Le scelte politiche dei turchi emigrati

La storia della migrazione in Svizzera e Germania aiuta a capire la diversa impostazione che in quei paesi i cittadini turchi hanno riguardo il governo di Ankara.


Le scelte politiche dei turchi emigrati

BREMA. Le recenti elezioni per scegliere il presidente in Turchia, secondo un’analisi degli economisti europei che si ritrovano sulle rive del fiume Weser [1], rilevano le contrastanti posizioni politiche degli emigrati turchi in Europa. Divergenze con motivazioni storiche. Mentre i cittadini turchi residenti in Svizzera respinsero l'anno scorso il referendum costituzionale indetto da Erdogan e hanno sostenuto i candidati dei due maggiori partiti della sinistra nelle elezioni presidenziali, in Germania la comunità turca era favorevole al referendum e per la rielezione del presidente uscente. L'alta percentuale di turchi di origine curda in Svizzera è evidentemente un importante fattore nello spiegare la differenza di comportamento così pronunciata tra i due Paesi. Non va, comunque, sottaciuta la diversità politica fra i migranti, ovvero non ci si può limitare all’opposizione tra curdi e sostenitori di Erdogan.

In Germania l'immigrazione turca si è sviluppata nei primi anni '60 del secolo scorso, dopo l'accordo di migrazione tra i due Paesi sui “lavoratori ospiti”. In Svizzera, invece, il numero di immigrati è aumentato solo negli anni '80; la maggior parte, poi, non arrivava lì per lavoro, ma per cercare asilo politico. I primi rifugiati in Svizzera, infatti, erano attivisti e intellettuali di sinistra ai quali si unirono negli anni '90 molti curdi in fuga per il conflitto nel sud-est tra l'esercito turco e il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Due episodi migratori che hanno influenzato anche la Germania, seppur in misura minore.

Attualmente la società turca soffre di una forte divisione, non soltanto all'estero, e questa frattura si è evidenziata nei risultati del referendum e delle elezioni presidenziali e prolifera nelle proteste nel Paese. Erdogan non è il primo leader politico a influenzare così tanto l'opinione pubblica. Si sono verificate gravi tensioni quando Menderes era al potere (1950-1960), ci ricorda il politico bernese Hasim Sancar dei Verdi, emigrato dalla Turchia in Svizzera nel 1982. Il Primo Ministro aveva incoraggiato sia l'islamizzazione della società sia la violenza contro la minoranza greca. Venne rovesciato dal colpo di stato militare del 1960, una pratica diventata ricorrente nel XX secolo (1971, 1980, 1997). Il colpo di stato del 1980 ha stimolato un’altra ondata di fuga dal Paese. Ci furono violenti scontri tra gli estremisti di sinistra e quelli di destra e ci furono vari omicidi politici. L'esercito rovesciò il primo ministro, Süleyman Demirel, con il pretesto di ripristinare l'ordine pubblico.

A detta di Hasim Sancar questo colpo di stato fu essenzialmente contro la sinistra. Per contrastarla, i generali del golpista svilupparono una “sintesi turca-islamica” che finì col porre loro un problema perché l'esercito è, per tradizione, partigiano del kemalismo, una forma di stato repubblicano.

La sintesi turco-islamica rappresenta un cambio di strategia nei rapporti tra stato e religione che seguirono il colpo di stato militare del 12 settembre 1980. Il nuovo orientamento ideologico avrebbe consentito al potere di rispondere sia all'estremo di destra e di sinistra sia all'islam politico. In pratica avrebbe favorito il nazionalismo turco e l'idea kemalista di uno stato forte unita all’interpretazione moderata e anticomunista dell'Islam, come sostiene il Centro federale tedesco per l'educazione politica. Lo specialista della migrazione turca in Germania, Alexander Clarkson del King's College di Londra, considera il golpe del 1980 come catalizzatore per gli immigrati turchi che possono sviluppare la coscienza di classe. Infatti, fino al 1980 la fuoriuscita dalla Turchia era dei lavoratori a cui mancava un'ideologia coerente. Il colpo di stato favorì la fuga di intellettuali di sinistra, alcuni andarono in Svizzera, ma molti emigrarono pure in Germania dove già viveva una grande comunità da mobilitare. Hasim Sancar afferma che gli intellettuali in esilio mostrarono capacità di mobilitazione durante le manifestazioni di solidarietà e protesta sociale negli anni '80 in Europa, ponendo le basi per una migrazione di sinistra attiva in tutto il continente: l'azione degli intellettuali già emigrati in Svizzera e Germania nei fatti influenzò dall'esilio compagni ancora residenti in Turchia e che si mobilitarono là prima di migrare numerosi in tutta Europa. A detta del politico svizzero, non ci sono differenze ideologiche molto forti tra gli emigrati turchi rispetto ai due grandi partiti di sinistra: il Partito popolare repubblicano (CHP) e il Partito popolare democratico (HDP): L'HDP è per lo più supportato dai curdi, dalle minoranze e dai circoli di sinistra di matrice comunista. Anche i circoli femministi e marxisti fuoriusciti votano per lui. Il CHP, invece, è vicino alla tradizionale democrazia sociale classica e i sostenitori dell'HDP non ne apprezzano la vicinanza allo stato e il supporto al sistema.


Note:

[1] Nel merito della questione migrazione turca nel corso degli anni qualche dato lo si trova in http://www.bpb.de/die-bpb/138852/federal-agency-for-civic-education 

08/09/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Guido Capizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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