L’Onu oggi serve a qualcosa?

Gli eventi degli ultimi tempi hanno dimostrato che, stanti le attuali relazioni internazionali, l’Onu non ha nessuna possibilità di risolvere i numerosi problemi dell’umanità.


L’Onu oggi serve a qualcosa?

In questi ultimi tempi ci sono state varie votazioni nell’assemblea generale delle Nazioni Unite (Nu) con diversi risultati che analizzeremo brevemente in questo articolo, corredandolo con una rapida riflessione sulla funzione ormai a mio parere, e non solo, puramente decorativa di questa istituzione che aveva destato molte speranze alla fine della devastante Seconda guerra mondiale.

Cominciamo con la questione del micidiale bloqueo statunitense verso Cuba, che nell’attuale situazione internazionale, non sembra destinato ad essere eliminato, come del resto non credo avranno risposta le giustissime rivendicazioni dei palestinesi riconosciute, ma mai attuate da numerosissime risoluzioni della stessa Onu.

Come sottolinea Prensa Latina, lo scorso 4 novembre una straordinaria maggioranza di paesi (185) ha votato contro le disumane ed illegittime restrizioni che impediscono a Cuba di svilupparsi, di soddisfare i bisogni della sua popolazione, colpendo anche gli interessi di paesi terzi. Ovviamente hanno votato contro gli Usa e il loro fedelissimo alleato, Israele. Si sono invece astenuti l’Ucraina e il Brasile. La votazione è stata preceduta dai discorsi dei rappresentanti di vari paesi, che hanno condannato e criticato con varie modalità le misure coercitive unilaterali (questo è il loro nome tecnico) imposte a Cuba e al mondo dagli Usa. Il ministro degli esteri cubano, Bruno Rodríguez, ha ricordato che sono passati tre decenni da quando l’Assemblea generale delle Nu ha votato questa risoluzione, ricevendo il sostegno universale. Ha anche fatto presente che, durante i primi 14 mesi dell’amministrazione di Biden, il totale dei danni provocati a Cuba dal bloqueo equivalgono a 6 miliardi e 364 milioni di dollari, ossia a circa 15 milioni di dollari al giorno. Ha inoltre rimarcato le conseguenze extraterritoriali di queste misure, che non solo provocano emigrazioni illegali dall’isola caraibica, ma colpiscono la sovranità degli altri paesi, che intendono commerciare con Cuba, e impediscono l’attracco di navi terze ai suoi porti. Purtroppo la risoluzione non è vincolante, ma esprime l’opinione della maggioranza delle nazioni del mondo, nel quale gli Usa stanno perdendo sempre più consenso.

Passiamo ad un altro evento ugualmente significativo. Il 2 novembre passato il Consiglio di sicurezza delle Nu si è opposto alla richiesta fatta da parte della Federazione russa di creare un’apposita commissione, cui sia attribuito l’incarico di indagare sulle attività biologico-militari svolte in specifici laboratori situati in Ucraina e finanziati dagli Usa (v. https://www.lacittafutura.it/esteri/i-laboratori-ucraini-e-la-guerra-di-distruzione-di-massa). La richiesta russa è stata appoggiata solo dalla Cina; da parte loro Usa, Francia, Gran Bretagna non l’hanno condivisa; le nazioni non membri permanenti presenti nel Consiglio di Sicurezza (Albania, Brasile, Gabon, Ghana, India, Irlanda, Kenya, Messico, Norvegia, Emirati Arabi Uniti) si sono astenute. 

Nei giorni precedenti i russi avevano presentato al Consiglio un documento di 310 pagine, nel quale erano contenute le prove delle accuse rivolte concernenti lo svolgimento di attività proibite dell’articolo VI della Convenzione sulle armi biologiche del 1972, e una bozza di risoluzione nella quale si chiedeva appunto la composizione di una commissione formata dai 15 membri di detto Consiglio per verificare la veridicità delle affermazioni della Russia. La ragione dell’opposizione sta – secondo le parole dell’ambasciatrice usa alle Nu – nel fatto che si tratterebbe solo di una “colossale perdita di tempo”, ma – ci chiediamo – se gli Usa effettivamente non hanno niente da nascondere, la Commissione avrebbe potuto far luce su questo tema controverso ed eventualmente dimostrare le falsità delle accuse russe.

Come si vede, nel caso di Cuba il valore delle opinioni dei diversi Stati che compongono il mondo non vale nulla, dato che gli Usa persistono nella loro politica asfissiante, nel caso dei laboratori ucraini determinante è stato il diritto di veto di cui sono dotati i membri permanenti del Consiglio di sicurezza; diritto che alcuni vorrebbero abolire, ma probabilmente il funzionamento dell’Onu potrà essere ripensato solo quando si costituirà un ordine internazionale diverso da quello attuale. Altrimenti ogni nuova misura risulterebbe inefficace.

Troviamo ancora un altro caso interessante, sempre recente, dello stato di impotenza in cui si trovano le Nu e che impedisce loro di intervenire nei conflitti e di trovare soluzioni appropriate a questioni di grande rilevanza. Il 4 novembre la Terza commissione dell’Assemblea Generale Onu ha adottato una bozza di risoluzione russa sulla “lotta alla glorificazione del nazismo, del neonazismo e di altre pratiche che contribuiscono ad alimentare le forme contemporanee di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e intolleranza”. 106 paesi hanno votato a favore della risoluzione, 15 si sono astenuti, mentre 51 si sono dichiarati contrari e tra questi spiccano la Germania, l’Italia e l’Austria, paesi che hanno fatto una certa esperienza del nazi-fascismo. Questi ultimi si sono giustificati, asserendo che la lotta al nazismo è stata usata da Mosca per giustificare il suo intervento in Ucraina e quindi il testo avrebbe solo una funzione strumentale.

Secondo Maria Zajarova, portavoce del Ministero degli Esteri russo, nell’atteggiamento di coloro che si sono espressi contro la risoluzione, che condannava la glorificazione del nazismo, si rispecchia “l’ipocrisia politica” degli Stati europei, i quali non tanto tempo fa hanno equiparato comunismo e fascismo nel nome del totalitarismo. Ha anche ricordato che l’anno passato, come erano soliti fare da 10 anni, da quando cioè la Russia presenta questa risoluzione, quest’anno co-firmata da Azerbaigian, Bielorussia, Venezuela, Vietnam, Cambogia, Corea del Nord, Cuba, Laos, Mali, Nicaragua, Pakistan, Siria, Sudan, Repubblica Centrafricana, Guinea Equatoriale e Sud Africa, i membri della Ue si erano astenuti, mentre nel 2011 la maggioranza aveva votato contro e i restanti membri si erano astenuti. Tuttavia, quest’anno – continua la Zajarova – tutti gli Stati della Ue, sia quelli che furono dominati dal nazi-fascismo sia quelli che ne furono le vittime, si sono opposti alla risoluzione; eppure – commenta – “la risoluzione è la stessa, il suo significato può esser messo in dubbio solo da persone immorali”. Come si vede, la portavoce come è sua abitudine, non ha peli sulla lingua e non si preoccupa di coloro che giungono a negare l’esistenza stessa del nazismo ucraino.

Si potrebbe commentare che i rappresentanti degli Stati della Ue concepiscano idee alquanto oscillanti o forse sono assai sensibili al vento che tira d’Oltreatlantico. In questo contesto è difficile immaginare che questa risoluzione, pur adottata dalle Nu, sia sostenuta e applicata con molto zelo.

Riferendosi all’attuale conflitto per procura in Ucraina, l’autorevole economista serbo-statunitense Branko Mllanovic si pone le stesse domande riguardo al ruolo dell'Onu nella politica internazionale. Ricorda che nel mese di ottobre si è realizzata a New York la sessione annuale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, cui hanno partecipato numerosi capi di Stato e di governo, i quali hanno fatto ognuno il loro intervento. Commenta Mllanovic: “L’Onu sembrerebbe, quindi, ben viva”. Tuttavia in realtà, sulla guerra in Ucraina, che dura da otto mesi con distruzioni e perdite e minaccia di attizzare una guerra nucleare, “l’Onu è stata una semplice spettatrice”.

Ad avviso del noto economista il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, non si distingue per il suo attivismo in questo complesso caso che concerne il mantenimento della pace nel mondo, questione per la quale le Nu sono state appositamente istituite. I suoi discorsi sono generici e banali, si è recato a Kiev e a Mosca quando il conflitto era da tempo iniziato, e soprattutto non ha speso l’autorità morale di cui dovrebbe essere dotato il Segretario di un’istituzione vitale per l’umanità.

Naturalmente sappiamo che il Segretario generale e il Segretariato dell’Onu sono boicottati da chi di fatto governa questa istituzione, ossia le grandi potenze, che i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza possono opporsi a qualsiasi decisione non conforme alle loro strategie politiche, paralizzando ogni azione che in particolare possa ledere i sacrosanti diritti degli Usa sempre alla ricerca di primeggiare. 

Sempre secondo il nostro, Guterres avrebbe potuto tentare di avviare dei negoziati tra le parti interessate, avrebbe potuto invitarle a Ginevra e aspettare che si presentassero, rendendo così evidente al mondo informato della presenza o dell’assenza dei convocati chi intende insistere nella guerra e chi invece non vuole sentir ragione. Tuttavia, Mllanovic non ritiene che l’unico colpevole dello stallo sia il Segretario delle Nu. Infatti, con la dissoluzione dell’Urss e l’emersione degli Usa come unica superpotenza le regole dell’Onu sono state più volte e apertamente violate, svilendo così il ruolo di questa istituzione centrale. Come si ricorderà, infatti, gli Stati Uniti e i loro satelliti hanno attaccato cinque paesi in ben quattro continenti senza essere autorizzati dalle Nu, nello specifico Panama, Serbia, Afghanistan, Iraq (la seconda guerra) e Libia. Per quanto concerne la Libia, il Consiglio di Sicurezza delle Nu aveva emanato una risoluzione, ma l’uccisione criminale di Gheddafi e l’abbattimento del suo governo hanno scatenato una guerra civile tuttora in corso e non prevista. La Francia e il Regno Unito, anch’essi dotati del diritto di veto, hanno aderito alla maggior parte di queste violazioni della Carta delle Nu, mentre da parte sua la Russia ha attaccato sia la Georgia sia l’Ucraina – aggiungiamo – in seguito alla volontà delle potenze occidentali di circondarla e di smembrarla. Qui il nostro non contestualizza storicamente i vari interventi militari, ponendoli tutti sullo stesso piano, ma giustamente ricorda che la Cina non ha seguito il cattivo esempio degli altri.

L’altro punto debole dell’Onu individuato da Mllanovic è costituito dalla scelta dei segretari che si sono succeduti negli ultimi decenni: Boutros Boutros-Ghali, Kofi Annan, Ban Ki-moon e Guterres sono figure poco incisive che rispondono ai desiderata di coloro che li hanno di fatto scelti, ossia quelli che dispongono del diritto di veto. Per questa ragione si sono sempre astenuti dall’intervenire nei conflitti più importanti per non suscitare risentimento nei loro padroni secondo la logica neoliberista del laissez-faire, rimanendo in disparte a guardare. Infine, un altro elemento alla base dello svilimento dell’Onu sta nel fatto che paradossalmente il ruolo di questa istituzione è stato allargato fino a comprendere nella sua competenza questioni secondarie magari con lo scopo di dare l’impressione essa si preoccupa della vita dei cittadini del mondo in tutti i suoi aspetti. In questo l’Onu si è trovata affiancata da altre istituzioni private (le Ong) o legate ad essa (la Banca Mondiale), che in molti casi ricevono finanziamenti caritatevoli da noti miliardari per affrontare problemi gravissimi come quello della povertà, delle crescenti disuguaglianze, del cambiamento climatico. Ma in genere queste attività sono orientate dagli interessi dei donatori.

Proprio questa estensione delle competenze dell’Onu ha determinato la sua crisi finanziaria, in quanto le risorse messe a disposizioni dagli Stati si sono dimostrate insufficienti, e in particolare – aggiungo – sono proprio gli Usa, massimo beneficiario delle politiche di questa istituzione, a far mancare il loro contributo, mostrando il loro disprezzo per la collaborazione tra gli Stati. Sottolineo che il funzionamento dell’Onu costa circa 40 miliardi di dollari l’anno, ossia il 2,3 % della spesa militare complessiva. Semplicemente una bazzecola.

La risposta a questo problema è stata il ricorso al finanziamento dei propri programmi e delle proprie agenzie, come per esempio l’Oms, da parte delle grandi corporazioni (v. Bill Gates), le quali grazie a ciò sono in grado di influenzare le decisioni di questa istituzione. Naturalmente questo fatto ha suscitato forti critiche documentate dallo studio realizzato da Global Policy Forum, che denuncia l’avvio nelle NU in una nuova era di “multilateralismo selettivo”, caratterizzata dall’incapacità di prendere decisioni politiche a livello intergovernativo e dalla volontà di farsi guidare nelle scelte dalla cosiddetta corporatocrazia, che poi integra armoniosamente capitalismo e imperialismo. Da ciò deduciamo che senza cambiare il sistema socio-economico attuale l’Onu è irriformabile.

 

11/11/2022 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Alessandra Ciattini

Alessandra Ciattini insegna Antropologia culturale alla Sapienza. Ha studiato la riflessione sulla religione e ha fatto ricerca sul campo in America Latina. Ha pubblicato vari libri e articoli e fa parte dell’Associazione nazionale docenti universitari sostenitrice del ruolo pubblico e democratico dell’università.

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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