La guerra urbana e sotterranea a Gaza: un’analisi operativa e strategica

Il conflitto a Gaza rappresenta un caso emblematico di guerra urbana e sotterranea del XXI secolo. Hamas utilizza la rete di tunnel (oltre 500 km) come moltiplicatore di forza, trasformando l’alta densità abitativa e le macerie in vantaggi difensivi. L’IDF, pur dotato di superiorità tecnologica e mezzi corazzati, si trova a combattere in un ambiente che annulla parte dei suoi vantaggi, con riservisti poco motivati e alti rischi psicologici. La guerra si sviluppa in cicli di attacchi, imboscate e bombardamenti, con pesanti perdite civili e militari


La guerra urbana e sotterranea a Gaza: un’analisi operativa e strategica Credits: farsnews.ir

Il conflitto nella Striscia di Gaza costituisce oggi uno degli esempi più emblematici di difficoltà operativa e di guerra urbana e sotterranea del XXI secolo. La combinazione di alta densità abitativa e la presenza di un sistema sotterraneo esteso per centinaia di chilometri, intrecciato inestricabilmente con il tessuto civile e combattente, rende questo teatro unico. Le Israel Defense Forces (IDF) si confrontano con un avversario, Hamas, che ha trasformato il terreno in un moltiplicatore di forza, invertendo in parte, laddove possibile, la sproporzione tecnologica e convenzionale.

Gaza si presenta come uno spazio urbano-sotterraneo. L’ambiente operativo è tridimensionale: superficie urbana densa con edifici multipiano e un sottosuolo militarizzato. Il fatto che la maggior parte degli edifici sia ormai distrutta non riduce il supporto ai tunnel: al contrario, le macerie accumulate favoriscono il difensore, che può annidarsi senza che l’attaccante se ne accorga prontamente. La rete dei tunnel, stimata tra i 560 e i 725 km, non rappresenta soltanto un’infrastruttura logistica, ma un vero e proprio sistema operativo integrato che consente ad Hamas di spostare uomini, armi e munizioni, oltre a garantire capacità di riemersione alle spalle delle forze israeliane. Se si trattasse di due eserciti contrapposti in campo aperto, si direbbe senza dubbio che Hamas opera “per linee interne”, potendo contare su un territorio omogeneo alle proprie spalle. In questo caso, però, le linee interne non sono all’aperto, bensì sotterranee, e ciò facilita gli spostamenti di uomini e materiali, permettendo ad Hamas di disincagliare, con una certa efficacia, i propri combattenti anche quando le forze israeliane li hanno circondati. Ovviamente ciò non avviene sempre, ma con frequenza superiore rispetto a un combattimento in campo aperto.

Il comportamento distruttivo di Israele, che ha spianato intere zone di Gaza, appare tanto più incomprensibile se si pensa che i manuali NATO di combattimento in aree urbane sconsigliano di creare macerie e distruzioni eccessive, poiché esse favoriscono il difensore.

A differenza di altri scenari di guerra urbana, Gaza è caratterizzata da una compenetrazione totale tra civili e milizie: ogni casa, scuola o moschea può ospitare accessi sotterranei. Questo annulla la distinzione classica tra aree “civili” e “militari”, generando un costante dilemma tattico per l’IDF. Tale dilemma è stato risolto dai comandi israeliani considerando qualsiasi edificio di Gaza come potenziale punto di accesso ai tunnel. Per questo Israele bombarda senza remore scuole, ospedali e altri luoghi civili: ogni spazio coperto è ritenuto un possibile varco sotterraneo. Per la prima volta nella storia, la popolazione civile viene considerata alla stregua di una popolazione avversaria, al pari di un esercito.

Attualmente Israele disloca nella Striscia due brigate meccanizzate, la Golani e la Givati, per un totale di circa 40.000 uomini. Queste brigate sono composte per circa l’80% da riservisti, personale poco addestrato e facilmente demotivabile. Anche le donne vi sono integrate, ma raramente vengono impiegate in prima linea nella caccia ai tunnel. Sebbene mai riconosciuto pubblicamente, l’esercito israeliano applica la direttiva Annibale, cioè evitare a qualunque costo che Hamas possa prendere prigionieri israeliani, soprattutto donne. La direttiva consiste nel preferire l’eliminazione di un soldato a rischio concreto di rapimento, piuttosto che consentirne la cattura.

Sul piano degli armamenti, Israele schiera nella Striscia oltre 1.000 carri Merkava (nelle versioni II, III e IV), alcune centinaia di mezzi blindati per il trasporto truppe e bulldozer corazzati D9, e circa 2.000 droni Elbit Hermes. Hamas, al contrario, opera in piccoli nuclei di 3–8 uomini, dotati di ATGM Kornet, RPG-29, IED, cecchini e droni commerciali modificati nelle officine sotterranee ricavate nei tunnel.

Si contrappongono dunque due modelli dottrinali: da un lato l’approccio convenzionale occidentale, basato sulla superiorità tecnologica e sul fuoco di precisione, che prevede l’eliminazione dell’80% delle forze nemiche; dall’altro la dottrina insurrezionale di logoramento, praticata da Hamas, che privilegia una resistenza ad oltranza in cui uno o due combattenti si sacrificano per coprire la ritirata dei compagni. La sorpresa e lo sfruttamento dell’ambiente urbano costituiscono il metodo operativo privilegiato.

Segue una tipica sequenza di combattimento a Gaza:

- 05:30–08:30 – Avvicinamento a una zona ritenuta “infestata” da combattenti di Hamas. I soldati israeliani, trasportati da mezzi corazzati e guidati via radio, con il supporto di droni ISR, individuano ingressi a tunnel sotto edifici civili. Bulldozer D9 aprono corridoi, mentre evacuazioni caotiche di civili terrorizzati rallentano l’avanzata. Il comando centralizzato ordina lo sgombero della zona a ogni costo; i comandanti sul terreno spesso interpretano ciò come libertà d’uso delle armi da fuoco anche contro civili inermi. Hamas, non potendo fuggire a causa dei droni, mantiene le posizioni, mentre Israele rimuove con la forza i civili.

- 08:30–10:00 – Avviene il primo contatto. Un ordigno artigianale esplode contro un APC, ferendo quattro soldati dell’IDF. I civili in fuga creano ulteriore frizione tattica: i soldati devono decidere se sparare, rischiando di colpire civili, o non sparare, rischiando di essere colpiti. È un momento di scelta drammatica.

- 10:00–12:30 – I miliziani di Hamas aprono il fuoco con un Kornet contro un carro Merkava III. Se il colpo non penetra la corazza, il lanciatore viene rapidamente neutralizzato; se invece penetra, l’equipaggio è costretto a evacuare sotto fuoco nemico, subendo perdite. I miliziani si ritirano poi in un tunnel sotto un condominio bombardato più volte.

- 12:30–15:00 – Si sviluppano scontri in superficie e sotterranei. L’IDF distrugge ingressi ai tunnel, ma Hamas può riemergere altrove e colpire. Per ridurre il rischio di imboscate, Israele distrugge sistematicamente tutte le costruzioni della zona, senza considerare la presenza di civili. Tra i riservisti, queste operazioni sono considerate meno rischiose ma particolarmente degradanti. I suicidi di soldati israeliani testimoniano la devastazione psicologica che serpeggia tra i coscritti.

- 15:00–18:00 – L’aviazione israeliana bombarda l’intera area. Le attività nemiche cessano localmente, ma riprendono altrove con effetto sorpresa.

- 18:00–21:00 – Hamas predilige imboscate al crepuscolo, sfruttando l’impossibilità di distinguere nettamente civili e combattenti, persino con visori notturni. Attacca presso mercati affollati; i soldati israeliani, consapevoli del rischio, spesso aprono il fuoco senza scrupoli anche in presenza di civili.

- 21:00–01:00 – Israele consolida il controllo sugli ingressi dei tunnel mappati. Hamas si sposta in zone non ancora individuate.

Questa cronaca evidenzia la ciclicità del conflitto: ogni successo israeliano genera nuove vulnerabilità; ogni tunnel distrutto è sostituito da un altro. Le perdite sono il nodo strategico centrale.

- IDF: le cifre ufficiali parlano di poche decine di caduti all’anno, ma stime interne ipotizzano 8–15 perdite giornaliere nei giorni di combattimento intenso.

- Hamas: perdite non verificabili, ma la continuità operativa indica capacità di rigenerazione superiore alle attese israeliane.

- Civili: pagano il prezzo più alto; in alcune giornate interi quartieri perdono il 3–5% della popolazione residente.

Il logoramento diviene la logica centrale: Israele cerca di ridurlo, Hamas di massimizzarlo.

Confronti storici:

- Falluja (2004): distruzione quasi totale della città, con forti perdite americane e civili.

- Mosul (2017): battaglia durata nove mesi, con uso esteso di tunnel e scudi umani.

- Grozny (1994–2000): città rasa al suolo con pesanti perdite russe.

- Aleppo (2012–2016): conflitto prolungato, caratterizzato da guerra di tunnel e logoramento reciproco.

Gaza si distingue per due fattori: l’estrema densità abitativa e la pressione internazionale immediata, che tuttavia non riesce a proteggere la popolazione civile.

L’ipotesi di un’occupazione integrale della Striscia, promossa dal governo Netanyahu, è ritenuta insostenibile dallo Stato Maggiore. Sarebbero necessari 60–70.000 uomini in dispiegamento permanente, con rotazioni trimestrali fino a 180.000.

Un tale scenario implicherebbe:

- perdite mensili di centinaia di uomini;

- un impatto psicologico e politico insopportabile per la società israeliana, tradizionalmente avversa a perdite prolungate;

- il rischio di paralisi politica e divisione interna.

Conclusione: Il conflitto a Gaza rivela i limiti intrinseci del modello occidentale di guerra ad alta tecnologia quando affronta un nemico radicato in un ambiente urbano-sotterraneo. L’IDF non riesce a trasformare la propria superiorità convenzionale in controllo effettivo del terreno. La guerra sotterranea, la compenetrazione civile e la resilienza insurrezionale di Hamas neutralizzano i vantaggi israeliani. La riluttanza a subire perdite, il malcontento dei riservisti e la pressione internazionale dimostrano che una vittoria militare definitiva a Gaza è impraticabile. Resta soltanto una dinamica di logoramento reciproco, più vicina a un equilibrio instabile che a un esito risolutivo.

Bibliografia:

  • M. Knights, Gaza’s Tunnel System and Israel’s Countermeasures, Washington Institute for Near East Policy, PolicyWatch 2024, 2023.
  • U.S. Army, Field Manual 3-06: Urban Operations, Department of the Army, 2006.
  • Y. Katz, “Israeli Casualties and the Gaza Ground War,” Jerusalem Post, 2024.

30/08/2025 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: farsnews.ir

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L'Autore

Orazio Di Mauro

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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