Le mani di UE e Nato sull’Ucraina

Torna la guerra fredda tra est ed ovest? Un paese diviso in tre e indebolito dalla dissoluzione dell'Urss è alle prese con il sottosviluppo, lo strapotere degli oligarchi, le ingerenze di UE e USA e la difesa da parte della Russia della propria sfera di influenza e di interessi.


Le mani di UE e Nato sull’Ucraina

Torna la guerra fredda tra est ed ovest? Un paese diviso in tre e indebolito dalla dissoluzione dell'Urss è alle prese con il sottosviluppo, lo strapotere degli oligarchi, le ingerenze di UE e USA e la difesa da parte della Russia della propria sfera di influenza e di interessi.

L’Ucraina è divenuta terreno di scontro tra Russia, da un lato, gli USA e l’Unione Europea, dall'altro. Ciascuna delle parti contende all’altra il controllo su questo paese importante per risorse naturali e umane e per i rispettivi piani strategici di influenza, se non di dominio nella vasta regione dell’Est Europeo e oltre.
In particolare, l’Unione Europea, d’accordo con gli USA, punta a inglobare questo paese nella sua zona di influenza se non a integrarlo in sé stessa, mentre la NATO spera che il governo di Kiev gli dia la possibilità di portare le sue basi militari ai confini della Russia, ritenuta ormai fonte di tensioni, soprattutto dopo l’acquisizione della Crimea. Da parte sua, la Russia, in Ucraina difende i propri interessi economici e geopolitici, le popolazioni russe del sud­est del paese e considera l’Ucraina un anello importante del suo progetto di Alleanza euroasiatica. Per questo subisce l’accusa da parte occidentale di volere ricreare una nuova Unione Sovietica, sia pure ridimensionata dal punto di vista territoriale e demografico, ma quasi altrettanto forte sul piano militare. I cambiamenti politici avvenuti in Ucraina hanno, però, sinora frustrato il disegno di Mosca e, secondo molti, lasciano prevedere che la Russia abbia definitivamente perduto l’Ucraina.
Questo il quadro generale. Occorre, però, chiedersi come mai l’Ucraina che da secoli ha stretti legami con la Russia abbia deciso di schierarsi in modo così netto contro l’influenza russa. Basti dire che l’80% degli ucraini parlano quasi esclusivamente russo. Il fatto è che sul piano etnico e politico l’Ucraina, dopo lo scioglimento dell’URSS, è un paese diviso in almeno tre grandi zone: la parte occidentale, la Galizia, ostile alla Russia e filo-occidentale, influenzata dalla Polonia e dalla Romania, la parte centrale popolata da veri ucraini, la parte sud­orientale dove prevalente è la popolazione di origine russa. Queste
tre parti alle elezioni politiche hanno sempre votato diversamente: l’occidentale per i partiti antirussi, gli elettori di quella centrale si sono spesso accodati in massa a questa scelta, mentre quella sud­orientale ha sostenuto i partiti filorussi. In effetti, quasi tutti i presidenti ucraini sono stati eletti grazie a una sorta di alleanza tra le regioni occidentali e quelle centrali. Solo Janukovic, il presidente defenestrato recentemente, è riuscito a farsi eleggere anche col forte concorso delle popolazioni russe. Per questo l’Ucraina, che nel  1991 fu insieme alla Russia la protagonista dello scioglimento dell’URSS, in seguito è stata sempre una spina nel fianco della Russia, contestandone i piani e l’influenza nell'ambito della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), costituita in sostituzione dell’URSS. Lo scioglimento di quest'ultima e la creazione della CSI non hanno prodotto, però, per l’Ucraina i frutti sperati, soprattutto per colpa della sua classe dirigente e ciò nonostante un certo sviluppo della democrazia e del pluralismo politico, notevolmente maggiore che in Russia.

L’Ucraina negli ultimi venti anni è stato il fanalino di coda della CSI, ha perduto gran parte del proprio potenziale scientifico, tecnico, industriale e militare, mentre la sua popolazione si è impoverita a vantaggio di un ceto politico e imprenditoriale corrotto e la sua economia e le sue ricchezze sono passate nelle mani di un gruppo di oligarchi, i quali detengono anche leve di potere politico: ad esempio Kolomojskij, governatore della regione di Dnepropetrovsk che dispone di un proprio esercito. La sua influenza politica è tale che si dice abbia contribuito a ridimensionare il successo elettorale del presidente Poroshenko
a vantaggio dei partiti rivali. Una situazione sociale e economica insostenibile per milioni di ucraini molti dei quali hanno preso la via dell’emigrazione. In Italia sono centinaia di migliaia le donne ucraine immigrate ed occupate come badanti.
Questo è il contesto che spiega le cause del cosiddetto fenomeno del Majdan ossia di una piazza di Kiev occupata per mesi da migliaia di persone provenienti da tutta l’Ucraina, fino a quando non hanno raggiunto gli obiettivi politici che si proponevano. Tra questi obiettivi vi era anche quello della integrazione nell'Unione Europea, vista come l’ancora di salvezza e l’unica possibilità per l’Ucraina di uscire dallo stato di degrado economico, sociale e politico, grazie a sostanziali aiuti e investimenti da parte europea.
Tutto ciò ha fornito all’UE e agli USA un solido pretesto per intromettersi sempre più negli affari dell’Ucraina e cercare di sottrarla all’influenza della Russia. Tuttavia, nelle menti della grande maggioranza dei partecipanti al Majdan vi era sopratutto la rivoluzione e non tanto l’integrazione nelll’UE, nonchè la contestazione della Russia che, secondo loro, si era appropriata di tutte le ricchezze dell’ex Unione Sovietica: gas,petrolio,ecc. Un forte e diffuso sentimento antirusso che ha reso più agevole la realizzazione dei piani occidentali.

Oggi in Ucraina esistono un presidente, un governo e un parlamento apertamente contrari alla Russia, favorevoli all'integrazione immediata nella UE e all'adesione alla NATO, nonostante un trattato internazionale che vuole l’Ucraina e le altre ex repubbliche sovietiche neutrali. La propaganda russa e dei separatisti filorussi sostiene che in Ucraina si è ormai affermato una sorta di nazismo, e le truppe di Kiev “ukrowerhmacht” e i soldati ucraini vengono definiti come “nazisti”. Ovviamente, in questo paese e soprattutto nella parte occidentale, Galizia e altre regioni, l’estrema destra filonazista, che propaganda apertamente gli ideali di Bandera (che fu a capo dei reparti ucraini che combatterono nel 1941­-1945 insieme ai nazisti) è assai forte e sostenuta, dopo la vicenda della Crimea, da un forte spirito revanscista che si è insediato anche in una buona parte degli ucraini centrali. Le ideologie naziste o fasciste vengono propagandate apertamente. Tuttavia, è insostenibile la tesi secondo cui in questo paese siano al potere i nazisti. Il potere appartiene agli oligarchi, il presidente Poroshenko è un oligarca e dispone di un proprio partito, mentre altri oligarchi controllano direttamente o indirettamente gli altri partiti rappresentati nel nuovo parlamento. Tutti antirussi e filoccidentali, con la propensione, però, di Poroshenko a cercare una qualche intesa con Putin, consapevole che il suo paese ha bisogno degli aiuti russi. Un primo risultato di questi sforzi è stata la relativa tregua stabilitasi, anche grazie all'intervento di Putin, dopo mesi di guerra tra i separatisti del Donbass e il governo di Kiev. Si tratta di una tregua che allo stato delle cose sembra difficile possa durare a lungo.

 

“Sitografia”:
www.ng.ru - www.vedomosti.ru - www.gazeta.ru - www.novayagazeta.ru - www.kprf.ru - www.svpressa.ru - www.tass.ru - www.interfax.ru

23/11/2014 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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