Grande risultato dello sciopero generale del 14 giugno in Brasile

Cronaca e prospettive dello sciopero generale del 14 Giugno in Brasile


Grande risultato dello sciopero generale del 14 giugno in Brasile

Lo sciopero generale del giorno 14 di giugno è stato un grande successo, con eventi e mobilitazioni da Nord a Sud del paese, con manifestazioni e picchetti in 350 città; contro la riforma delle pensioni e il governo Bolsonaro, sotto tutela dell'alto comando delle forze armate.

Nonostante il tentativo di boicottaggio da parte delle grandi centrali sindacali, preoccupate più di “moderare” le modifiche proposte alle regole per andare in pensione contenute nel disegno di legge attualmente in discussione presso la Camera dei deputati piuttosto che di impegnarsi nella lotta per il suo ritiro, i dati ufficiali delle stesse centrali sindacali parlano di circa 40 milioni di persone che si sono astenute dal lavoro.

La città di Rio de Janeiro si è svegliata con blocchi in alcune delle vie principali del paese, come la strada Brasil, e due strade bloccate nel quartiere dell'Ilha di Fundao; inoltre è stato chiuso l'ingresso della principale università della città, l'Università federale di Rio de Janeiro. Nel pomeriggio oltre 100.000 persone hanno partecipato ad una mobilitazione nel centro della città con cartelli e bandiere contro la riforma pensionistica, corteo che si è concluso con alcuni scontri vicino alla sede del comando militare della zona Est della città, con il lancio da parte della polizia militare di lacrimogeni e proiettili di gomma e la risposta dei manifestanti con il lancio di pietre e bottiglie di vetro.

A San Paolo circa 50.000 manifestanti si sono radunati di fronte alla confindustria locale e si sono diretti verso il centro; nel corso della manifestazione ci sono stati alcuni scontri che si sono conclusi con 19 arresti. Nell'interno dello Stato di San Paolo, a Campinas (metropoli di circa 4 milioni di abitanti), ci sono stati picchetti in diversi punti della città e gli studenti hanno chiuso l'accesso all'Unicamp (Università statale di Campinas).

A Belo Horizonte le stazioni della metro sono state chiuse a causa dello sciopero e barricate di pneumatici sono state erette di fronte all'università federale della città; nel pomeriggio oltre 150.000 persone hanno partecipato ad una grande mobilitazione nel centro della città.

Ripercussioni e prospettive

Le manifestazioni sindacali che hanno attraversato il Brasile il 14 giugno, e che facevano seguito alle due grandi manifestazioni in difesa dell'educazione del 15 e del 30 maggio, hanno dimostrato l'aumento del conflitto di classe nel paese. Prima di tutto hanno dimostrato la volontà di cambiamenti di grandi quantità di lavoratori del campo e urbani, e la volontà di riconquistare diritti perduti e di ottenerne di nuovi, senza credere che miglioramenti sociali possano derivare dal sistema politico-economico brasiliano, ormai pressoché totalmente corrotto.

Lo sciopero generale è stato un successo, nonostante i grandi mass media abbiano cercato di oscurare le mobilitazioni o di ridurne la portata e il governo abbia sostanzialmente finto di non vedere e di non sentire le richieste che sono provenute dalle piazze di circa 350 città; e tutto questo nonostante il corporativismo delle grandi centrali sindacali che chiamano alla lotta ma non fanno nulla per organizzarla, la pressoché totale assenza di fondi per le organizzazioni dei lavoratori più combattive, le minacce di repressione sindacale e non, la pressione sociale derivante da un paese con milioni di disoccupati e decine di milioni di lavoratori sotto-occupati.

Questo sciopero ha dimostrato che parte consistente della classe lavoratrice è disposta alla lotta, perché sa che è solamente attraverso la lotta che potrà riconquistare i diritti perduti e conquistarne di nuovi; un'altra parte della classe non ha partecipato perché ancora poco informata, perché temeva le minacce padronali o perché non si fidava del corporativismo delle grandi burocrazie sindacali.

Contributo fondamentale all'adesione in massa allo sciopero è venuto dalla paralisi politico-economica del governo Bolsonaro, che vive una spirale di recessione senza fine, e il crescente scontento di quegli elettori che avevano votato in lui solamente in funzione anti-PT e soprattutto di quel 30 per cento della popolazione che al secondo turno aveva deciso di non votare nessuno dei due candidati, in quello che è il dato maggiore di astensione della storia brasiliana.

Lo sciopero è stato anche, almeno nella parte più cosciente della classe lavoratrice, rifiuto della subordinazione del governo Bolsonaro all'imperialismo statunitense e a quello israeliano; allo stesso tempo non sono mancati in varie piazze cori e striscioni contro il crescente ruolo dei militari nel governo, che fa temere la possibilità di un nuovo golpe, stavolta legittimato “democraticamente” con l'elezione di Bolsonaro e del suo vice il generale Hamilton Mourao, simile a quello sviluppatosi nel 1964.

E con ogni probabilità è stato anche un segnale a quella parte della sinistra riformista che era in piazza che la lotta non può esaurirsi unicamente nell'elettoralismo o nella delega alle burocrazie sindacali. E questo perché l'opportunismo, principalmente del PT ma non solo, cerca di presentarsi come l'alternativa “democratica” al fascismo di Bolsonaro, ma allo stesso tempo cercando di nascondere i propri errori (come la riforma delle pensioni fatta nel 2003 dal governo Lula che obbliga i lavoratori pubblici ad aderire a un fondo di pensione privato per andare in pensione con il 100 per cento dell'ultimo stipendio).

La contraddizione non è infatti semplicemente destra fascista contro sinistra “democratica”, ma tra un sistema “democratico” - tutelato almeno dal 1964 dall'alto comando delle forze armate e che oggi vive una pulsione in direzione del fascismo vero e proprio in relazione alla parte del governo più vicina a Bolsonaro - e una vera rivoluzione democratica che ponga in essere le riforme necessarie al paese per potere avanzare nella direzione di una vera democrazia: riforma agraria, de-militarizzazione della polizia, universalizzazione dell'educazione pubblica ottenuta attraverso massicci investimenti e la lotta contro i privilegi clientelari delle grandi “famiglie” politiche brasiliane.

Il fatto che Bolsonaro cerchi di mobilitare il suo elettorato contro il Parlamento e il Supremo Tribunale Federale, istituzioni screditate agli occhi di larga parte dell'opinione pubblica, per imporre un regime fascista e allo stesso tempo al servizio dell'imperialismo statunitense, è con ogni probabilità destinato a fracassare.

Lo sciopero generale non può essere stato altro dunque che non un “anticipo” di quello che è necessario costruire: una grande mobilitazione della classe lavoratrice contro tutte le riforme anti-popolari di questo governo e dei governi che lo hanno proceduto e la costruzione di un fronte di lotta ampio per la rivoluzione democratica di cui il Brasile avrebbe tanto bisogno.

29/06/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Matteo Bifone

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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