsa nel Donbass, ospiti della brigata Prizrak di combattenti comunisti, dove hanno potuto portare una solidarietà attiva ad un popolo dignitoso e sotto attacco e partecipare al Donbass International Forum assieme a decine di organizzazioni provenienti da tutta Europa. Intervista al compagno Leonardo Cribio, testimone diretto di questa esperienza.

di Selena Di Francescantonio

Leonardo, innanzitutto parlaci in generale della tua esperienza in Donbass: cosa hai vissuto e quali le sensazioni che hai provato durante la spedizione della Carovana Antifascista, organizzata dal gruppo musicale Banda Bassotti, in un luogo su cui sono accesi i riflettori di tutto il mondo e sulle cui vicende si discute animatamente in tutta Europa?

Nella settimana trascorsa nel Donbass abbiamo vissuto in un clima di fratellanza e solidarietà, sia tra i compagni che hanno partecipato alla carovana, sia con i miliziani che ci hanno ospitato gentilmente presso un loro presidio ad Alchevsk che con la popolazione che abbiamo incrociato lungo il percorso e che ci ha visto presenti, oltre ad Alchevsk, anche a Stakanov, Kirovsk e Novosvetlovka. In quest'ultimo villaggio abbiamo visto, più che in ogni altro luogo, i segni della guerra scatenata dal governo golpista di Kiev, sostenuto dagli USA e dall'UE, contro la popolazione locale: case distrutte e segni di mitragliate su muri, porte e finestre. Uno scenario apocalittico. Nella tragedia, la cosa che più ci ha colpito è stato il racconto dei compagni del posto riguardo l'intento delle bande naziste di eliminare fisicamente tutta la popolazione: il piano era quello di ammassarla dentro la chiesa ortodossa e darle fuoco. Questo doveva essere un segnale chiaro e preciso a tutta quella parte di popolazione russa e antifascista che si è opposta al golpe criminale del Febbraio 2014. Qualcosa che ci fa ritornare ai drammi della nostra seconda guerra mondiale, qualcosa di molto simile a ciò che i nazifascisti hanno fatto a Marzabotto e in altre parti di Italia, durante la guerra. Grazie al cielo, questo dramma è stato sventato dalle milizie antifasciste. Oltre allo spirito di fratellanza e solidarietà di cui ho detto, ovviamente le nostre sensazioni sono state di sgomento, rabbia e frustrazione. Quest'ultima, in particolare, dettata dal fatto che i nostri governi e i nostri media hanno supportato le bande criminali nazifasciste di Kiev ed hanno falsificato sistematicamente la realtà dei fatti. Purtroppo questa sporca pratica è stata messa in pratica anche da alcuni settori che si definiscono di sinistra...

Approfondiamo proprio su questo punto: spesso, qui, ci si sbilancia nel dire che sia in atto uno scontro tra nazionalisti, una guerra tra bande di fascisti filo-russi e filo-occidentali. Qual è la tua opinione, dal momento che hai potuto toccare con mano una matassa che da qui facciamo, per ovvi motivi, fatica a districare?

Inviterei le persone che sostengono questa tesi a recarsi sul posto. Dove siamo stati noi la popolazione era tutta antifascista e ricordava, e rivendicava, l'epoca sovietica: bandiere rosse, statue di Lenin e ritratti di Stalin erano presenti ovunque e la gente ostentava questi simboli sovietici con orgoglio. Così come, quando incrociavamo la popolazione locale, molti, se non tutti, ci salutavano col pugno chiuso e al grido di “NO PASARAN!” o “NIET FASCISMU” o, ancora, ci ringraziavano con un “SPASIBO TOVARISH!”. Non parliamo poi di quanto è accaduto durante le commemorazioni del 9 Maggio, dove le persone si facevano fotografare davanti alle statue di Marx e Lenin e cantavano canzoni antifasciste e sovietiche. Questo è il sentimento popolare che va per la stragrande...

Quindi affermi che non è vero ciò che si dice? Non ci sono contraddizioni?

Io affermo che non è uno scontro tra fascismi, questo mi è apparso del tutto evidente. Detto ciò, non è vero che non ci sono contraddizioni al loro interno: come in ogni Resistenza (ricordiamoci che all'epoca della Resistenza, in Italia, vi parteciparono in molti, dai comunisti ai monarchici e sappiamo come è andata a finire...), all'interno del fronte vi sono differenze. Per esempio, il potere politico di Lugansk ha cercato di ostacolare il Forum di Solidarietà Internazionalista e Antifascista (Antifascism Internationalism Solidarity), organizzato dal Comitato Romano per il Donbass Antinazista e dall’Organizzazione Cittadina dei Comunisti di Lugansk, a causa di una questione di equilibri interni cara a chi contrasta l'imperialismo atlantico ma ha comunque interessi economici capitalistici sulla regione. Si è deciso di tenere comunque il Forum, proprio grazie all'impegno e alla forza di volontà dei comunisti.

Parlaci di questi comunisti e del Forum.

Questi compagni, il Comandante della Brigata Prizrak (Fantasma) Mozgovoy, il Commissario Politico dell'Unità 404 Markov e il compagno del PCU Chalenko, stanno portando avanti le istanze comuniste, a mio avviso, in maniera coerente e decisa, tenendo sempre conto dei rapporti di forza in campo.

Abbiamo avuto modo di toccare con mano la concretezza del loro pensiero politico. Infatti, ad esempio, ci hanno mostrato un'azienda agricola che stanno recuperando per metterla a disposizione della collettività. Un vero e proprio esempio di gestione socialista dei mezzi di produzione “per non dipendere più né dagli aiuti umanitari, né dai capitalisti” (loro testuali parole).

Inoltre, ci hanno mostrato come gestiscono l'asilo nido e la mensa popolare. Questi sono compagni che i fatti li fanno sul serio, con fatica, al contrario dei tanti parolai delle nostre parti, bravi solo a criticare...

Riguardo il Forum. Beh, che dire: è stata un'esperienza politica meravigliosa. Erano presenti decine e decine di realtà da tutta Europa, tutte unite sulla necessità di supportare la Resistenza antifascista e dare il massimo sostegno alle avanguardie socialiste presenti nel Donbass.

Ultima domanda: cosa dovrebbero fare, secondo te, i comunisti in Italia per sostenere la causa antifascista in Donbass?

Innanzitutto proseguire il percorso che è già stato realizzato da alcuni di essi, allargandolo e cercando di renderlo egemone almeno a sinistra. Mi riferisco al percorso d'informazione che alcune organizzazioni e comitati hanno messo in piedi ancora prima della riuscita del golpe. Ritengo che l'aspetto mediatico sia quello su cui dobbiamo puntare da qui, considerando le esigue forze attualmente a nostra disposizione. Rompere il muro del silenzio e della menzogna è il primo passo da fare. Ci può venire in aiuto il fatto che ormai è evidente che le sanzioni alla Russia siano state un autogoal per l'Italia e l'Europa tutta che si è trovata ad eseguire come un cagnolino fedele la volontà dei padroni d'oltreoceano. Dobbiamo essere abili a far rientrare la questione del Donbass nella più ampia questione economica e della NATO, mostrando come la guerra laggiù sia null'altro che la naturale conseguenza, pagata a caro prezzo, delle politiche imperialiste delle potenze capitalistiche occidentali. A tal proposito penso sia necessario rispondere all'appello del Comitato NO GUERRA NO NATO e alla mobilitazione contro i venti di guerra chiamata dal Comitato Contro la Guerra di Milano.

Poi, penso sia importante continuare ciò che la Banda Bassotti ha cominciato: portare solidarietà attiva, concreta, a quel popolo. Oltre ai beni materiali, un sorriso, un abbraccio, il far capire che ci siamo anche noi, che non sono soli. Ciò è importante per quelle persone. L'abbiamo toccato col cuore.

Il diario dei compagni del PRC e dei GC dalla carovana antifascista nel Donbass

15/05/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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