Parigi: terrore, guerra e ipocrisia

Una riflessione controcorrente sulle cause e i moventi autentici di questo periodico e regolare esplodere di atti terroristici.


Parigi: terrore, guerra e ipocrisia Credits: By FLLL (Own work) [GFDL or CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

Gli attentati di Parigi del 13 novembre non fanno che ripetere il solito schema che si è già visto in questi casi: alla barbarie del terrore che colpisce inermi cittadini segue l’indignazione mediatica immediata, quindi il retorico e ipocrita richiamo delle autorità e degli opinionisti di regime allo scontro di civiltà cercando di capitalizzare il consenso emotivo dell’opinione pubblica per aumentare l’impegno sul fronte delle guerre imperialiste in medio oriente. Questa analisi propone una riflessione controcorrente sulle cause e i moventi autentici di questo periodico e regolare esplodere di atti terroristici, sempre occultate dalla retorica mediatica che ne segue.

di Stefano Paterna

Tornano a parlare di guerra, di debolezza europea e occidentale. Ora, di nuovo, dopo altri 128 morti e 250 feriti, alcuni di loro, i peggiori, tornano ancora a proporre lo scontro tra civiltà, sventolando lo straccio sporco del pericolo islamico.

E' un vecchio gioco, a dire la verità quasi consumato ormai, ma purtroppo funziona: funziona perché in questo occidente capitalistico impegnato a sostenere guerre, stragi, oscurantismo in giro per il mondo, non si coltiva per nulla la virtù della memoria, soprattutto tra i cosiddetti intellettuali che fanno a gomitate per un posticino in qualsiasi salotto televisivo, dove ovviamente si commemorerà, si inneggerà all'alzabandiera, sudati per l'indignazione ci si appellerà alla scontatissima unità europea a difesa dei valori della democrazia, della libertà, ecc. ecc.

Ma pochi, o nessuno più probabilmente, avrà il coraggio di alzare un dito e un filo di voce per dire: che lo Stato Islamico che ha rivendicato la sanguinosa ed ennesima strage avvenuta il 13 novembre a Parigi, è nato e cresciuto nel cuore di una feroce guerra civile, quella siriana; 

che in quel conflitto si fronteggiano da quattro anni e mezzo un governo legittimo per quanto assolutamente discutibile e una serie di organizzazioni terroristiche (Isis/Stato Islamico e Al Nusra/Al Qaeda) finanziate da fondi che hanno base in paesi come le monarchie petrolifere del Golfo, alleati da sempre dell'Occidente, Usa e Francia in testa; 

che nell'agosto dello scorso anno l'attuale presidente della Repubblica Francese, François Hollande, ha pubblicamente ammesso che il suo paese ha finanziato i ribelli armati siriani sul cui grado di moderazione è piuttosto facile avere opinioni diverse, se si abita all'Eliseo piuttosto che ad Aleppo (si legga un nostro precedente articolo in merito: Con la scusa della Jihad); 

che un altro paese alleato, fedele membro della Nato, la Turchia di Erdogan, bombarda a tutt'oggi i combattenti curdi della Rojava, l'unica forza che sul campo ha dimostrato di poter sconfiggere i tagliagole del Califfo e criminalizza il PKK di Ocalan che pure si era speso per trovare una soluzione pacifica alla questione curda; 

che la stessa Turchia che arresta, cattura e uccide i militanti della Sinistra, di fatto, non riesce (o non vuole?) a impedire che sul suo territorio l'Isis commetta stragi come quella di Suruc del 20 luglio scorso costata la vita a 32 giovani compagni; 

che la Russia è stata fino a poche ore fa denigrata e insultata per aver fornito appoggio militare e logistico all'esercito siriano in difficoltà, insieme allo “spaventoso” Iran di Rohani e  all'altrettanto “innominabile” (da parte dei giornalisti occidentali) Hezbollah libanese, mentre la Francia, gli Stati Uniti e una variopinta coalizione di altre potenze in più di un anno di pseudo attività belliche contro lo Stato Islamico non hanno ottenuto praticamente nessun risultato; 

che ancora pochi giorni fa l'aviazione israeliana ha attaccato un obiettivo nelle vicinanze dell'aeroporto di Damasco, un'incursione che si assomma a quelle effettuate dall'aviazione di Gerusalemme tra ottobre e novembre sempre contro l'esercito siriano e i suoi alleati libanesi, mai contro Isis o Al Nusra;

che in Libia è sbarcato l'Isis proprio a causa del caos creato dopo la caduta e l'uccisione di Gheddafi voluta da una coalizione internazionale capeggiata, guarda un po', da Francia e Stati Uniti.

E qui ci fermiamo solo per lo sfinimento e il disgusto provocato dall'occidentalismo che nato dopo l'11 settembre 2001 continua imperterrito a imperversare per i nostri paesi e per le nostre strade. Un'autentica ideologia, nel senso più proprio di falsa coscienza, che annebbia il cervello e gli occhi e fa vedere nemici dove ci sono potenziali alleati (i popoli che lottano contro il fanatismo e l'imperialismo) e aiuto dove ci sono solo spietati nemici (i nostri governi).

In realtà, l'Isis continua a far comodo all'Occidente e ai suoi alleati arabi del Golfo. Lo Stato Islamico del cattivissimo Califfo è il loro cane da guardia, brutto e feroce: c'è il caso che morda anche la mano ai suoi padroni, ma il loro strumento contro i loro tradizionali nemici: l'Iran sciita che ha avuto l'ardire 36 anni fa di nazionalizzare il petrolio e di non lasciarlo in mano agli Usa come fanno i sauditi, i curdi in cerca di una patria come i palestinesi, i siriani e i libanesi che non si sono piegati davanti a Israele.

Tutto questo bisognerà spiegarlo bene all'ignobile codazzo di xenofobi, di razzisti, di lego-fascisti, degli imperialisti e dei loro servi più o meno rispettabili, che già ci vengono a chiedere l'ennesimo sacrificio per la loro ultima invenzione sanguinosa, l'intervento di terra in Siria con la scusa della lotta allo Stato Islamico.

No, ci dispiace non siete affatto credibili! Lo sono invece le lacrime e il sangue dei giovani parigini, turchi, curdi, siriani e di tutti quelli che amano davvero la pace e la libertà. Solo loro oggi hanno il diritto di gridare: SIAMO TUTTI PARIGINI!

 

15/11/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: By FLLL (Own work) [GFDL or CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

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L'Autore

Stefano Paterna

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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