Mozgovoy, ricordo di un eroe

Uomo di carisma e d’intelletto, il comandante della brigata “Fantasma” è caduto in Ucraina a seguito di un vile agguato. Omaggio al combattente comunista che voleva la libertà per il proprio popolo. 


Mozgovoy, ricordo di un eroe

Uomo di carisma e d’intelletto, il comandante della brigata “Fantasma” è caduto in Ucraina a seguito di un vile agguato. Omaggio al combattente comunista che voleva la libertà per il proprio popolo. 

di Selena Di Francescantonio

Aleksey Mozgovoy è morto. Il 23 maggio, nel tardo pomeriggio, ha iniziato a circolare la notizia, da parte delle più disparate fonti, ucraine e russe, che il comandante della brigata Prizrak fosse stato ucciso. In seguito, è giunto il comunicato ufficiale della stessa brigata a confermare la tragica notizia: Mozgovoy sarebbe rimasto vittima di un agguato, assieme ad alcuni suoi stretti collaboratori, mentre si trovava a percorrere il tratto di strada che collega Alcevsk a Lugansk. Gli attentatori avrebbero dapprima fatto esplodere una mina, collocata sulla carreggiata, per poi procedere a freddare a colpi di mitragliatrice il comandante e i suoi, oltre che altri civili - tra cui una donna incinta - che si trovavano nei pressi a bordo delle rispettive vetture. Sulla natura dell’attentato e sui suoi esecutori non v’è ancora chiarezza: mentre da una parte si adombrano ipotesi su di un possibile “regolamento di conti” all’interno dell’area, a Lugansk incolpano le unità speciali dell’esercito ucraino ed in Russia non si esclude il coinvolgimento dei servizi segreti d’Occidente. Ciò che è certo è che, sicuramente, questa vile azione fosse finalizzata a destabilizzare non poco la già precaria situazione nel Donbass, rendendo vacillanti i recenti accordi di Minsk e privando la resistenza di una figura chiave. 

Mozgovoy aveva 40 anni e, da quando era diventato lo scorso anno, nel corso del conflitto ucraino, comandante della formazione militare “Fantasma”, aveva già subito attentati. Dichiaratamente comunista, Mozgovoy credeva fermamente nella necessità di dover risolvere il conflitto in corso partendo dal popolo, non dimenticandosi delle sue esigenze, delle sue tragedie, conteso e costretto a pagare sulla propria pelle il prezzo dei caini interessi di coloro che ora usano l’Ucraina e la sua gente come pedine di un macabro Risiko in 3D. 

“La guerra finirà quando la maggioranza delle persone capirà che sono state sfruttate per il beneficio di altri. Da entrambi i lati. Nulla di nuovo. La guerra è sempre stata, e sempre sarà, un business. Otterremo la più grande vittoria se riusciremo a creare un governo che pensi al popolo, non una vittoria di guerra ma una vittoria su noi stessi e sulle nostre menti. Prima o poi, i due lati opposti troveranno una lingua comune. Dunque non resta che creare qualcosa che sia realmente popolare.” 

Concetti che Mozgovoy aveva nuovamente ripetuto nel suo noto appello a tutti i combattenti: iniziate a pensare, alzate la testa. 

Giusto poche settimane fa, il comandante comunista e la brigata Prizrak avevano accolto e scortato la Carovana Antifascista organizzata dalla Banda Bassotti in Donbass (di cui questo giornale s’era già occupato nel numero 26) per permettere loro di partecipare, assieme ai delegati di tutto il mondo, al Donbass International Forum di solidarietà antifascista e internazionalista, di tastare con mano i segni della guerra seguita al golpe di Kiev e non solo: di constatare nel concreto l’impegno della brigata sul territorio nella realizzazione di importanti operazioni di recupero, a gestione socialista, delle aziende dismesse del luogo e nella organizzazione di servizi di mensa sociale, per fare fronte alle primarie esigenze della popolazione logorata dalla guerra. Proprio pochi giorni fa era giunto, ai nostri compagni di ritorno dal Donbass, un appello da parte del comandante: 

Cari Amici!
Vi prego di continuare la nostra collaborazione, raccontando la verità nel vostro Paese su quello che sta accadendo qui. La brigata di Aleksey Mozgovoy ha inaugurato la prima mensa sociale in Novorossija. Questo non dobbiamo dimenticarlo, ma quest’idea di umanità del battaglione della brigata Prizrak è importante soprattutto perché non s’è visto nemmeno un rappresentante OCSE in questa catastrofe umanitaria e proprio questo lavoro ha salvato dal morire di fame migliaia di persone ad Alcevsk e in altre città limitrofe. Rimane una domanda senza risposta, e cioè quali siano i collegamenti col terrorismo che il governo di Kiev individua negli anziani, nelle madri e donne incinte, che induce a revocare loro il sostentamento? E oggi tutti noi abbiamo visto come gli scagnozzi di Kiev “combattono” contro il terrorismo: bloccando i convogli alimentari al confine col territorio ribelle… Di conseguenza, i prezzi sono aumentati, le imprese sono fallite… nessuno guadagnerà niente da queste azioni, né togliendo il cibo agli abitanti in Novorossija e nemmeno gli imprenditori ucraini privati dei loro guadagni. Quindi, in che modo il governo di Kiev vuole liberare il territorio ucraino da tutti i residenti?
 

Il 27 Maggio si sono tenuti i suoi funerali. 

La resistenza antifascista perde uno dei suoi più luminosi fari, un compagno coraggioso che ci consegna in eredità il peso di raggiungere e realizzare i più nobili ideali, per i quali egli si è speso sino ad incontrare la morte, cui un popolo possa ambire: la solidarietà e la libertà. 

“La morte non abbaglia gli occhi dei partigiani”. 

30/05/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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