L'Austria ferma i rifugiati, non l'estrema destra

Il ballottaggio presidenziale ha consegnato la vittoria al candidato ecologista, ma lo scontro con l'ultra destra è solo rimandato


L'Austria ferma i rifugiati, non l'estrema destra Credits: dalla pagina facebook del FPO

Le elezioni presidenziali sono state vinte per una manciata di voti dai verdi, ma l'estrema destra non è stata fermata. Il governo di grande coalizione spiana la strada al progetto reazionario di una destra che si prepara a governare l'Austria e vuole l'annessione alla “Grande Germania”.

di Paolo Rizzi

I nuovi capi hanno facce serene
e cravatte intonate alla camicia

Fabrizio de André – Le storie di ieri

I risultati delle presidenziali austriache ormai sono noti: per 31mila voti, lo 0,7%, il candidato dei Verdi Van der Bellen ha battuto il candidato dell'estrema destra (FPÖ, Partito della Libertà), Hofer.

Al primo turno Hofer aveva ottenuto il 35,1% dei voti mentre Van de Bellen si era fermato al 21,3%. Dietro ai due, aveva ottenuto il 18,9% l'ambigua Irmgard Griss, formalmente indipendente, sostenuta dalla formazione liberale NEOS ma che aveva già cercato l'appoggio al primo turno proprio dell'FPÖ. A seguire i due candidati dei partiti di governo: il socialdemocratico Hundstorfer (11,3%) e il popolare Khol (11,1%). L'ultimo candidato è l'imprenditore Lugner, a capo di una lista personale, con il 2,3% dei voti.

Tra il primo e il secondo turno l'affluenza è salita dal 68,5% al 72,7%. Il nazionalista Hofer ha conquistato più di 700mila voti, provenienti in larga parte dagli elettori popolari e dei candidati indipendenti. Van der Bellen ha guadagnato ancora più voti (1 milione e 300mila), prevenienti da varie forze di sinistra e dall'astensione. È da notare che le forze di sinistra extraparlamentari hanno sostenuto criticamente Van der Bellen, mentre socialdemocratici e popolari si sono rifiutati di dare il sostegno ufficiale.

L'FPÖ e la Grosse Koalitionen

Queste elezioni presidenziali sono state una pesante sconfitta per la Grande Coalizione tra  socialdemocratici (SPÖ) e popolari (ÖVP) che governa l'Austria dal 2007. Alle presidenziali del 2010 era sta confermato Presidente Heinz Fischer, indipendente ma già membro dell'SPÖ. Contro di lui il partito popolare non presentò nessun candidato e Fischer vinse con il 79,3%. Ora invece i candidati della Grosse Koalitionen hanno ottenuto insieme solo il 22,4% dei voti, mentre al ballottaggio sono arrivati candidati esterni al governo.

Durante gli anni della Grande Coalizione la crisi ha colpito anche la ricca Austria. La crescita economica è di fatto in stagnazione, con alcuni trimestri di recessione e altri di crescita inferiore allo 0,5%. Il tasso di disoccupazione, fortemente influenzato dai lavori stagionali, oscilla tra l'8 e il 10%, quello giovanile tra il 10 e il 12,5%. Vista la situazione, non è difficile capire perché la società austriaca veda pochi sbocchi nei partiti attualmente al governo.

In questa situazione l'FPÖ è riuscita a infilarsi nel vuoto di consenso proponendosi contemporaneamente come partito continuatore delle riforme liberiste e come difensore dello stato sociale. Ovviamente nella retorica di Hofer e delle destra, il problema dello stato sociale sono gli immigrati che appesantiscono i costi, non le riforme liberali. La chiusura delle frontiere ai rifugiati non ha certo fatto da argine alla svolta a destra dell'elettorato. Anzi, come accade regolarmente, i governi “moderati” che adottano politiche “moderatamente di destra” non fanno altro che legittimare le politiche anti rifugiati e genericamente razziste della destra radicale.

Hofer è sconfitto, l'FPÖ no

Come dice Mirko Messner, portavocedel Partito Comunista Austriaco, Hofer è stato sconfitto, l'FPÖ no [1]. Il Presidente della Repubblica austriaco ha pochissimi poteri, ma il dato politico è talmente chiaro che il paese potrebbe andare ad elezioni anticipate nel giro di pochi mesi, senza aspettare la scadenza naturale del 2018. Tutti i sondaggi segnalano saldamente l'FPÖ come primo partito, posizione che nella tradizione politica austriaca assicura il ruolo di capo del governo. Il partito nazionalista aveva già governato dal 2000 al 2007, come alleato di minoranza dei popolari, questa volta però tornerebbe come guida. I partito della Grande Coalizione, e quindi i centri del potere austriaco, non vivono questo come un pericolo.

Secondo Messner “L'FPÖ sta cercando di prendere il potere per ricostruire lo stato in senso reazionario, è qua per rimanere ed è già radicata nella società. Socialdemocratici e popolari si sono dimostrati incapaci di fermare questo processo a causa del loro coinvolgimento nella gestione neoliberista del capitalismo. Non hanno più la capacità e la volontà di opporsi all'FPÖ (a livello regionale e locale già collaborano), attaccano l'FPÖ sull'immigrazione e il diritto d'asilo ma poi trasformano le stesse visioni razziste in leggi, sono già pronti a formare una coalizione”. 

Lo stesso profilo del presidente eletto rischia di essere un problema. Barbara Steiner, del centro studi Transform!, descrive Van der Bellen come “democratico, borghese, ecologista, neoliberista”, mentre Messner nota che la posizione europeista del nuovo presidente è per il grande pubblico sinonimo di “freddezza sociale e vicinanza alle banche, alle grandi imprese e ai ricchi” e che per questo la classe media che si vede impoverita ha bisogno di un'alternativa di sinistra vera, altrimenti continuerà a pensare che l'unica soluzione sia il nazionalismo germanico.

L'FPÖ è stata fondata da un ex SS per dare una risposta “sociale e nazionalista” all'ondata di conflitto sociale che ha investito l'Austria dopo la guerra mondiale, ha attraversato varie svolte che l'hanno portata su posizioni più moderate. Ora però ha l'occasione per governare rispondendo pienamente alle sue radici. E può farlo in un'Europa che strangola le alternative di sinistra e lascia prosperare le derive a destra.

[1] Hofer verhindert. Die FPÖ nicht.

[2] Rejection of a Far-Right President

28/05/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: dalla pagina facebook del FPO

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L'Autore

Paolo Rizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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