La Svizzera si tinge di verde, la destra frena alle elezioni

Nel primo turno delle elezioni per il rinnovo del Parlamento svizzero un partito vincitore, i Verdi, un partito sconfitto, l’UDC nazional-conservatore


La Svizzera si tinge di verde, la destra frena alle elezioni

BERNA. Pensieri rimuginati dentro di sé bevendo un caffè eccezionalmente discreto, sembra d’essere a casa, le idee per una analisi del voto rimangono boe galleggianti. Sovviene che noi uomini vuoti cadiamo a mucchi, una lunga fila di mucchi al mercato mondiale della carne. Nessuna bandiera sulla via della vendita al dettaglio, sembriamo ancora tutti affamati di pane e di un po’ di credito bancario.

La via della seta rimane chiusa e da ogni parte siamo pesci rigettati all’asciutto. Senti parlare di nuovi canali di dialogo e intanto ci si affanna a blindare, aggiornare, ipotecare la terra e anche il cielo. Nella chiacchiera infinita con te stesso rischi di smarrire la strada, così paghi il caffè al prezzo svizzero e rammentando chi si chiese “che ci faccio qui?” ti metti a scarabocchiare qualche appunto su un evento in un Paese di mezza Europa, lì socchiuso dalla cornice di Paesi dell’Unione Europea di cui non è parte. La Svizzera, dove si concentra ricchezza, dove cercano sicurezza capitali e finanza da tutto il globo non solo perché “paradiso fiscale”, ma per la formale serietà di chi tratta denaro e titoli.

Allora, in Svizzera, Confederazione Elvetica, Cantoni un po’ di lingua tedesca, un po’ di lingua francese, un po’ di lingua italiana, hanno eletto il nuovo Parlamento con il primo turno domenica scorsa 20 ottobre. 243 seggi su 246 perché tre erano già stati votati e occupati. Le nuove Camere sono state rinnovate dopo 4 anni dalle precedenti elezioni del 2015. Riassumendo come in un titolo: i Verdi ecologisti (partito di sinistra) e i Verdi liberali (partito di centro) hanno vinto con le loro campagne elettorali basate sulla crisi climatica e su temi ecologici. Il centro-destra al governo, l’UDC dei nazional conservatori, ha perso.

In Svizzera, dove la popolazione è chiamata al voto numerose volte, con il sistema dei referendum su tutto un po’, si è presentato al seggio meno del 50% degli aventi diritto, ma non è un fenomeno strano, qui c’è l’abitudine di ritrovare i risultati finali con un’alta percentuale di astensioni. Il sistema elettorale proporzionale dal 1919 prevede un secondo turno, così la composizione definitiva del nuovo Parlamento elvetico la conosceremo tra qualche settimana. Alcuni dati sono comunque già stabiliti. La destra perde la maggioranza: calo di voti per tutti, dall’UDC di cui s’è già scritto, al PLR partito liberale radicale, al PPD partito popolari democratici, dal PBD partito borghese democratico al PEV partito evangelico, alla Lega che in Canton Ticino cala del 5%.

Un dato importante è la rappresentatività femminile arrivata al 42,5% di deputate (erano il 32% nel precedente Parlamento). La Rete delle Associazioni Femminili e Femministe Svizzera sottolinea orgogliosamente il risultato. È ringiovanita l’età media dei rappresentanti nelle Camere: 49 anni. Nel Canton Ticino, quello di lingua italiana, il sud del ricco Paese dove si è un po’ meno ricchi, ma c’è lavoro, ci sono i transfrontalieri con buste paga sostanziose che valgono un po’ meno a motivo del cambio tra le valute euro e franco svizzero, i Verdi ecologisti uniti a Sinistra Alternativa hanno riscontato un aumento di quasi il 10% di voti.

Quello che in altri Paesi, anche con una lunga plurisecolare esistenza, sarebbe visto da qualcuno come un epocale cambiamento e da altri considerato oggetto di timori per il futuro, qui appare un fisiologico effetto della politica e di temi ampiamente dibattuti nel mondo intero.

Da queste parti viene a molti spontaneo domandare se abbia ancora senso in una situazione come questa soffermare l’attenzione sui risultati delle elezioni di parlamenti borghesi, sostanzialmente impotenti di fronte ai problemi che ci sommergono, la plastica nelle acque, lo scioglimento dei ghiacciai, l’aumento delle guerre con il traffico delle armi, che qui c’è chi conosce e pratica da tempo, il traffico dei capitali con i tesori che si incrociano nei sotterranei delle solide banche. Se leggi con occhi critici avvenimenti che capitano davanti al tuo sguardo puoi vedere lo scambio di valigette tra chi finanzia ancora traffici dello Stato Islamico con petrolio abusivo e armi, valigette che finiscono in zone di guerra aperta – come in questi giorni tra Turchia e Siria ed esercito curdo – vengono raccolte dopo azioni armate da un contingente USA che sta cambiando area di controllo e i suoi uomini e donne ufficiali ranger o marine si dividono il malloppo. Ma questa è un’altra storia.

27/10/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Guido Capizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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