Erdogan e la sua Turchia

Tra violenze, gioco di golpe e democrazia cancellata.


Erdogan e la sua Turchia

Tra violenze, gioco di golpe, democrazia cancellata, bavaglio alla stampa e il senso di paura che continua a permeare l’atmosfera.

di Guido Capizzi

ISTANBUL. Quanti nuovi cadaveri da aggiungere al già lungo elenco? Attentati, reazioni poliziesche, tentativo di golpe. Quanti nuovi ospiti nelle dure galere? Dopo giornalisti, oppositori, comunisti, adesso militari dell’esercito, giudici. La situazione in Turchia appare come un drammatico “fermo-immagine”. Per amici turchi, giovani compagni con il permanente terrore negli occhi, il “criminale presidente Erdogan” continua a far pagare al popolo la sua “assurda politica estera” e la sua “arroganza” nei confronti degli oppositori e della stampa.

Così mi dicono della paura costante di giovani, donne, bambini e anche anziani e vecchi, in un Paese diventato ancora di più, dopo il “gioco del golpe”, “inconcepibile e incomprensibile”, dove rischi a esserci da giornalista libero e comunista.

Già, ti devi sentire un potenziale nemico del presidente Erdogan. Le complicità che ha mantenuto, per combattere contro i curdi e contro i democratici turchi, con gli jihadisti, consentendo la proliferazione nel Paese di cellule di organizzazioni terroristiche è evidente. Ha mandato truppe del suo esercito ad attraversare i confini per accedere al fronte di Kobanê e attaccare le forze democratiche siriane. Non va dimenticato che gli individui che hanno commesso l'orribile carneficina ad Ankara il 10 ottobre dell’anno scorso contro la manifestazione popolare per la pace e la democrazia sono conosciuti e passeggiano tranquilli per la città. Erdogan non vuole stabilire nemmeno l’avvio di un processo di pace con i curdi, ha potenziato nelle ore dopo il fantasioso golpe la strategia di caos totale, potenziando la guerra mortale nella regione del Kurdistan turco e bombardando il Kurdistan iracheno e la Siria, grazie alla complicità della NATO. Intere città distrutte, migliaia di vittime, l'esodo di 200.000 donne, uomini e bambini. Erdogan si sforza da mesi per stabilire una dittatura in Turchia: imprigiona e persegue e tortura i giornalisti per reati di opinione, intellettuali, attivisti di politica democratica e sindacalisti, adesso anche militari e giudici, con l'accordo dei governi europei; tra i quali quello italiano, suoi complici. Erdogan prosegue con la sua frenesia di imporre il suo regime e così la Turchia è diventata una barca ubriaca che, anziché essere lasciata alla deriva, trova il sostegno dell’estrema destra israeliana di Benjamin Netanyahu con la complicità e il cinico silenzio dei Paesi UE, che si dicono lieti dello scampato pericolo golpista. Erdogan è un fattore chiave di instabilità, uno dei principali ostacoli alla pace in Medio Oriente; nutre il terrorismo e lo spostamento di intere popolazioni, provoca con le sue scelte di politica economica povertà e guerre. L'Unione europea, in piena crisi di legittimità, non riesce a condannare la tirannia di Erdogan.

Mi è risuonata nella testa la canzone-poesia di Francesco Guccini dedicata a Bisanzio, l’ho riascoltata una decina di volte.

“Anche questa sera la luna è sorta, affogata in un colore troppo rosso e vago…….., che oroscopo puoi trarre questa sera, Mago?........Io Filemazio, protomedico, matematico, astronomo, forse saggio, ridotto come un cieco a brancicare attorno, non ho la conoscenza o il coraggio per fare questo oroscopo, per divinar responso, e resto qui a aspettare che ritorni giorno e devo dire che sono forse troppo vecchio per capire……..”.

Latrano ancora, come qualcuno li stesse strozzando, due cagnolini impazziti. Colleghi turchi mi ricordano che Erdogan vuole giocare tutte le carte del suo mazzo, compresa quella del golpe militare contro di lui, perché vuole sconfiggere i ribelli curdi e tutti coloro che gli si oppongono.

“……..forse io ho sottovalutato questo nuovo dio……..”.

Non poter andare in sicurezza, nemmeno al chiaro del giorno e “quasi inconsciamente giù al porto a Bosphoreion là dove si perde la terra dentro al mare fino quasi al niente e poi ritorna terra e non è più occidente”, rende triste il cuore, devi porti domande prima di porle, ma non puoi attendere risposta: “che importa a questo mare essere azzurro o verde?”

Qui, soprattutto tra gente più anziana, c’è nostalgia di territorio montano e campagna, si vorrebbe lasciare la metropoli, qualche sua comodità: adesso c’è a ogni angolo di strada, paura.

Sì, Istanbul è davvero “città assurda, città strana, di plebi smisurate, labirinti ed empietà……..”. O, forse, resta ancora, come l’antica Bisanzio, “solo un simbolo insondabile, segreto e ambiguo come questa vita……..”. Tra i miei giovani amici turchi, qualcuno è tornato anche dall’Italia, per prestare il servizio militare, qualcuno non rientrerà più, nemmeno per ritrovare parenti, e ha preferito disertare o pagare per non indossare la divisa.

22/07/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Guido Capizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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