La festa insanguinata di Nizza

La violenza cieca, l'odio e la paura devono rimanere i sentimenti del caos in cui vivere?


La festa insanguinata di Nizza

Al tramonto del 14 luglio, fuochi d’artificio sul lungomare di Nizza, poi un camion fa strage. La violenza cieca, l'odio e la paura: devono rimanere i sentimenti del caos in cui siamo costretti a vivere? Ma la solidarietà sboccia di continuo, ad esempio, a Como...

di Guido Capizzi

NIZZA. Tutta la Francia è nell’ora dolorosa dopo il massacro di 84 uomini, donne e bambini, perpetrato a Nizza da un uomo alla guida di un semirimorchio lanciato come un missile impazzito sulla Promenade des Anglais, mentre tante famiglie, giovani, bambini dei quartieri, turisti, facevano festa per celebrare il 14 luglio, la Fratellanza, la festa nazionale. La Francia è in lutto, profondamente scossa ancora una volta, si percepisce terrore e dolore. La solidarietà internazionale a Nizza, nonostante i “buchi” dei servizi di contrasto, controllo e di emergenza, rende chiaro che nessuno di noi è disposto a cedere alla paura e all'odio.

Un evento tragico, profondamente ingiusto. Non può esserci alcuna giustificazione di fronte a un omicidio di massa, quali che siano le motivazioni dell’assassino, la sua vicenda umana, la sua “pazzia” resa ancora più forte dall’integralismo religioso a cui pare si fosse votato, dopo un’esistenza da emarginato sociale. Lo Stato Islamico, il califfato del terrore ha adottato anche la strategia di utilizzare fuori dai confini dove è impegnato nella guerra, gli emarginati sociali delle periferie delle città occidentali non controllate dalla malavita organizzata, come in Italia. A Nizza quartieri periferici sono abitati da islamici, per lo più non praticanti e quindi non frequentanti luoghi di culto, conosciuti dalla gendarmeria come autori di piccoli furti e possibili “prede” del radicalismo religioso per perpetrare atti di terrore senza frequentare “scuole” nelle zone di guerra, anche con auto e camion da utilizzare come bombe.

Non è tempo per sterile polemica politica, ma di supporto alle indagini e alle vittime, di solidarietà e di fraternità.

Il Partito Comunista Francese e i suoi attivisti “saranno vigili e mobilitati ovunque in Francia, solidarietà con le vittime e le loro famiglie e sostegno per i soggiorni a Nizza e nelle Alpi Marittime” mi dicono compagne e compagni di Nizza e dintorni.

“E’ nella raccolta di uomini e donne di pace nel nostro Paese che, insieme, supereremo di nuovo la violenza cieca, l'odio e la paura” aggiungono.

I fatti di Nizza, come quelli accaduti negli ultimi mesi sempre in Francia e anche in Belgio, Turchia e nei Paesi nord africani e mediorientali, ci fanno ricordare la lotta in corso tra i due blocchi islamici.

Uno, sunnita, fa capo all’Arabia Saudita ed è sostenuto dalle ricche monarchie petrolifere del Golfo, da alcuni Paesi dell’Africa centro-settentrionale e da quelli dell’Asia centrale, dalla Turchia della NATO, viene finanziato con varie modalità per il radicalismo religioso e per gli atti terroristici..

Poi c’è il blocco sciita con Iran, Siria e Hezbollah, il Partito di Dio libanese, sostenuto anche da minoranze in Iraq, Yemen e Afghanistan.

La lotta, a volte quasi tribale, tra questi due blocchi è la questione nodale del radicalismo religioso. E importante è ricordare la radicata posizione di “neutralità per affari” dell’Unione Europea e dei suoi Paesi componenti. L’UE, in questi giorni, ha dato prova sia in Francia con la tragedia di Nizza, sia in Turchia con il mancato fantomatico golpe di Erdogan, della sua debolezza internazionale. Debolezza dei Governi e ancora di più debolezza della Commissione Europea e della rappresentante per la politica internazionale, l’italiana Mogherini.

Sulla Promenade mi ricordo bambino, poi ragazzo con la mia ragazza, poi adulto con mia moglie e le mie figlie, adesso anziano con i miei ricordi: come non guardare le giovani famiglie, i vecchi con i lenti passi, i bambini che pattinano e corrono con le biciclettine, come non guardarli con tenerezza? Come non domandarci dov’è il nostro fallimento di sognatori di un mondo diverso, magari comunista?

In un tour tra il sud della Francia e la Turchia dove si rinnova l’incontro con profughi che vogliono andare nel nord dell’Europa, si inserisce un fatto che il dovere del cronista deve segnalare. Da Paesi del centro Africa sono riusciti ad arrivare a Como, confine con la Svizzera (Paese extracomunitario), centinaia di profughi, la loro meta è la Germania. La Svizzera non li vuole nemmeno far transitare, così appena li ferma ai margini dell’autostrada oppure sui treni li restituisce alla polizia italiana. La stazione ferroviaria è diventata anche qui, come un anno fa a Ventimiglia per i profughi siriani, il luogo del riparo. L’Amministrazione comunale di centro-(sinistra) “ponziopilatescamente” delega a Prefettura-Questura e CRI la gestione di intere famiglie. Non soltanto uomini, qui a Como ci sono donne e bambini: hanno bisogno di tutto. Compagni di Rifondazione Comunista presidiano e portano un po’ di condivisione per la dignità di questi esseri umani, mentre bande di “sbandati” la sera ubriachi si sentono sfrattati dal loro terreno di riposo. Una lotta tra poveri, quella che il capitale predilige per giustificare il proprio disinteresse, nella quale si insinuano anche elementi di estrema destra che fanno tour con braccia tese nel saluto nazista e insultano chi tenta di dare un aiuto a questi profughi.

22/07/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Guido Capizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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