Il “May Day” e le lotte dei lavoratori americani

Nel paese dove il primo maggio è nato ma non si festeggia il “may day” torna ad essere giornata di lotta.


Il “May Day” e le lotte dei lavoratori americani Credits: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Strike_May_Day_2017_in_New_York_City(34430340585).jpg autore Alec Perkins

La storia ci insegna che la celebrazione del Primo Maggio come Festa Internazionale del Lavoratori risale ad un importante episodio storico avvenuto negli USA, e più precisamente a Chicago, 1 ° maggio del 1886, quando un imponente sciopero operaio riuscì a paralizzare la più grande città industriale d'America, ed anche altre città, con l’obiettivo di conquistare la giornata lavorativa di otto ore. Da allora quell’evento, peraltro conclusosi nel sangue con gli scontri a fuoco tra polizia e manifestanti nella Haymarket Square e la successiva impiccagione di otto operai anarchici, è diventato occasione, in tutto il mondo, per celebrare le lotte dei lavoratori.

Il May Day, come viene denominato negli USA il 1 Maggio, è, come sappiamo, giorno di festività ufficiale nella maggior parte dei paesi, salvo che negli Stati Uniti e in una minoranza di altre nazioni. Nel 1894 infatti, il Congresso degli Stati Uniti creò intenzionalmente un Labor Day in un altro momento dell’anno, a settembre, per farlo diventare una semplice festività ma senza alcun riferimento alle lotte dei lavoratori. Ciononostante, da oltre un secolo, sindacati e movimenti politici americani, soprattutto quelli di radice socialista e marxista, continuano a celebrare l'originale Festa del Lavoro.

Nel corso dell’ultimo decennio questa antica tradizione del movimento operaio americano, dopo una lunga fase di progressivo declino e totale marginalizzazione degli eventi, ridotti di fatto a pura testimonianza, si è invece risvegliata grazie a diverse iniziative di lotta che, in occasione del May Day 2018, molti media di orientamento socialista e comunista hanno voluto ricordare.

Il Socialist Worker [1], ad esempio, ricorda che già dal 2006 qualcosa è cambiato, quando gli scioperi a livello nazionale che coinvolsero milioni di lavoratori immigrati, svoltisi il primo di maggio di quell’anno, segnarono il punto più alto di un movimento che è riuscito a fermare la feroce legislazione federale che avrebbe voluto criminalizzare tutti i lavoratori privi di documenti. La tradizione del Primo Maggio è stata ripresa in lotta e ora, nel 2018, la rivolta degli insegnanti in diversi stati degli USA (West Virginia prima, poi Oklahoma e adesso in Arizona) ha ristabilito una delle lezioni principali del 1886, e del 2006 e di altre innumerevoli volte nel periodo intercorso: l'importanza dell'arma dello sciopero per le lotte dei lavoratori e per un reale movimento di classe.

Scrive sempre il Socialist Worker che: “la strategia del sindacato americano degli ultimi decenni, in particolare dei sindacati del settore pubblico, tutta mirata ad un’attività di di lobbying istituzionale nei confronti dei legislatori e di ricerca del sostegno politico dei Democratici, ha fallito in modo spettacolare nel fermare, e quanto meno invertire, l'ondata neoliberista dei tagli ai finanziamenti e il declino degli standard di vita dei lavoratori”.

Invece, con questa consapevolezza, e dopo meno di due settimane di sciopero, gli insegnanti della West Virginia non soltanto sono riusciti ad invertire questa tendenza, ma hanno anche ottenuto un aumento salariale del 5% per se stessi e per tutti gli altri dipendenti pubblici del loro stato. Questa importante esperienza di lotta ha ispirato insegnanti di altri Stati colpiti ad organizzarsi per respingere l'assalto neoliberista, e sono riusciti a fare pressione sui governatori dell'Oklahoma e dell'Arizona, ad esempio, per promettere aumenti salariali significativi ancor prima dello sciopero.

Gli insegnanti del West Virginia non hanno deciso collettivamente, da un giorno all’altro, di sollevarsi tutta in una volta. Il processo è stato graduale ed articolato, partendo da piccole ma combattive iniziative realizzate in alcuni luoghi dove ebbe inizio la ribellione degli insegnanti, e portata avanti da piccoli gruppi che hanno avuto il coraggio di lanciarsi nella lotta aprendo quindi uno spazio in cui gli altri si sono poi via via uniti. Uno dei primi centri di propulsione del movimento degli insegnanti del West Virginia è stato animato da un gruppo di insegnanti che già si definivano socialisti, essendo entrati in contatto l'un l'altro principalmente attraverso la campagna presidenziale del 2016 di Bernie Sanders.

In Oklahoma, un gruppo di insegnanti di base ha guadagnato il sostegno, sia tra i compagni sindacalizzati che tra quelli non sindacalizzati, ed hanno idealmente raccolto la staffetta dai loro compagni del West Virginia.

Analogamente a quanto avvenuto in Arizona, dove l’insegnante Noah Karvelis afferma di aver iniziato la campagna denominata #RedForEd per incontrare insegnanti con la stessa mentalità nel proprio campus, dando vita ad una rete di educatori per lo più giovani che seguirono il suo esempio e divennero poi la base del movimento Arizona Educators United.

Secondo l’analisi del Socialist Worker le esperienze di questi movimenti di base non hanno un'origine comune ma si sono plasmate, in combinazioni diverse, grazie all'interazione tra tradizioni del lavoro storico, connessioni con il movimento sindacale esistente, identificazione con il socialismo ed altre idee radicali e, più comunemente, dalla reazione istintiva contro l'ingiustizia e l'oppressione che guida la classe in lotta contro il capitalismo.

Il The Jacobin [2] ha invece colto l’occasione del May Day per ricordare le lotte di cui si è reso protagonista, in questi ultimi anni, il sindacato dei lavoratori portuali e della logistica, la International Longshore and Warehouse Union (ILWU) uno dei sindacati più forti e militanti degli Stati Uniti. Il 1° maggio 2008, diecimila membri della ILWU uscirono dai moli di tutti i venti porti della Costa Ovest degli Stati Uniti, interrompendo completamente la rete commerciale dell'America del Pacifico. Questi lavoratori chiedevano allora la fine immediata della guerra e dell'occupazione in Iraq e Afghanistan, ed il ritiro delle truppe statunitensi dal Medio Oriente. La loro azione ha rivelato il potere del lavoro organizzato e l’insofferenza dei lavoratori americani per le tante guerre che vedono protagonisti gli Stati Uniti, guerre che continuano fino ad oggi.

Questa azione di blocco del lavoro prese allora origine all'interno del “Local 10”, un’aggregazione che rappresenta i lavoratori portuali di tutta la Baia di San Francisco. Jack Heyman, militante di lunga data di Local 10, svolse un ruolo chiave nell'organizzazione dell'azione del primo maggio 2008, insieme ad altri socialisti di fama internazionale del posto. Nel 2007, questi socialisti avevano contribuito ad organizzare una conferenza internazionale sul lavoro per fermare la guerra in Iraq, alla quale presero parte sindacalisti di tutto il mondo. Heyman dichiarò in quell’occasione che: la principale risoluzione di quella conferenza era che i sindacati tornassero e organizzassero scioperi sul luogo della produzione”.

Successivamente, il Local 10 sottopose una risoluzione all' ILWU secondo la quale i lavoratori eletti da ogni unità sindacale locale si dovessero incontrare per stabilire la linea politica sindacale. Grazie a questa azione venne proposto lo sciopero e la manifestazione durante il turno del giorno di maggio per protestare contro le guerre imperialiste americane in Iraq e Afghanistan. È importante far notare che, negli USA, sebbene spesso sia contemplato tra i diritti contrattuali, molto raramente si riescono ad organizzare iniziative del genere per poi svolgerle per un intero turno lavorativo, figuriamoci per un turno di un giorno e per una motivazione di natura politica e non prettamente sindacale.

Sei anni dopo, il primo maggio del 2015, per protestare contro le uccisioni di cittadini afroamericani da parte della polizia, in particolare di Walter Scott a Charleston, in South Carolina, il Local 10 di San Francisco decise una chiusura dei porti della Bay Area. E lo scorso agosto 2017, lo ILWU ha aiutato a guidare la resistenza a una protesta del movimento Alt-Right a San Francisco. Uno dei leader sindacali della ILWU ha recentemente dichiarato che: “lo sciopero pacifista del Primo Maggio 2008 è stato un chiaro promemoria del diritto e della necessità che i membri del sindacato siano degli attivisti sociali” e che: “lo ILWU ha una lunga storia di difesa della giustizia sociale dall'apartheid alla disparità salariale e, più recentemente, a sostegno del movimento Black Lives Matter. Noi membri dell ILWU sentiamo l'obbligo di essere la voce di chi non ha voce”.

I lavoratori portuali si rifanno ad una consolidata tradizione storica, che riporta anche agli anni in cui si rifiutarono di gestire i carichi diretti verso il Giappone fascista negli anni '30 e verso il Sud Africa dell’apartheid negli anni '60, '70 e '80.

Il People’s World [3] ha invece voluto ricordare il primo maggio come Giornata internazionale dei lavoratori, scegliendo il tema della lotta alla povertà e all’emarginazione dei lavoratori, dando risalto ad alcune importanti iniziative di lotta, come, ad esempio, la campagna Fight for $ 15, un movimento di lotta nato da qualche anno negli USA e che ha come obiettivo l’ottenimento del salario minimo di 15 dollari a livello nazionale.

Relativamente alla lotta alla povertà, People’s World richiama uno studio dell'Institute for Policy Studies e un rapporto pubblicato dalla Poor People's Campaign, che analizzano 50 anni di cambiamenti nelle questioni che interessano la grande maggioranza dei lavoratori negli Stati Uniti, in particolare il razzismo sistemico, la povertà, il militarismo e la devastazione ecologica.

I risultati sono stati sorprendenti e infelici. La maggior parte dei lavoratori stanno lottando duramente per la sopravvivenza. Con la distruzione delle industrie e delle città che le ospitavano, la natura dell’economia si è trasformata. Sebbene il tasso ufficiale di disoccupazione sia basso, l'occupazione oggi spesso significa lavoro a basso salario che offre poca sicurezza sul lavoro. Anche il trattamento dei lavoratori ne risente. Ad esempio, 28 stati hanno approvato le cosiddette leggi sul "diritto al lavoro" che minano la capacità dei lavoratori di organizzarsi.

Ciò significa un costante calo del numero di iscritti al sindacato, che impedisce ai lavoratori di ottenere la loro “giusta” quota della ricchezza prodotta dall'economia degli Stati Uniti negli ultimi 50 anni. Nonostante l'enorme crescita dell'economia globale, i salari, per una fascia di circa l’80% dei lavoratori, sono rimasti in gran parte stagnanti. Si calcola che oggi ci sono 64 milioni di americani che lavorano per meno di 15 dollari l'ora.

Nel frattempo, quasi una famiglia su cinque ha un valore netto pari a zero o negativo. Quel numero sale a oltre un quarto delle famiglie latinoamericane e al 30% delle famiglie afroamericane.

Certo, questi cambiamenti non sono avvenuti nel vuoto. Non è una coincidenza che mentre la maggior parte degli americani sta lottando, solo tre individui - Bill Gates, Jeff Bezos e Warren Buffett - possiedono insieme la stessa ricchezza della metà del paese. Probabilmente – ricorda People’s World - non è una coincidenza che i politici americani sostenuti dai miliardari non riconoscano il Primo Maggio.

In questi ultimi anni la classe politica americana ha fatto scelte come approvare leggi sul diritto al lavoro che hanno portato a questi risultati. E tocca ai lavoratori stessi impegnarsi in prima persona per lottare contro questo stato di cose. L’iniziativa Fight for $ 15 ha contribuito ad aumentare il salario di circa 20 milioni di lavoratori ed ha promosso la loro lotta per un sindacato.

Nel mese di maggio ripartirà la Poor People's Campaign che prevede di impegnarsi in 40 giorni di iniziative di disobbedienza civile in almeno 30 capitali di stato e nella capitale federale, Washington DC. La campagna si propone di dimostrare come il razzismo sistemico, la povertà, il militarismo e la devastazione ecologica siano tutti interconnessi, e tutti minano le condizioni di vita dei lavoratori di oggi. Tra le numerose richieste vi sono leggi sul salario federale e statale, un reddito annuale garantito per tutte le persone, la piena occupazione e il diritto sindacale.

Da queste iniziative, che i tre giornali menzionati hanno voluto celebrare e testimoniare, ci sembra possibile trarre almeno un paio di riflessioni importanti. La prima è che proprio nel cuore della principale potenza imperialista mondiale ed epicentro del grande capitale transnazionale, soprattutto finanziario, oggi dominante a livello globale, nonostante la congiuntura economica di ripresa della crescita, la potenza mediatica senza paragoni, la capacità di tenuta del sistema a livello sociale è messa in crisi e il conflitto di classe continua ad emergere da più parti e in più direzioni. Certo, sappiamo che il livello di coscienza e di compattezza di classe rimane debole, ma queste iniziative danno comunque il polso di un magma sotterraneo che continua a ribollire e ad alimentarsi delle contraddizioni insanabili del capitalismo stesso, nonostante, a livello di classi dirigenti, si mettano in campo i mezzi più potenti per reprimere, o meglio per prevenire prima ancora di reprimere, ogni possibile insorgenza di conflittualità sociale che possa mettere in discussione i fondamenti economici e materiali del dominio di classe, qui più solido che altrove.

La seconda importante riflessione è che le iniziative che poi, nei fatti, stanno ottenendo maggior successo e impatto, nascono da piccoli gruppi ben organizzati e soprattutto caratterizzati da un buon livello di coscienza politica e sindacale e da una visione antagonista e conflittuale, rigettando invece l’approccio che in Italia definiremmo concertativo, ben consapevoli di quali risultati devastanti questo approccio abbia causato ai lavoratori di questo paese, dove è stato adottato in maniera più convinta e invasiva dalla maggioranza delle istituzioni sindacali e politiche.

I movimenti di lotta di alcune componenti più consapevoli e organizzate, le potremmo definire avanguardie dei lavoratori americani, meritano sicuramente maggiore attenzione e riconoscimento anche a livello internazionale, soprattutto per i possibili sviluppi che possono avere in un futuro che tutti ci auguriamo non troppo lontano.

Note:

[1] The Socialist Worker, https://socialistworker.org/2018/05/01/the-subterranean-fire-is-blazing-this-may-day

[2] The Jacobin, https://jacobinmag.com/2018/05/may-day-ilwu-iraq-war-unions

[3] People’s World,https://www.peoplesworld.org/article/bring-back-may-day/

12/05/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Strike_May_Day_2017_in_New_York_City(34430340585).jpg autore Alec Perkins

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L'Autore

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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