Nicaragua: la ribellione degli imprenditori

La riforma del sistema pensionistico e la rivolta reazionaria contro il governo sandinista.


Nicaragua: la ribellione degli imprenditori Credits: Voice of America

Pubblichiamo questo testo, proveniente da un oppositore da sinistra del governo sandinista in Nicaragua, sulle recenti rivolte nel paese centramericano. Mentre i media italiani sono già contenti di poter parlare di Ortega che si trasforma in un caudillo sanguinario, la realtà ci appare diversa. Come in molti paesi del Sudamerica le reali difficoltà dei governi progressisti sono strumentalizzate dalla reazione che non si fa nessuno scrupolo a cercare i morti in piazza. Specifichiamo che non condividiamo necessariamente tutte le prese di posizione dell’autore. Ringraziamo Geraldina Colotti per avere segnalato questo pezzo.

Ora ho più chiaro cosa sta succedendo in Nicaragua.

Daniel Ortega, un populista nel senso utilizzato dalla Teoria della Dipendenza, nel suo tentativo di mantenere gli equilibri tra le classi durante il suo secondo mandato, si è spostato verso destra. Ha formulato un “patto di unità nazionale” che include gli imprenditori, una coalizione con la vecchia oligarchia e i nuovo ricchi del sandinismo, i sindacati sandinisti che per quanto cooptati devono rispondere alle loro basi, e il governo. Gli imprenditori oligarchici che fecero opposizione dura al primo governo Ortega hanno accettato volentieri il patto perché assumevano l’egemonia nel blocco al potere. Tutto andava col vento in poppa, almeno dentro al paese.

Con la crisi in Venezuela, gli aiuti che erano arrivati ad una media di 500 milioni di dollari l’anno sono praticamente svaniti. E con loro sono sono andati via via estinguendosi anche ii programmi sociali, sostanzialmente assistenziali, che creavano il consenso politico intorno ad Ortega.

L’opposizione politica al governo, la più bellicosa e aggressiva, che si auto proclama “autentica”, è formata da vari gruppi con poco consenso popolare, una serie di ONG (organizzazioni non governative) molto bellicose, diversi media con un forte ascendente sull’opinione pubblica e parte della dirigenza della Chiesa Cattolica. Il più importante tra i gruppi politici è costituito dall’alleanza FAD-MRS, che unisce elementi di ultra-destra con l’auto denominato “Movimento di Rinnovamento Sandinista”, formato da vecchi sandinisti dissidenti rispetto al FSLN (Dora María Téllez, Mónica Baltodano, Hugo Torres, Edmundo Jarquín, tra gli altri, e intellettuali come Sergio Ramírez e Gioconda Belli). Questa formazione politica, le ONG e i media sono strutture letteralmente mercenarie. Vivono grazie alle sovvenzioni della cooperazione internazionale e dei trasferimenti diretti dal Dipartimento di Stato USA. Soffrono la sindrome storica delle élites locali: pensano che il potere possa provenire solo dagli USA. Nel loro fanatismo anti-Ortega sono arrivati a sollecitare al Dipartimento di Stato un progetto di legge conosciuto come “NICA ACT” grazie al quale gli USA dovrebbero porre il veto a qualunque richiesta di prestito avanzata dal Nicaragua presso gli organismi finanziari internazionali.

La Chiesa Cattolica è divisa tra i fedeli a Papa Francesco e settori allineati al blocco politico del “NICA ACT”.

Il Fondo Monetario Internazionale, che tutela la politica economica di Ortega, ha dato un ultimatum al governo affinchè risolva quelli che considera i problemi di stabilità finanziaria dell’Istituto Nicaraguense di Sicurezza Sociale (INSS). Le proposte del FMI sono:

  • aumentare da 750 a 1.500 le settimane di contributi per ricevere un sussidio e aumentare l’età pensionabile da 60 a 65 anni;
  • eliminare le pensioni per le vittime di guerra e abolire le mini pensioni per gli adulti che non hanno raggiunto il totale dei contributi, entrambe norme del governo Ortega;
  • abolire la tredicesima per i pensionati.

Per far fronte alle richieste del FMI, Ortega ha convocato i membri del suo patto. Gli imprenditori hanno sostenuto entusiasticamente la posizione del FMI. I sindacati si sono opposti. In questa congiuntura in cui il governo perde consenso, Ortega ha optato, sottostimando la reazione degli imprenditori, per un decreto con una soluzione tipicamente populista (nel senso classico del pensiero sudamericano), intermedia, ma più spostata verso gli interessi dei settori popolari: non variano né i contributi né l’età pensionabile, restano le pensioni di guerra, le mini pensioni e la tredicesima. Aumentano però, in tre forme diverse, i contributi all’INSS. Un aumento del 2% per gli imprenditori, dello 0,75% per i lavoratori e dell’1,5% per lo stato.

Di fronte al decreto, gli imprenditori hanno reagito intempestivamente, abbandonando per protesta la concertazione e annunciando manifestazioni pubbliche per lo sdegno.

Il blocco politico “NICA ACT” era da tempo ossessionato dall’idea di usare contro Ortega dei metodi come quelli delle “guarimba” venezuelane (gli atti di guerriglia dell’opposizione di destra, NdT). Ci provarono, fallendo, quando sembrava in via di realizzazione il progetto di canale interoceanico da realizzare con l’aiuto dei cinesi. Ci provarono, fallendo, in seguito all’incendio nella riserva di Indio Maiz all’inizio di Aprile. Oggi, alla fine, ci sono riusciti.

Il Nicaragua si incendia e si dissangua, con carburante che arriva dalle “guarimba” venezuelane. Con notizie false, parziali e travisate che occultano gli elementi essenziali della verità. Con video montati ad arte per commuovere gli spiriti sensibili e le menti lucide, diffusi dalle corporazioni dei media e dalle reti sociali. Con i manifestanti “pacifici” che non hanno nulla a che fare con le pensioni, che uccidono, incendiano, distruggono le istituzioni e i beni privati.

E sia chiaro: non penso che Ortega sia un santo.

Testo apparso originariamente su Cambio Politico

Traduzione in italiano per La Città Futura di Paolo Rizzi

28/04/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: Voice of America

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