Polonia: destra contro neoliberisti

La destra religiosa esce dalla fase neoliberista. Ancora più a destra.


Polonia: destra contro neoliberisti Credits: https://www.flickr.com/photos/drabikpany/

Il Re della Polonia è Gesù. Non è una bufala, non è neanche una notizia satirica. Il giorno 19 Novembre 2016, alla presenza del Presidente della Repubblica Polacca Andrzej Duda, con una cerimonia religiosa a cui hanno partecipato migliaia di persone, Nostro Signore Gesù Cristo è stato proclamato sovrano della Polonia.

Le conseguenze pratiche dell’incoronazione sono ovviamente nulle, si potrebbe pensare che la notizia sia puro folklore, una nota di colore cui non dare peso. Eppure, l’ascesa al trono di Varsavia del Figlio di Dio è l’ennesimo atto con cui la Polonia marca il suo spostamento verso destra.

D’altra parte, l’incoronamento di Gesù è qualcosa cui la destra polacca lavora da un decennio, la prima volta che questa proposta è approdata in parlamento era il 2006. La legge era firmata da parlamentari della Lega delle Famiglie, dal Partito Popolare Polacco e da Legge e Giustizia. Mentre la Lega delle Famiglie è scomparsa, sostituita da altre e più moderne formazioni di estrema destra, Legge e Giustizia è oggi a capo di un governo di destra, il Partito Popolare Polacco fa parte dell’opposizione di centrodestra.

Destra contro neoliberisti

La situazione polacca odierna viene descritta così dai militanti e accademici di sinistra Gavin Rae e Czesław Kulesza: un governo di destra nazionalista e un’opposizione di centrodestra neoliberista.

Dopo le elezioni del 2015, Legge e Giustizia ha cominciato ad attuare sempre più il suo programma nazionalista conservatore, dopo due decenni di sostanziale adesione al programma neoliberista scaturito dalla caduta dello stato comunista. Rispetto al progetto neoliberista seguito dai partiti europeisti, il governo di Libertà e Giustizia intende ridurre il ruolo delle imprese multinazionali e delle banche. Ovviamente non si tratta di una fuga anti capitalista, il progetto della destra è quello di favorire il capitale nazionale rispetto a quello straniero. Inoltre, il governo di destra sta effettivamente aumentando la spesa sociale. Anche qui, con un tranello: il nuovo “stato sociale” non è universale, è riservato alle categorie che rientrano nell’ottica conservatrice e nazionalista del governo. Per esempio, le madri single non ricevono il nuovo bonus per la maternità, che spetta solo a quelle che fanno parte di una coppia regolarmente sposata secondo i dettami cristiani.

Questa svolta appare comunque avere un grande sostegno nel paese. Come spiegano Rae e Kulesza, l’ascesa della destra nazionalista è speculare al tracollo del centrosinistra, che ha governato attuando il programma neoliberista con qualche piccola correzione in senso sociale.

Non tutto è però pacificato in Polonia. Lo sciopero delle donne che per qualche giorno è stato riportato dai media internazionali ha messo in forte difficoltà il governo che ha dovuto respingere una proposta di legge popolare per la messa al bando dell’aborto. Altre associazioni anti abortiste hanno presentato ora una nuova legge che toglie la parte peggiore di quella precedente – la criminalizzazione delle donne che praticano l’aborto – ma continua a proporre la messa al bando.

Tra gli organizzatori della protesta delle donne, c’erano anche le dirigenti del nuovo partito di sinistra Razem – letteralmente, “Insieme”. Il partito, fondato poco prima delle elezioni del 2015, non è presente in parlamento ma, secondo alcuni sondaggi, potrebbe arrivare a superare alle prossime elezioni Sinistra Unita, ovvero ciò che resta della coalizione socialdemocratica.

Una “internazionale” delle destre?

La Polonia sembra quindi candidarsi a essere la nuova Ungheria, con un governo di destra nazionalista religiosa, un’opposizione europeista e neoliberista e la sinistra politica e sindacale schiacciata.

Il premier ungherese Orban e Jaroslaw Kaczynski – uomo forte di Libertà e Giustizia - hanno già parlato di una contro rivoluzione culturale da portare in Europa contro la cancellazione delle culture e per il ripristino del “patriottismo economico”. È possibile che nasca quindi un’internazionale nera in Europa centrale? Le affinità sono molte, ma ci sono anche molte divergenze. Per esempio, Orban è ormai catalogabile tra i leader “filo russi”, mentre i polacchi mantengono una pregiudiziale anti russa che fa parte della costruzione del nuovo nazionalismo che, essendo naturalmente anti sovietico, è anche anti russo. Le versioni complottiste polacche hanno spesso accusato Putin stesso di essere responsabile dell’incidente aereo in cui morì Lech Kaczynski – fratello di Jaroslaw – insieme a molti altri esponenti del primo governo di Libertà e Giustizia.

14/01/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Paolo Rizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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