Lo stato che non c'è: la Germania

 Tutti conosciamo la melodia dell'inno nazionale tedesco e non pochi italiani, chissà perché, ne conoscono le prime parole: "Deutschland, Deutschland über alles...". Quello che non si sa è il fatto che di questo bell'inno nazionale tedesco in Germania è vietato cantare le prime due strofe.


Lo stato che non c'è: la Germania

 

La cosiddetta "riunificazione" non è stata seguita da una nuova costituzione. Formalmente il Reich, l'impero tedesco, non è scomparso e non esiste un trattato di pace. Molti tedeschi non riconoscono più i propri attuali governanti.

di Corrado Lampe

Da qualche anno a questa parte gli sportivi italiani dopo una vittoria usano cantare l'inno nazionale, alcuni a squarciagola, altri muovendo timidamente le labbra. Così molti connazionali sono venuti a conoscenza del testo del nostro inno. C'è stato chi si è stupito o chi non ha capito qualche parola o intere frasi, oltre a chi si è chiesto come il nostro inno potesse avere un testo così astruso. Comunque sia, questo benedetto inno lo cantiamo e va bene così.

Tutti conosciamo la melodia dell'inno nazionale tedesco e non pochi italiani, chissà perché, ne conoscono le prime parole: "Deutschland, Deutschland über alles...". Quello che non si sa è il fatto che di questo bell'inno nazionale tedesco in Germania è vietato cantare le prime due strofe. Il problema sta nelle parole, alquanto sopra le righe, ed alcune esplicite rivendicazioni territoriali che oggi risulterebbero imbarazzanti se declamate in occasioni ufficiali. Per capirci i quattro angoli della Germania sognata dall'autore, Hoffmann von Fallersleben, vanno dall'Alsazia alla Prussia orientale, dalla Danimarca all'Adige, includendo ampie fette di territorio oggi appartenenti a vari stati che Germania non sono, come per esempio l'Italia. Ma i nostri amici tedeschi non solo non possono cantare le prime due strofe del loro inno nazionale, ma non possono nemmeno giurare, come si può da noi, sulla Costituzione. Il loro giuramento lo fanno sul "Grundgesetz", la "Legge fondamentale", che, per propria disposizione, costituzione non è. La mancanza fa sì che, da un punto di vista giuridico, in fondo la Germania non sia uno stato vero e proprio, perché non compiutamente costituito.

L'“impiccio” risale alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Fino al 1934, un anno dopo l'ascesa al potere di Hitler e della sua banda di criminali psicopatici, con delle leggi speciali fu cancellata la "Repubblica di Weimar", la cui costituzione fu semplicemente accantonata. Alla fine della seconda guerra mondiale la resa incondizionata agli alleati venne firmata da generali della Wehrmacht, ma non da legali rappresentanti di un governo tedesco. L'insediamento di un governo militare di occupazione, suddividendo il territorio del Reich in quattro zone, più Berlino, a sua volta divisa in quattro settori, durò molto più a lungo di quanto accadde in Italia, a causa della febbre anticomunista ed antisovietica di cui diventarono preda gli americani dal 1945 in poi. Ci fu un tentativo di convocare un'assemblea costituente, per la quale furono anche eletti rappresentanti di tutte le zone di occupazione, zona sovietica compresa, ma gli americani fecero una repentina marcia indietro; cosicché fu elaborata una costituzione che fu riconosciuta esclusivamente dall'Unione Sovietica, in modo che l'unico stato tedesco a rinascere con tutti i crismi dalle ceneri del Reich nazista fu la Repubblica Democratica Tedesca. Non a caso le ferrovie della RDT si chiamavano "Reichsbahn", mentre nei settori occidentali presero il nome di “Deutsche Bahn”, o anche “Bundesbahn”. 

Gli americani non riconobbero la DDR, che era l'unico stato tedesco, legittimo erede della Repubblica di Weimar, e dunque anche del vecchio Reich. Furono sempre gli americani a mettere assieme un po’ di personaggi nominati per l'occasione "padri costituenti", i quali in pratica suggellarono un testo che veniva spacciato per costituzionale, nonostante si autodefinisse, appunto, “legge fondamentale”, con un preambolo piuttosto particolare, nel quale venivano inventate aree regionali, i Länder, riunite in una federazione. L'unica traccia di uno stato legalmente costituito che restava sul territorio controllato dagli alleati occidentali - USA, Gran Bretagna e Francia - era invece la Baviera; così si spiega il fatto che nella "Repubblica federale" esistevano due partiti simili alla nostra Democrazia Cristiana di buona memoria, CDU e CSU bavarese. Nel preambolo della legge fondamentale c'era anche scritto che, una volta riunificato il paese in seguito ad un trattato di pace, sarebbe stata indetta l'elezione generale per redigere una costituzione per il nuovo stato tedesco. Quando nel 1990 si arriva alla cosiddetta "riunificazione", cui non segue un formale trattato di pace da parte di uno stato unitario tedesco (che rappresentasse la prosecuzione dello stato che fu prima Reich e poi "Repubblica di Weimar"), si pratica un inciucio incredibile: viene semplicemente cambiato il testo del preambolo della legge fondamentale della "Repubblica Federale", inserendo nuovi Länder, anche questi più o meno inventati di sana pianta, dichiarando che si aggregano alla Germania occidentale e basta. 

Questo ha un effetto in fondo pazzesco: nessuno stato unitario tedesco firma un trattato di pace con gli alleati così che, formalmente, restano vigenti le regole della resa incondizionata firmata dalla sola Wehrmacht e dunque il territorio tedesco rimane in regime di armistizio, non di pace. Una cosa del genere l'ha addirittura dichiarata pubblicamente Wolfgang Schäuble, il ministro delle Finanze di Angela Merkel. Testualmente: "Il Reich tedesco non è tramontato con la firma della resa da parte della Wehrmacht". L'euforia degli anni della supposta riunificazione ed il redditizio saccheggio della Germania orientale da parte della "Repubblica Federale" ha fatto mettere in secondo piano la questione costituzionale. Ma l'impiccio giuridico risultante è talmente rilevante, che negli ultimi anni si sta sviluppando un movimento, definito giornalisticamente e con evidente tono dispregiativo dei "Reichsdeutschen" (tedesco dell'Impero) - contrapposto a “Volksdeutsche”, (cittadini tedeschi di altri stati) - che dichiarano giuridicamente inesistente l'attuale "Repubblica Federale di Germania" e non ne riconoscono più le istituzioni con tutto ciò che questo comporta.Il guaio per il governo tedesco sta nel fatto che questo movimento può appoggiarsi ed appellarsi a leggi tuttora vigenti e a norme di diritto internazionale che non possono essere negate da nessuno, neanche da "esperti" che ripetutamente in televisione assicurano che non è vero niente e che giuridicamente la "Repubblica Federale" sta a posto, senza però portare argomentazioni stringenti. Nella Germania attuale il passaporto o la carta di identità non è considerato un documento sufficiente per attestare la cittadinanza tedesca del possessore. Non esiste una "cittadinanza della Repubblica Federale di Germania" ma solo una generica "cittadinanza tedesca"; non si tratta di uno slogan, ma quanto rispondono gli uffici competenti ogni qual volta si chieda di ottenere appunto la cittadinanza della "BRD". L'unica legge in vigore che regoli la materia risale al 1913, essendo nulla la legge sulla cittadinanza promulgata illegalmente da Hitler nel 1934. Un tedesco che voglia veder riconosciuto il proprio diritto di cittadinanza, deve fare una domanda specifica, per la quale è necessario dimostrare di discendere direttamente da persone che sono nate ed erano cittadini del Reich prima del nazismo. Questo fatto non può nemmeno essere messo in dubbio dal governo dello stato che non c'è, perché per candidarsi al Parlamento della "Repubblica Federale" è necessario presentare proprio il "Certificato di Cittadinanza Tedesca". C'è però un’eccezione. Come si è visto, da un punto di vista del diritto la DDR si considerava legittimo successore della Repubblica di Weimar e dunque anche del vecchio Reich, per cui chi è stato titolare di un passaporto o carta di identità della DDR, quasi automaticamente, può essere considerato di cittadinanza tedesca, ai sensi della citata legge del 1913. Il movimento dei "Reichsdeutschen" sotto sotto, con varie sfumature e distinguo, si sta allargando, e ci sono già segnali concreti che ne rivelano la pericolosità, almeno dal punto di vista di chi a livello internazionale ancora riesce a far credere di rappresentare un vero stato sovrano.

È nata su tutto l’attuale territorio tedesco una schiera di autoproclamati cancellieri del Reich, luogotenenti e presidenti che trovano sorprendentemente molti seguaci, contro i quali si fanno tentativi di repressione che quasi sempre finiscono prima o poi in bolle di sapone. Ci sono stati casi di coscienziosi poliziotti tedeschi che, attenendosi alla lettera alle leggi vigenti si sono rifiutati di perseguire aderenti di queste associazioni di "tedeschi del Reich", come ci sono stati magistrati e funzionari della "Repubblica Federale" le cui azioni in ultima istanza sono state bollate come illegali una volta passate al vaglio delle leggi che regolano la materia. Fatto è che non risulta nessuna condanna per attività anticostituzionali da parte di aderenti a queste associazioni, anche perché non è proprio facile essere anticostituzionali quando la Costituzione non c'è.

Per il momento questo movimento ha le caratteristiche di un fenomeno folcloristico, ma è come una malattia latente, che potrebbe scoppiare se si formassero determinate condizioni. Ultimo e non secondario problema è il fatto che gran parte di queste associazioni o gruppi hanno tendenze populiste, revansciste ed addirittura negazioniste. L'unico modo per risolvere il problema, sarebbe quello di indire elezioni per una assemblea costituente che stilasse finalmente la costituzione del nuovo stato unitario tedesco. Gli americani non lo permetterebbero mai.

21/02/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Corrado Lampe

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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